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Prezzo della Crisi del 29-03-2010: 'Attentato alla metropolitana di Mosca. La strage degli innocenti. Russi e Ceceni.'


di Anna Maria Bruni
Lo scorso 16 gennaio il leader dei ribelli ceceni, Dokka Umarov, aveva dichiarato: “Le operazioni militari dei mujahedin saranno estese al territorio della Russia ad opera dell'appena ricostituita Brigata dei Martiri Riyad-us-Saliheen. La guerra arriverà nelle loro città, nelle loro strade, nelle loro case. Il sangue non scorrerà più solo nel nostro Caucaso. Se i Russi pensano che la guerra sia solo in televisione, nel lontano Caucaso da dove non può raggiungerli, ci stiamo preparando a mostrare loro che la guerra tornerà a casa loro. Spero che, Dio volendo, quest'anno potremo aspettarci operazioni di successo in Russia”.

Gli attentati di questa mattina alla metropolitana di Mosca, nell'ora di maggiore affluenza, sarebbero perciò, secondo voci ancora non ufficiali, la conferma di questo avvertimento. Le esplosioni sono avvenute in due differenti stazioni, entrambe centralissime e frequentatissime: Lubianka, avvenuta alle 7.56, e l'altra appena 40 minuti dopo a Park Culturi. Nella prima sono morte 23 persone, nella seconda 12. Complessivamente 35 morti, e decine i feriti.

Il sito Kavkaz Center, molto vicino ai guerriglieri, riporta però la notizia degli attentati senza nessun commento e contemporaneamente, non c’è ancora conferma di una rivendicazione da parte dei ribelli islamici ceceni.

Nell'attentato alla stazione di Lubianka sembra siano stati utilizzati almeno "tre chili di tritolo": lo ha riferito all'agenzia Ansa il procuratore di Mosca Iuri Semin, aggiungendo che "è una catastrofe". Secondo le prime ipotesi investigative, si tratterebbe dell'opera di kamikaze donne. Il sindaco di Mosca, Yuri Luzhkov, ha riferito che secondo le prime informazioni fornite dal Fsb, già Kgb, le attentatrici suicide avrebbero innescato gli ordigni all'apertura delle porte e a bordo dei convogli.
E questo è il secondo dei motivi che collegherebbe l’attentato con i ribelli ceceni, dove in passato le donne sono state in prima fila contro la Russia. Uno per tutti il sequestro nel teatro Dubroska di Mosca del novembre 2002, dove il commando ceceno era composto fra gli altri da ben 18 donne.

Ma a questi elementi più plateali va aggiunta l’uccisione, una settimana fa in Cecenia, di sette militanti islamici. Una spirale di violenza dove non si può non parlare anche di terrorismo di Stato da parte della Russia, che risponde al terrorismo ceceno, da una parte con una stretta autoritaria, e dall’altra con la medesima violenza arbitraria su innocenti, mentre parla di “pacificazione”. Un conflitto infinito che ha prodotto più di mille morti, da una parte e dall’altra, coinvolgendo tante vittime innocenti. Solo nella strage nella scuola di Beslan, nel 2004, morirono 334 persone, di cui 186 bambini. Una strage innescata dal sequestro da parte dei terroristi ceceni, ma il cui detonatore è stata la risposta scelta dalla Russia per risolvere la situazione.

Andrei Mironov, attivista dell’organizzazione per i diritti umani, lo chiarisce in un’intervista rilasciata oggi a Peacereporter. Nonostante la prudenza in attesa delle indagini, “che si tratti di un atto terroristico – dichiara - legato alla questione caucasica è altamente probabile”. Infatti, “come si può parlare di stabilizzare il Paese con l’oppressione, con la repressione, senza giustizia e diritto? Ci sono uccisioni extragiudiziali – denuncia l’attivista - non solo di terroristi, ma di operatori dei diritti umani, come Natalia Estemirova lo scorso anno, di giornalisti, di avvocati, di persone innocenti, Su queste basi non si può costruire stabilità o pacificare un Paese. In Cecenia non esiste giustizia, non esiste lo Stato di Diritto”.

Un conflitto infinito che ha prodotto più di mille morti, da una parte e dall’altra, coinvolgendo tante vittime innocenti. Solo nella strage nella scuola di Beslan, nel 2004, morirono 334 persone, di cui 186 bambini.
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