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L'Olanda si rompe sul fronte afghano


di Michelangelo Cocco (ilManifesto.it)
Migliaia di civili afghani morti e 1652 soldati occidentali caduti dall'invasione anglo-americana del paese nel 2001. Ma la vittima politicamente più rilevante il conflitto in Afghanistan l'ha fatta ieri mattina quando, dopo un consiglio di gabinetto protrattosi per tutta la notte, il partito laburista olandese ha detto «no» all'estensione della missione a Kabul, è uscito dalla maggioranza e ha buttato giù il governo guidato da Jan Peter Balkenende. È la prima volta da quando, l'11 agosto del 2003, la Nato ha assunto la guida dell'International security assistance force (Isaf) che un esecutivo cade a causa della guerra contro i taleban.
Balkenende, leader dei cristiano-democratici, voleva assecondare la richiesta dell'Alleanza di mantenere i circa 2.000 soldati olandesi nella provincia di Uruzgan oltre il 31 agosto prossimo, termine fissato dal mandato parlamentare per il loro rientro.
Gli olandesi (che finora hanno perso 21 uomini) sono impegnati in una zona dove la guerriglia è forte, mentre in patria cresce l'opposizione a un conflitto in cui - dicono i sondaggi - non crede nemmeno l'elettorato di destra ed estrema destra.
Ora i militari dell'Aja dovranno abbandonare l'area di Uruzgan e, anche se ieri la Nato ha provato con un comunicato a rassicurare il popolo afghano, che «deve sapere che la Nato continuerà ad aiutarlo fino a quando sarà necessario», è possibile che il vuoto lasciato dagli olandesi sarà riempito dalle truppe statunitensi, che hanno un approccio decisamente più «combattente».
Con i rinforzi approvati dal presidente Usa Obama, entro l'estate sul primo fronte della «guerra al terrorismo» saranno dispiegati circa 100mila militari a stelle e strisce. La Nato però chiede da mesi uno sforzo supplementare (più uomini e mezzi, meno «caveat», cioè limitazioni al loro impiego) agli altri stati membri che schierano «solo» circa 35.000 soldati.
In questo quadro quello arrivato ieri dall'Aja è per la Nato è un colpo duro, anche perché si aggiunge alla riluttanza da parte di Francia e Germania ad accrescere il loro impegno all'interno dell'Isaf.
Una mazzata che arriva nel pieno dell'operazione «Moshtarak» e va ad aggiungersi alle difficoltà militari incontrate per la resistenza opposta dai taleban nella provincia meridionale di Helmand.
E ieri il ministro della difesa Ignazio La Russa ha spiegato che «oggi l'Italia ha la gratitudine della Nato per quello che stiamo facendo. Non credo che ci chiederanno altri sforzi». La Russa ha voluto sottolineare la differenza tra la situazione dell'Olanda e quella italiana, dove alla Camera per l'ultima votazione per il rifinanziamento della missione «non ci sono stati voti contrari».
Nonostante la fedeltà assoluta professata dal governo Berlusconi, l'Alleanza atlantica - alle prese con sua prima missione al di fuori dei confini europei - sta mostrando tutti i suoi limiti, militari e politici.
E all'Aja la mossa dei laburisti ha innescato un terremoto politico. Le elezioni dovrebbero essere indette in giugno e i sondaggi attribuiscono un paio di seggi in più ai laburisti e uno in meno ai cristiano-democratici. A dominare il voto potrebbe essere il Partito della libertà di Geert Wilders, il leader dell'ultra destra anti-islam.
Col governo cade anche il piano di risanamento del bilancio promosso dal ministro delle finanze laburista Wouter Bos, che prevedeva tagli alla spesa pubblica per miliardi di euro.
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