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Lamezia Terme, elezioni sotto minaccia

Una campagna elettorale nel terrore. Incendi, attentati, intimidazioni. Noi non ce la facciamo, non abbiamo le forze per indagare su tutto. La società civile, la parte sana che è ancora una parte importante della piana lametina, è rassegnata e umiliata. E in questo clima domenica e lunedì si va a votare».

Procuratore Vitello, il suo è un atto d’accusa durissimo. «È esattamente per questo che lo faccio». Salvatore Vitello è stato uno dei sostituti più agguerriti della procura della Repubblica di Roma. Refrattario a telecamere e taccuini, ha sempre lavorato nel silenzio, grandi inchieste sui reati contro la pubblica amministrazione e finanziari (ha coordinato l’inchiesta su Stefano Ricucci e la scalata a Rcs) e sul riciclaggio della ‘ndrangheta nella capitale (ha firmato il sequestro di un noto ristorante in piazza di Spagna). Un anno fa, a 51 anni, ha deciso che poteva e doveva andare a combattere in prima linea. A giugno 2009 ha preso possesso dell’ufficio di procuratore a Lamezia Terme, la terza procura in Calabria, senza capo da oltre un anno, sostituti in fuga, un territorio quasi fuori controllo. Vitello stringe nelle mani un foglio, la fotografia di una Caporetto della legalità.

Perchè? «Restiamo al mese di marzo. Il 4 marzo resta inesplosa una bomba lanciata contro l’abitazione di Salvatore Vescio, ex Pdl, ora candidato sindaco in una lista civica. L’8 marzo si sono messi a fare il tiro a segno contro i manifesti elettorali di Raffaele Mazzei candidato al consiglio comunale in quota Pdl. Il 15 marzo qualcuno ha assalito e danneggiato la sede elettorale di Ida D’Ippolito, candidata sindaco di una lista civica. Vado avanti?»

Prego... «... il 18 marzo tre proiettili calibro 7.65 sono stati spediti a Giulia Serrao, candidata alle regionali per conto del Mpa. Il 20 marzo ancora colpi di pistola contro l’abitazione di Salvatore De Biase segretario provinciale del Pdl e padre di Francesco De Biase, consigliere comunale del Pdl. Due giorni fa, infine, altri due episodi quasi in contemporanea: è stata bruciata l’auto di Salvatore Vescio parcheggiata all’interno del garage di casa ed è stata bruciata l’auto del fattore di Giulia Serrao».

Sette attentati in venti giorni. Guerriglia a bassa intensità? «È un clima generale di intimidazione e di terrore. È una sensazione molto sgradevole e avvilente. Difficile da spiegare, bisognerebbe viverla. Non sono neppure gli attentati in sè, tutti per fortuna senza vittime nè feriti. In realtà è in atto da settimane una continua e quotidiana attività di minacce, ricatti, prepotenze che sembra avere la forza dell’impunità e il privilegio di una sorta di immunità territoriale».

Sembrano attentati trasversali, che colpiscono la persona piuttosto che la formazione politica. Le indagini che dicono? «È questo il punto. La procura di Lamezia copre un territorio di circa 150mila abitanti e oltre 40 comuni. La pianta organica prevede sei persone, in realtà siamo quattro, tre sostituti e il procuratore, cioè io. Ognuno di noi ha un flusso di lavoro di circa 2.500 fascicoli. A questo va aggiunto che manca proprio la forza investigativa, polizia, carabinieri, finanza, non ci sono uomini, non ce ne sono per fare le indagini. Ha denunciato questo problema nelle sedi opportune? «Certo, in continuazione. Anm e Csm hanno preso posizione. Ai colleghi magistrati chiedo uno sforzo: su novemila quanti siamo qualcuno, già di esperienza, venga giù volontario per coprire la pianta organica. Il resto dipende dal governo».

Il territorio lametino è in mano alle cosche? «Sono almeno quattro i clan leader, Giampà, Torcasio, Iannazzo, Gualtieri. Da un anno non abbiamo omicidi ma attività di riciclaggio ed estorsiva. Appena arrivato abbiamo cominciato a demolire sei costruzioni abusive nella piana lametina con l’aiuto dell’esercito. Una era del clan Giampà. Sto sequestando depuratori e collettori. Ci sono intere famiglie di zingari arruolate per fare i cavalli di ritorno (auto rubate e riconsegnate dietro pagamento di riscatti) ma indaghiamo anche sull’ospedale di Lamezia che non ha la Tac ma paga la manutenzione».

I clan appoggiano alcune liste? «Non sta a me a dirlo. Sottolineo però il caso del comune di Gizzeria dove la lista di opposizione (Pd) ha rinunciato. Perchè la Commissione Antimafia non se ne occupa?»

Minacce anche a lei, un proiettile e un avvertimento “Anche tu qui a rompere i coglioni. Attento che fai boom”. A chi altro, ancora? «Al vescovo. Al Presidente della sezione penale del Tribunale. Il modo di relazionarsi in questo paese conosce solo l’intimidazione».

Quale alternativa? «Una mobilitazione sociale per risvegliare le coscienze. Per combattere non solo il male ma soprattutto la zona grigia che sopporta in silenzio lo stato delle cose».

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