Prezzo della Crisi del 06-03-2010: 'Italia, la borghesia eversiva'
di Fabio Sebastiani
Non è Silvio Berlusconi l’eversivo. E’ la borghesia italiana che vuole cambiare la Costituzione facendone saltare il perno, il Lavoro. E questo non è una marcia cominciata in questi mesi. Questo è il progetto che ha sempre ossessionato gli imprenditori del Bel Paese. Come si risponde alla crisi economica? Non con l’innovazione. E nemmeno con gli investimenti, ovviamente, ma con l’eversione, con l’attacco ai diritti consolidati dei lavoratori. Diritti non calati da un dio benevolente ma conquistati attraverso la lotta. In un colpo solo, 14 milioni di lavoratori dipendenti e 4 milioni di precari non potranno rivolgersi ad un giudice laddove venissero violati i loro diritti. Una norma legislativa in negativo, che cancella ciò che già c’è. Una sorta di editto, insomma. In un colpo solo, parallelamente, vengono cambiate le norme sulla presentazione delle liste elettorali introducendo riferimenti giuridici inventati di sana pianta. La democrazia, la competizione, anche all’interno dello schema maggioritario, diventano un optional se le regole possono essere cambiate in corso d’opera. Questo è il cuore dell’eversione al potere. Siamo in presenza di una borghesia, e di un potere politico, che campano alla giornata. E il primo pensiero che formulano non appena si apprestano ad affrontare la giornata è quella di come distruggere il lavoratore e il cittadino in quanto tali. Quando non possono farlo attraverso il ricatto della crisi economica lo fanno cambiando le regole. E su questo sono d’accordo sia il centrodestra che il centrosinistra.
C’è, infatti, un secondo elemento da mettere in evidenza: il silenzio del centrosinistra sull’intera vicenda. Come spiega bene l’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati, sono troppi i conti che non tornano. A cominciare dall’ostilità dichiarata di Massimo D’Alema contro l’articolo 18. E poi ancora, Pietro Ichino e Tiziano Treu, tutti abbacinati dall’idea, falsa e sterile, che bastasse opporre una non meglio identificata “trincea riformista” allo smantellamento dei diritti del lavoro. Una strategia polverizzata già ai tempi della bicamerale. Che oggi trova un’altra conferma negativa. Solo che oggi gli “eroi” abbandonano le linee, lasciando scoperti i lavoratori.
Nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato, poi, non è che manchino deputati e senatori del Pd. E allora? Come si fa a tollerare un risveglio dell’ultimo minuto su un tema così importante? Un curioso quanto piccolo episodio, su questo, riguarda Liberazione, che aveva denunciato con diversi giorni d’anticipo il colpo che si apprestava ad assestare la maggioranza di centrodestra attraverso una intervista all’avvocato Carlo Guglielmi. Non ci fu alcuna reazione, nonostante Liberazione compaia nelle rassegne stampa di tutti i sindacati.
Secondo l’onorevole Massimiliano Fedriga (Lega Nord) membro della Commissione lavoro della Camera spiega come il Pd ha sollevato il polverone «appena alla quarta lettura del testo in esame». «Una scelta quantomeno discutibile che induce a riflettere sulla buona fede di chi grida allo scandalo».
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