Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 17:27
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Prezzo della Crisi del 31-03-2010: 'Tornare in piazza'


La scelta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di rinviare alle camere, senza la propria firma, il ddl del governo sul lavoro contenente, fra tante nefandezze anche le norme per aggirare l’articolo 18 non giunge in parte inaspettata. Lo aveva dato ad intendere Repubblica già alcuni giorni orsono, ma solo oggi in tarda mattinata la decisione è stata resa pubblica mediante una lettera argomentata di 10 cartelle, inviata ai rispettivi presidenti dei due rami del parlamento. In un testo di cui il presidente critica l’eterogeneità dei temi affrontati, gli strali vanno soprattutto su due questioni cruciali. L’articolo 20, che esclude dalla delega sulla sicurezza sul lavoro il personale a bordo dei navigli di Stato e che di fatto bloccherebbe una inchiesta scomoda riguardante la morte causata da esposizione all’amianto di 142 lavoratori della Marina Militare, ma soprattutto il famigerato articolo 31. Si tratta dell’articolo che in maniera infida riportava indietro di oltre 40 anni le conquiste sindacali, istituendo. La nuova norma, in materia di conciliazione e arbitrato, già data come fatta dal governo, stabiliva che, oltre le deroghe già concordate, in caso di controversia fra lavoratore e azienda, si sarebbe potuto dare mandato ad una decisione di un consiglio arbitrale, senza ricorrere alla magistratura. Napolitano ha ravvisato nella formulazione del testo il rischio che la parte debole (il lavoratore) possa non trovarsi sufficientemente garantito nella tutela dei propri diritti, mancando specifiche disposizioni legislative in merito ai limiti di utilizzo dell’arbitrato stesso. L’arbitrato, sottraendo i contenzioni alla magistratura e all’applicazione dei contratti collettivi, consente di stipulare contratti di assunzione capestro in cui il lavoratore rinuncia a priori a far valere i propri diritti. Perplessità sono poi state espresse dal Capo dello Stato in riferimento ad altri articoli del ddl 30, 32 e 50. Il governo ha avuto una reazione per ora prudente: il ministro del welfare Sacconi ha dichiarato che il governo proporrà modifiche che mantengano in ogni caso l’istituto (l’arbitrato) che lo stesso Napolitano ha dichiarato di apprezzare per il suo intento riformativo, lo stesso ministro ha auspicato un “sollecito esame parlamentare”. Nulla da obiettare anche per il ministro Maroni, mentre nei banchi dell’opposizione parlamentare si palude all’intervento del presidente e ci si assume il merito di aver influito affinché si giungesse a tale soluzione. Plauso anche da parte della Cgil e dei sindacati di base mentre Cisl, Uil e Ugl, si ostinano a difendere l’arbitrato. Fin qui la cronaca. Alcune riflessioni sono però necessarie. La Federazione della Sinistra si è spesa durante la campagna elettorale molto su questo tema, il suo portavoce, il segretario del Prc Paolo Ferrero e la responsabile lavoro della segreteria nazionale dello stesso partito sono arrivati anche a intraprendere lo sciopero della fame per impedire che tale provvedimento venisse approvato. Napolitano ha ricevuto una delegazione della Federazione e ha dichiarato anzitempo che avrebbe preso in seria considerazione i dubbi esposti, tanto è che per la prima volta da quando è al Quirinale si è avvalso dei poteri dell’Art 74 della costituzione e non ha firmato una legge. Questo passaggio è dimenticato, così come lascia perplessi il fatto che la decisione del rinvio alle camere sia avvenuta quasi alla scadenza del termine necessario per apporre o meno la firma. Quasi certamente si tratta di una decisione già maturata ma comunicata solo dopo le elezioni. C’era forse il timore di creare scompiglio o di alterare i risultati elettorali? O c’era il rischio che le grottesche discussioni su talk show, intrallazzi erotici dei candidati, disquisizioni sulle liste e vuoto antiberlusconismo venissero soppiantate da altre su un tema così significativo per le persone come il lavoro? Così è andata e ora, più che attendere i tentativi emendativi del Pd, le mediazioni sterili di sindacati padronali, è il caso di sostenere la proposta di mobilitazione contro l’intero ddl lanciata dalla Fiom e sostenuta totalmente dalla Federazione della Sinistra. È ancora ora di piazza!

di Stefano Galieni
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