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Prezzo della Crisi del 19-11-2010: 'L’Aquila chiama. L’Italia risponde'
di Ylenia Sina
All’inizio era L’Aquila delle macerie. Quelle del terremoto che alle 3e32 del mattino del 6 aprile 2009 scosse l’Abruzzo. Poi L’Aquila dell’efficienza della Protezione Civile italiana e quella della propaganda e della censura, L’Aquila dei media ufficiali e quella delle voci fuori dal coro, L’Aquila del miracolo berlusconiano e della passerella politica del G8 e quella della solidarietà. E ancora L’Aquila della “cricca”, quella che alle 3e32 di quella notte rideva, e quella della gente aggredita dalla polizia per le strade di Roma solamente perché stava rivendicando i propri diritti. A 19 mesi dal sisma che cambiò per sempre il suo territorio a L’Aquila la ricostruzione è ferma e la disoccupazione è in aumento. Molti cittadini sono ancora costretti a vivere lontani dal proprio territorio e molti di quelli rimasti hanno ricominciato a pagare i mutui delle proprie case distrutte. Più passa il tempo e più le macerie del terremoto diventano il simbolo, e purtroppo non solo, delle macerie a cui è ridotta la nostra democrazia.
Direttamente dall’epicentro della crisi domani L’Aquila chiama l’Italia. E l’Italia, a prescindere da quanti domani riusciranno a manifestare per le strade del capoluogo abruzzese, ha risposto presente. Basta scorrere l’elenco delle adesioni per capire la portata della mobilitazione. Un elenco che, dietro alla volontà di lottare a fianco dei cittadini aquilani e per il loro futuro, racconta a chiare lettere le tante macerie del nostro paese.
A partire dalle tantissime firme delle varie e variegate realtà territoriali aquilane e abruzzesi che dimostrano che la risposta dei territori all’autoritarismo e alle scelte calate dall’alto è quella di partecipare in prima persona. Ci sono movimenti, comitati, associazioni di ogni genere, gruppi di cittadini, centri sociali. Partiti e imprenditori locali. Al centro della giornata l’inizio della raccolta delle 50mila firme necessarie per la legge di iniziativa popolare elaborata dai cittadini aquilani per una ricostruzione del cratere e dell’Aquila sostenibile. Una legge che vuole trasformare la politica dell’emergenza in politica della prevenzione in tutta Italia per tutti i disastri ambientali e sismici. Perché se L’Aquila, specchio e simbolo di un’Italia in crisi, è il luogo della speculazione delle “cricche”, dei diritti negati in nome dell’emergenza, della precarietà acuita dalla mancata ricostruzione che annulla il futuro, dell’inconsistenza dei miracoli del governo in Abruzzo come a Napoli, L’Aquila è anche e soprattutto il luogo della mancata prevenzione, della tragedia annunciata e non considerata, della mancata messa in sicurezza del territorio. E non serve molta fantasia in questi giorni per ottenere immagini di un’Italia che crolla. Quindi domani tutti in piazza. Dietro ai colori verdi e neri della città e senza simboli di partito. Perché il rischio, e L’Aquila lo conosce bene, è quello che le passerelle oscurino i volti della gente, quella vera, che sarà in piazza domani.

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