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Prezzo della Crisi del 29-11-2010: 'Non siamo poliziotti, siamo medici'
Netta presa di posizione da parte dell’Ordine e della Cgil contro la denuncia per “favoreggiamento all’immigrazione clandestina” nei confronti di chi ha aiutato a Milano l’immigrato egiziano in pericolo di vita.

Vittorio Bonanni
L’annuncio fatto ieri dalla Questura di Milano secondo il quale uno dei due medici che si era reso disponibile a salire sulla torre della ex Carlo Erba per soccorrere uno degli immigrati egiziani sarà denunciato per “favoreggiamento all’immigrazione clandestina” è un episodio chiave per capire in quale baratro sia precipitato questo nostro povero paese. Veniamo ai fatti. Come è noto dal 5 novembre scorso tre lavoratori stranieri si sono accampati sulla costruzione di via Imbonati per reclamare quello che avevano già chiesto invano i loro colleghi di Brescia, ovvero un regolare permesso di soggiorno a fronte di un impegno lavorativo gravoso, al nero e affrontato giorno per giorno con l’angoscia di essere scoperti ed espulsi all’improvviso. La legge promulgata da questo governo prevederebbe infatti l’obbligo per il medico di denunciare i “clandestini” che si trovasse a curare. Con il risultato gravissimo che questi ultimi si troverebbero nella condizione di evitare ogni cura, pena una possibile espulsione; mentre i medici vedrebbero trasformato il loro status in quello di delatori scagliati contro chi ha commesso un reato, quello appunto dell’immigrazione clandestina, prima sconosciuto nell’ordinamento della nostra Repubblica. Ora, come dicevamo, il medico che si è reso disponibile a salvare l’immigrato, ma anche coloro che poi in ospedale non si sono affrettati a denunciarlo e lo hanno lasciato andare, rischiano un procedimento giudiziario. La netta presa di posizione a riguardo sia della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) che della Fp-Cgil Medici, oltre alla solidarietà umana che tanti hanno espresso nei confronti dei lavoratori stranieri, si innalza fortunatamente come un argine a questa deriva barbarica. Per Massimo Cozza, della Cgil, «il nostro compito è fare i medici e non i poliziotti». Inoltre, sottolinea il sindacalista, «sulla base di una circolare del ministero dell’Interno del novembre 2009 si afferma che non è stato abrogato, e dunque è confermato, il divieto per il medico di segnalare lo straniero irregolare che chieda prestazioni sanitarie». L’unica segnalazione che il medico è obbligato a fare alle autorità, ha precisato Cozza, «è quella del referto quando si sia in presenza di delitti per i quali si deve procedere di ufficio. Ma questo obbligo - ha concluso il leader sindacale - non si estende alla categoria degli immigrati irregolari». Dal canto suo il presidente Fnomceo Amedeo Bianco ha voluto ribadire come «il medico, in base all’articolo 1 del Codice deontologico, cura le persone senza distinzione di sesso, età, etnia e provenienza» e che i medici non sono «assolutamente disponibili a diventare strumenti, diretti o indiretti, di selezione per l’accesso alle cure». Crediamo sia superfluo aggiungere commenti sull’atteggiamento che un governo prossimo al capolinea ha nei confronti della tutela di ogni essere umano che si trovi a vivere nel territorio italiano. Un approccio che ricorda più quello del vecchio regime sudafricano dell’apartheid che di un paese europeo.

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