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Prezzo della Crisi del 30-03-2010: '“Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada” '


di Fabio Sebastiani
Benzina a 1,40 (10 euro in più a pieno), crollo delle esportazioni del 20%, disoccupazione ufficiale che veleggia verso un milione di unità, Pil negativo di cinque punti. Puoi stare a spaccarti la testa ore e ore sui risultati elettorali delle amministrative 2010, ma il perimetro di ciò che sta accadendo nel Bel Paese è disegnato da questi numeri. Numeri che parlano della condizione reale delle persone e che danno corpo al più classico voto di protesta. Solo così, del resto, ha un qualche senso analizzare quel 40% di astensioni che si stanno affacciando prepotentemente all’orizzonte e che inquietano i sonni di Silvio Berlusconi, per alcuni versi, e del centrosinistra, per altri. Il vero dato è, in fondo, proprio questo. Il “primo partito d’Italia” ha scelto di tirarsi fuori dalla contesa maggioritaria. Anche perché di proposte credibili non ce ne sono.

E’ un partito che ha solide basi sociali. E forse è quello con una tradizione più lunga di tutte le formazioni presenti oggi. Mette nettamente in crisi lo schema bipolare. E mette in crisi qualsiasi partito maggioritario che intende governare il paese. E’ il blocco sociale che sta attraversando la crisi abbandonato da sindacati e partiti, che sta cercando una via d’uscita in perfetta solitudine sapendo molto bene che non è con l’elemosina della cassa integrazione in deroga che si può far fronte allo tsunami della delocalizzazione. E’ il blocco sociale, magari variegato, ma che non ne può più dei pannicelli caldi e delle sceneggiate televisive, e nemmeno delle risposte a mezza bocca dell’opposizione. Non parliamo del sindacato, che dovrebbe rappresentare i cosiddetti interessi immediati. Fortunatamente, quello non compariva nelle schede elettorali. E’ il blocco sociale che ha letteralmente preso d’assalto gli sportelli delle banche non appena è stato varato il provvedimento di sospensione dei mutui. In due mesi ci sono state quasi 120mila domande. Se il trend si conferma, a giugno avremo quasi seicentomila domande per la modesta cifra di più di venti miliardi. Una sorta di “crisi subprime” in salsa mediterranea che spiega senza troppi fronzoli da che parte sta andando il cosiddetto “paese reale”, che lancia in questo modo il suo grido di dolore. Di questo, qualcuno vorrà occuparsene? Se una maggioranza non governa durante la crisi quando pensa di governare?

E veniamo ai temi politici. Sono quattro i soggetti interessati ad una attenta lettura dei risultati elettorali: Silvio Berlusconi e il Pdl, la Lega, il centrosinistra, la sinistra alternativa. Il fenomeno del “grillismo” meriterebbe un discorso a parte. Per il momento vale, però, come controprova del fatto che il segno del pronunciamento elettorale è stato di netta protesta.

Se la lettura delle caratteristiche dell’astensione è corretta, è proprio il Cavaliere a doversi preoccupare di più di tutti. E’ finita la fase “fascinosa” del berlusconismo. Ed è finita proprio quando si è trattato di affrontare i nodi veri della crisi di questo paese. Il pifferaio magico non incanta più, per il semplice fatto che non dà risposte reali ai problemi della gente. Non solo non c’è alcuna possibilità di arricchirsi, ma adesso c’è da pagare per le consumazioni. Paradossalmente, l’operazione politica riesce di più alla Lega che, nonostante la presenza nell’esecutivo, mantiene, anzi potenzia, il suo volto di partito di protesta. E’ su questo che ha costruito le sue radici ed è su questo che continuerà a campare per un lungo periodo, fino a federalismo compiuto. Di fronte alla crisi, c’è chi risponde accentuando di più gli elementi dell’egoismo sociale e c’è chi, invece, pur volendo reagire, non trova referenti affidabile nell’arco delle proposte politiche. La Lega passa dal “localismo nordico” al “localismo del Bel Paese” proprio sospinta dalla crisi economica. Ovviamente dal Nord arriva la spinta più prorompente. E’il Nord che paga più di tutti il salasso della crisi. Ed è al Nord che gli imprenditori stanno cercando una via d’uscita. E’ in nome dell’egoismo sociale che a questo punto verrà cavalcata la battaglia contro lo Statuto dei lavoratori. E sarà proprio la Lega che se ne farà l’interprete principale.

Doppia sconfitta, invece, per il centrosinistra: la prima legata alla strategia centrista.

La seconda, che interroga direttamente lo stile nel fare opposizione. L’alternativa non può essere tra il “fioretto” e il “gossip”. Non per un partito che ha le radici della sua storia nel movimento dei lavoratori. Non per un partito che può interpretare la protesta di un intero blocco sociale investito frontalmente dalla crisi economica. Meglio starci tutti i giorni davanti ai cancelli di Mirafiori che andarci in occasione delle elezioni.

C’è una cosa che i lavoratori e le lavoratrici hanno capito proprio a loro spese durante questa crisi: con gli imprenditori ci puoi fare accordi, ma dopo la lotta non prima. Il Pd, invece, ancora non si è tolto di dosso quella maschera, tutta veltroniana, che lo ha accomunato da subito alla cosiddetta borghesia buona. I lavoratori sanno che è una presa in giro. Primo, perché la borghesia quando è buona poi vuole sempre qualcosa in cambio. Secondo, se anche c’era una borghesia buona è stata spazzata via dalla crisi.

La sinistra alternativa ha molto materiale sociale su cui ragionare. La sfida è affascinante, purché si cominci ad affrontare i problemi reali. Stare fuori dal Parlamento può essere un vantaggio se lo si sa interpretare nel verso giusto. La tenuta espressa dalla percentuali elettorali ci dicono che siamo ancora nell’area del voto autoreferenziale. Del resto, non è che ci si aspettassero altre risposte dalle urne. In qualche modo premia il “lavoro molecolare” fatto in questi mesi, ma ovviamente non può bastare. Dal consolidamento occorre passare a quel “fuori di noi” che solo può aprire prospettive nuove. E’ vero che la crisi frantuma. Ma è anche vero che azzera i fattori in campo e dà l’opportunità a chi cerca il confronto di sperimentare nuove strade.

“Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada” (Majakovsky)
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