Prezzo della Crisi del 10-12-2010: 'La sfiducia della valle che resiste'
di Ylenia Sina
Il Prezzo della crisi di ieri racconta di un 14 dicembre già iniziato. Rileggendo indietro il sito, riguardando le immagini che ci hanno accompagnato in questi mesi, non si può certo dire che, per le lotte, il “giorno della sfiducia” sia martedì prossimo. Martedì, infatti, sarà il giorno conclusivo di tante sfiducie che hanno accompagnato i nostri governanti, ma anche chi siede alle opposizioni, in questi mesi. Così, in questo percorso verso una sfiducia già data, risalta quanto sta accadendo in Val di Susa. Un po’ perché, da tempo, questa valle resistente è entrata nell’immaginario di chi non si arrende alle decisioni prese dall’alto sulla testa dei cittadini. Un po’ perché questa valle, pur andando avanti, giorno dopo giorno, con le proteste, non ha paura di voltarsi indietro e di ricordare. Per non dimenticare, certo, ma anche per trarre nuova forza. Per questo è importante, verso un 14 dicembre che verrà, ricordare i tanti 14 dicembre che sono già iniziati, molti dei quali in corso da anni. Sulle tracce della propria storia, passata e recente, il popolo No Tav continua ad essere esempio per le tante lotte che attraversano i nostri territori, comprati e asserviti agli interessi dei poteri forti. Sono un esempio non soltanto per il coraggio e la costanza che hanno dimostrato in venti anni di battaglie che mai sono indietreggiate di un metro, nemmeno al cospetto della repressione fatta di scudi, caschi e manganelli. Su questo percorso, la settimana che sta per terminare, e che domani culminerà con la mobilitazione europea contro le “Grandi inutili opere” di cui i No Tav fanno parte, sono stati sette giorni molto importanti per la valle che resiste. Tutto è iniziato mercoledì scorso: «l’8 dicembre è una data che in questi luoghi ha segnato il cammino di un popolo e il destino di molte vite» raccontano i No Tav. L’8 dicembre del 1943, infatti, i partigiani che da tempo combattevano contro la dittatura di Benito Mussolini giurarono alla Garda, frazione di san Giorio di Susa. Lì si organizzarono e prepararono la grande resistenza che portò alla liberazione del nostro paese nel 1945. Ma l’8 dicembre per i valsusini ha anche l’importanza di un atto epico per la battaglia No Tav: nel 2005, dopo giorni di scontri, blocchi e presidi, i No Tav riconquistarono i terreni occupati di Vanaus. Un momento epico, che ha dato forza non solo al movimento No Tav ma anche a tante altre vertenze che resistono nei territori, anche in quelli più piccoli e meno conosciuti, e che non è rimasto solo un racconto di incoraggiamento. Mercoledì scorso, in occasione dell’anniversario, dopo aver ricordato il giuramento partigiano alla Garda, i No Tav hanno inaugurato il presidio di Clarea permettendo alla memoria di non restare solo un ricordo. In occasione dell’incontro “8 dicembre l’attualità di un giuramento” che si è tenuto la sera prima, Ugo Brega, partigiano, spiega che «essere partigiani allora era un po’ come essere No Tav oggi. Non basta dire che quest’opera non piace e poi stare a casa a guardare: allora essere antifascisti voleva dire combattere per la libertà e oggi resistere alla distruzione della valle significa mobilitarsi». Opponendo i propri corpi ad uno sgombero di polizia, la propria sicurezza, e anche qualche denuncia, di un fronte ad un atto “illegale” come occupare dei territori, o semplicemente anche stare insieme per una semplice polentata come è successo mercoledì in occasione dell’inaugurazione del presidio, a dispetto di chi vorrebbe vederli divisi. Quelle che seguono sono le ultime righe del report che hanno scritto i No Tav di Chiomonte: «Al pomeriggio, dopo una buona polentata di autofinanziamento a Chiomonte si è inaugurato il presidio Clarea. Ultimi ritocchi alla struttura e una partecipata assemblea hanno accompagnato questa particolare inaugurazione. Un’assemblea che ha saputo guardare avanti, ma anche al passato. Un movimento capace di analizzare ma anche di rilanciare, con la consapevolezza che l’8 dicembre può succedere sempre, non solo a Vanaus, ma anche a Chiomonte».
