24/02/2010 17:34 | POLITICA - ITALIA
di Sfefano Galieni
Finanzieri, imprenditori, criminalità organizzata, arnesi in disuso della vecchia destra eversiva, parlamentari, come in un romanzo di Giancarlo De Cataldo o in una più modesta storia di cancrena economica, stanno emergendo aspetti incredibili della madre di tutte le frodi, quella legata al riciclaggio di almeno 2 miliardi di euro attraverso un complesso e articolato sistema che vede coinvolte società della telefonia come Fastwb e Telecom. Il primo caso – se l’inchiesta dovesse rivelarsi corroborata da ulteriori riscontri – in cui un processo di privatizzazione si rivela come perfettamente funzionale all’economia criminale. Al di là del lungo e ramificato elenco del numero di persone che risultano coinvolte, oltre la genialità del meccanismo infernale che potrebbe aver permesso, attraverso un complesso sistema di società finte, di scatole vuote, di spostamenti incontrollabili di capitali, due sono gli elementi che andrebbero presi seriamente in considerazione.
Tutto è avvenuto in assenza totale di un sistema di controllo, con buona faccia di chi pensa che le regole siano di per se sufficienti a creare sviluppo in condizioni di legalità. Il liberismo, anche temperato, insomma si dimostra ancora una volta impermeabile a qualsiasi forma di condizionamento, determina le scelte della politica che appare totalmente schiacciata e sottomessa. Se poi le manovre finanziarie si reggono su manovre come lo “scudo fiscale” una vera e propria manna per chi opera in questa maniera, c’è poco da stupirsi dell’entità di questo come di altri possibili meccanismi della gestione di capitali immensi in mano ai soliti noti.
Di fatto l’economia legale e illegale, divengono anche lo strumento con cui determinare forme opache di rappresentanza che arrivano nelle istituzioni con lo scopo di facilitare simili operazioni. Ed è oltraggioso e inquietante come, da una parte la crisi economica possa mietere salari e vite in carne ed ossa mentre contemporaneamente capitali immensi riescono a passare indenni da qualsiasi tassazione producendo accumulazione e profitto illeciti.
Contemporaneamente appaiono ridicole alcune campagne contro la corruzione e il “pizzo” sulle quali specula il PDL. Oggi le mafie reali sanno di poter contare su sistemi molto più sofisticati per arricchirsi e acquisire potere nonché controllo dei territori. Da anni - molti magistrati che hanno provato a intaccare questo sistema ne hanno pagato con la vita le conseguenze- è nella capacità di trasformare e ripulire il denaro, di reinvestirlo in attività “legali”, che si dimostra il potere reale di una organizzazione.
Le privatizzazioni costituiscono il sistema fondamentale per facilitare e velocizzare, allontanando gli impacci, tutto il circuito che si muove lungo la linea di confine fra criminale e non. Ma esiste questo confine? I danni della privatizzazione della telefonia mobile li si tocca con mano oggi, con la protezione civile si sta ancora rischiando molto ma a breve e in maniera ancora più potente si assisterà all’arrembaggio attorno alle risorse idriche. Coloro che mirano ad impadronirsi dell’acqua sottraendola al suo status di “bene comune” attengono agli stessi ambienti, si muovono secondo le stesse logiche, meno controlli, servizi più cari, maggiori profitti.
Chi è disposto ad impedirlo?
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