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«Ascoltate la nostra voce»

Tanti, diversi e arrabbiati. Alla ricerca di un momento di catarsi, di aggregazione, di comunanza. Il popolo viola che ieri ha manifestato in piazza a Roma sotto lo slogan «Basta! La legge è uguale per tutti» è multicolore: viola, certo, come le bandiere e gli striscioni, ma anche grigio come i capelli dei tanti over sessanta, rosso come i partiti che per molti anni parecchi dei manifestanti hanno votato. Giallo, anche, come il colore che i radicali hanno scelto per la campagna elettorale, come le scritte sulle T-shirt viola e come i caratteri cubitali che in prima fila sotto al palco indirizzano a Berlusconi un chiaro «Dimettiti». Manifestare contro il legittimo impedimento è il minimo comun denominatore ma poi, in piazza, ognuno porta il suo motivo e la sua storia. Tornano, certo, dei fili rossi: la piazza ci tiene a dire che andrà a votare e che «Nessuno qui ce l’ha a priori con i partiti». Aggiunge certa che «l’opposizione al governo, è troppo moscia» e lancia un appello forte alla coalizione di centrosinistra: «Ascoltino le notre idee, la nostra rabbia».

Per il resto in piazza del Popolo ieri pomeriggio a Roma, ognuno dei manifestanti è andato con la sua protesta: ci sono i No Tav e i No Ponte, c’è la milanese col posto di lavoro a rischio e il pensionato arrabbiato per la precarietà dei figli. C’è l’aeroportuale sardo separato che non ce la fa ad arrivare a fine mese e lo studente del liceo classico di Ostia che vorrebbe scegliersi il futuro. Ceto medio, per lo più, in piazza per dire no al legittimo impedimento e per altri mille motivi. Li accomuna la voglia di urlare che c’è qualcosa che non va e l’assenza di un posto in cui farlo. Si accalorano quando dal palco si parla di libera stampa e legalità ma non si esaltano davanti ai lavoratori della Merloni o i precari dell’Ispra.

Le star sono Roberto Saviano, Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais che fa fischiare tutti nominando Craxi e Cossiga. La folla urla «Basta Basta» dopo il video-appello di Roberto Saviano sulla corruzione mandato in apertura della manifestazione; poi è standing ovation per il regista Mario Monicelli che dice «Via tutta la classe dirigente» e altrettanto calore va all’indirizzo degli universitari che leggono un appello al Presidente della Repubblica: «Non firmi il legittimo impedimento», recita, e in piazza esplode il coro: «Non firmare non firmare». Anche Mario che ha 75 anni e in piazza non c’era mai andato, grida con le vene del collo gonfie. Lui non balla, però, invece i più giovani sotto al palco vanno a ritmo di ska, poi passa anche Gaber, prima dell’inizio degli interventi dal palco. Ci sono un finto telecineoperatore con finta telecamera con su scritto «Rai Mediaset amiamo Berlusconi» e dei manifestanti milanesi mascherati da galeotti: numero di matricola lo stesso della tessera P2 del Presidente del Consiglio, sulla schiena sfottò indirizzati al Premier tipo «Guarda sono anche abbronzato». Sotto il palco c’è un ragazzo coperto da un cartello con su scritto: «No B Man» e un po’ ovunque cartelli con su scritto «Democrazia a rischio», «Minzolini vergogna», «Più che viola cianotici». «Mi spiegate perché Berlusconi può andare a presentare il libro di Bruno Vespa e non può andare al processo?» chiede una manifestante sotto la parrucca di ricci viola. E poi ancora uno degli slogan ricorrenti: «Italiani Svegliatevi», e i più coloriti «Berlusconi fuori dai co...», «Legittimo impedimento un c...».

«Sono in piazza perché sono stanco di sentire che la situazione politica che viviamo è ineluttabile», dice Mino, studente. Nando Pane, invece, che è pensionato e di primavere ne ha 60 vorrebbe che si parlasse di più anche «di chi sta intorno a Berlusconi»: le ultime inchieste sui mega-appalti e l’elezione all’estero del senatore Di Girolamo galvanizzano la folla. «Quante altre ne devono succedere prima che la gente si renda conto?», fa un manifestante. Una donna sui 50 non ha dubbi: «Si dibatte tanto di corruzione se questa sia o no una nuova tangentopoli: io sono certa che oggi è peggio del ‘92 perché quel cancro non è mai stato estirpato». «La gente deve rendersi conto che all’Italia serve altro, non le leggi ad personam». La gente è chi sta fuori dalla piazza. Dentro, così diversi, chi c’è? «Chi vuol bene all’Italia», taglia corto una manifestante.

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