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Prezzo della Crisi del 27-02-2010: 'Difendere la Costituzione, difendere il lavoro e l'occupazione'


di Fabio Sebastiani
«Non dobbiamo avere paura di contaminarci». Sono intervenuti anche tanti lavoratori dal palco della piazza del Popolo Viola. Una piazza gremita. Una piazza attenta. Gli insegnanti della scuola, i lavoratori e le lavoratrici della Merloni, di Eutelia-Agile, dell’Ispra. Tutti hanno sottolineato con forza, tra applausi scroscianti, che se una difesa della Costituzione italiana ci deve essere non può prescidenre dalla difesa del lavoro e dell’occupazione. E non solo perché il lavoro, e il i suoi diritti, è la sostanza della Carta costituzionale, come recita l’articolo uno, e come ha richiamato lo stesso segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, ma anche perché il lavoro nella società moderna è la base della dignità della persona. Il lavoro, appunto. E non lo sfruttamento. Tanto meno, l’arricchimento attraverso la finanza speculativa.
Insomma, chi vedeva nell’onda viola la piattaforma dei “diritti senz’anima” di semplici e anonimi cittdini dovrà ricredersi. A piazza del Popolo è andata in onda la lotta per il diritto al lavoro e il diritto a un reddito degno di questo nome. Come hanno messo in evidenza i lavoratori della scuola: cosa altro è la rivendicazione del diritto allo studio se non la rivendicazione di un welfare che sia in grado di dare una prospettiva non solo agli studenti ma anche ai loro genitori che comunque devono sostenere il peso di un percorso lungo nel tempo e sottoposto a mille ostacoli e cambi di direzione.
Difendere la Costituzione italiana difendere il lavoro che sta al centro, vuol dire quindi costruire un fronte di lotta, quindi. Un fronte di lotta che ci parla di una società che sta progredendo nonostante la drammaticità della crisi. Che sta uscendo dalle nebbie di una crisi senza separazioni artificiose in “comunità” e “raggruppamenti”. Una società che di fronte alla prepotenza e all’arroganza del potere politico ed economico, sempre a braccetto quando si tratta di spartirsi gli affari, ha imparato a non dividersi, a non accettare la guerra della lotta tra poveri.
La parola contagio, usata sul palco da un lavoratore della Merloni, vuol dire anche qualcosa di più. La parola contagio vuol dire che l’unità nella lotta non è formale, ma è il preludio ad un percorso che intende durare nel tempo e il cui esito finale sarà diverso dal suo momento di inizio. Del resto, questa seconda giornata del Popolo Viola, dopo quella del 5 dicembre, era attesa anche per questo motivo, ovvero quello della tenuta del movimento. Hanno dimostrato di riuscire a tenere e di guardare un po’ più in là dei semplici episodi del loro percorso.
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