Il Prezzo della crisi di ieri racconta di un 14 dicembre già iniziato. Rileggendo indietro il sito, riguardando le immagini che ci hanno accompagnato in questi mesi, non si può certo dire che, per le lotte, il “giorno della sfiducia” sia martedì prossimo. Martedì, infatti, sarà il giorno conclusivo di tante sfiducie che hanno accompagnato i nostri governanti, ma anche chi siede alle opposizioni, in questi mesi. Così, in questo percorso verso una sfiducia già data, risalta quanto sta accadendo in Val di Susa. Un po’ perché, da tempo, questa valle resistente è entrata nell’immaginario di chi non si arrende alle decisioni prese dall’alto sulla testa dei cittadini. Un po’ perché questa valle, pur andando avanti, giorno dopo giorno, con le proteste, non ha paura di voltarsi indietro e di ricordare. Per non dimenticare, certo, ma anche per trarre nuova forza. Per questo è importante, verso un 14 dicembre che verrà, ricordare i tanti 14 dicembre che sono già iniziati, molti dei quali in corso da anni. Sulle tracce della propria storia, passata e recente, il popolo No Tav continua ad essere esempio per le tante lotte che attraversano i nostri territori, comprati e asserviti agli interessi dei poteri forti. Sono un esempio non soltanto per il coraggio e la costanza che hanno dimostrato in venti anni di battaglie che mai sono indietreggiate di un metro, nemmeno al cospetto della repressione fatta di scudi, caschi e manganelli. Su questo percorso, la settimana che sta per terminare, e che domani culminerà con la mobilitazione europea contro le “Grandi inutili opere” di cui i No Tav fanno parte, sono stati sette giorni molto importanti per la valle che resiste. Tutto è iniziato mercoledì scorso: «l’8 dicembre è una data che in questi luoghi ha segnato il cammino di un popolo e il destino di molte vite» raccontano i No Tav. L’8 dicembre del 1943, infatti, i partigiani che da tempo combattevano contro la dittatura di Benito Mussolini giurarono alla Garda, frazione di san Giorio di Susa. Lì si organizzarono e prepararono la grande resistenza che portò alla liberazione del nostro paese nel 1945. Ma l’8 dicembre per i valsusini ha anche l’importanza di un atto epico per la battaglia No Tav: nel 2005, dopo giorni di scontri, blocchi e presidi, i No Tav riconquistarono i terreni occupati di Vanaus. Un momento epico, che ha dato forza non solo al movimento No Tav ma anche a tante altre vertenze che resistono nei territori, anche in quelli più piccoli e meno conosciuti, e che non è rimasto solo un racconto di incoraggiamento. Mercoledì scorso, in occasione dell’anniversario, dopo aver ricordato il giuramento partigiano alla Garda, i No Tav hanno inaugurato il presidio di Clarea permettendo alla memoria di non restare solo un ricordo. In occasione dell’incontro “8 dicembre l’attualità di un giuramento” che si è tenuto la sera prima, Ugo Brega, partigiano, spiega che «essere partigiani allora era un po’ come essere No Tav oggi. Non basta dire che quest’opera non piace e poi stare a casa a guardare: allora essere antifascisti voleva dire combattere per la libertà e oggi resistere alla distruzione della valle significa mobilitarsi». Opponendo i propri corpi ad uno sgombero di polizia, la propria sicurezza, e anche qualche denuncia, di un fronte ad un atto “illegale” come occupare dei territori, o semplicemente anche stare insieme per una semplice polentata come è successo mercoledì in occasione dell’inaugurazione del presidio, a dispetto di chi vorrebbe vederli divisi. Quelle che seguono sono le ultime righe del report che hanno scritto i No Tav di Chiomonte: «Al pomeriggio, dopo una buona polentata di autofinanziamento a Chiomonte si è inaugurato il presidio Clarea. Ultimi ritocchi alla struttura e una partecipata assemblea hanno accompagnato questa particolare inaugurazione. Un’assemblea che ha saputo guardare avanti, ma anche al passato. Un movimento capace di analizzare ma anche di rilanciare, con la consapevolezza che l’8 dicembre può succedere sempre, non solo a Vanaus, ma anche a Chiomonte».
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