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REGIONALI IN UMBRIA - INTERVISTA A DAMIANO STUFARA: «Abbiamo evitato il massacro sociale imposto dal governo»

26/03/2010 15:19 | POLITICA - UMBRIA

di Stefano Galieni
Damiano Stufara è assessore uscente alle politiche sociali e abitative della regione Umbria. Eletto nelle liste del Prc, si ripresenta nella Federazione della Simstra forte di una consolidata esperienza di buona amministrazione.

D. Quale è il tuo bilancio della precedente legislatura?
R. Secondo me è stata una significativa esperienza di buon governo. Abbiamo evitato il massacro sociale derivante da come il governo nazionale ha affrontato, o meglio eluso, la crisi. Un esempio? A livello nazionale sono state ridotte in due anni del 60% le spese sociali. In Umbria le abbiamo aumentate del 104%. C'è stata una volontà politica positiva nel momento in cui aumentavano le difficoltà. Siamo stati alternativi sia al governo delle destre sia ad alcune amministrazioni di centro sinistra. Ci siamo riusciti anche perché in questa regione abbiamo una capacità di incidere superiore che nel resto d'Italia. Anche dopo la scissione conserviamo come Federazione due consiglieri e due assessori. Certo l'Umbria non è più un'isola felice, c'è il contesto nazionale in cui non si è fatto nulla per favorire il credito.
Lo Stato in questi anni, eccezion fatta per l'intervento durante il governo Prodi, non ha dato una lira per le politiche abitative. Il piano di Berlusconi favorisce speculazioni e speculatori. Noi siamo stati la prima regione, in proporzione agli abitanti, per investimenti. 160 milioni di euro che ci hanno permesso di realizzare 3500 alloggi in gran parte frutto del recupero di patrimonio edilizio esistente, senza insomma altra cementificazione. E poi abbiamo messo in sicurezza 200 edifici scolastici su 1000 esistenti. Il governo neanche uno.

D. Vi siete occupati anche molto di anziani.
R. Siamo la seconda regione per elevato invecchiamento e abbiamo stabilito un fondo triennale per la non autosufficienza di 115 milioni di euro. Lo abbiamo finanziato con una operazione fiscale di redistribuzione, abbiamo inquadrato le aziende che hanno avuto maggiori profitti: banche, assicurazioni, società di intermediazioni finanziarie, aziende delle attività estrattive e della telecomunicazione, e abbiamo aumentato loro l'Irap. Lo si potrebbe fare anche a livello nazionale. Certo che con il federalismo fiscale rischiamo effetti devastanti. Fortunatamente ha retto l'occupazione, in una combinazione inconsueta. Il Pil umbro è superiore alla media nazionale, i prezzi sono uguali, i redditi più bassi ma la qualità della vita migliore. Perché forniamo servizi e reddito indiretto. Il nostro bilancio della sanità ad esempio è in regola e abbiamo la quota più bassa in Italia di cliniche private, meno del 2%.

D. Come avete vissuto la scelta del Pd di sostituire Maria Rita Lorenzetti come candidata.
R. E' stata una vicenda interna al Pd molto pesante, basata su politicismi e non sui problemi reali. Noi sostenevamo una sua ricandidatura e avremmo preferito primarie di coalizione. Siamo giunti però ad un programma coerente con le nostre aspettative su nodi cruciali: dalla sperimentazione del reddito sociale su scala regionale alla realizzazione di un piano sul lavoro che guardi alle nuove filiere produttive, all'economia verde. Ma chiediamo anche di contrastare la precarietà e il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua. Prima dell'accordo di coalizione abbiamo definito un accordo col Pd su questi punti, forti di un certo peso specifico che non induce il partito di maggioranza all'autosufficienza. E' sembrata balenare ad alcuni la volontà di un accordo con l'Udc ma noi non ne avremmo fatto parte e al Pd hanno compreso che senza la Federazione non si vinceva.

D. E i conconcorrenti?
R. Si tratta di candidature distanti da un radicamento della società umbra, non tirano fuori una idea che sia una. La scelta della Binetti è solo un segnale forte per l'elettorato ultracattolico per contarsi.

D. Avete fatto anche una campagna elettorale, particolare.
R. Si, cercando forme comunicative nuove in cui non si rivendichi solo il lavoro svolto ma si parli di un percorso che continua e che si rivolge alla società pensando al dopo. Abbiamo svolto una elaborazione programmatica incentrata sul "noi", giocando con le parole. "Eco(noi)mia, cittadi(noi), comu(noi)smo ad esempio. E ci sono arrivati tanti contributi. Io ho utilizzato un camper come comitato elettorale mobile. Svolgevamo assemblee e stampavamo in diretta il materiale prodotto riversando tutto in rete. Si è creato molto entusiasmo con iniziative mirate verso pezzi di società con cui di solito non si riesce a interloquire per stimolare un impegno che deve continuare. Abbiamo anche realizzato uno spot con il linguaggio dei segni per i non udenti. Ma abbiamo fatto anche iniziative ludiche come il concerto con in "99 posse" e quello con gli "Africa Unite". Insomma siamo riusciti a far sentire la nostra utilità e credo che ci verrà riconosciuto.

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