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Prezzo della Crisi del 13-04-2010: 'Emergency, valanga di adesioni all’appello. L’ospedale di Lashkar Gah in mano alla polizia locale'


Sono oltre duecentomila le adesioni arrivate all’appello “Io sto con Emergency” che fanno ben sperare nell’esito della manifestazione di sabato. In Afghanistan la ong lascia l’ospedale mentre regna il silenzio sulla sorte dei tre italiani sequestrati.

di Vittorio Bonanni
Due scenari fanno fa cornice all’inquietante sequestro, non si può chiamare altrimenti del resto, dei tre operatori di Emergency in Afghanistan, dei quali non si hanno più notizie da circa tre giorni. Uno positivo che testimonia la simpatia e l’affetto che gli italiani provano per l’organizzazione fondata da Gino Strada e da Teresa Sarti. Sono infatti arrivate già a quota 200 mila le adesioni raccolte dall’appello dell’organizzazione umanitaria a sostegno dell’attività in Afghanistan. L’appello, “Io sto con Emergency”, è riportato anche in lingua inglese sul sito www.emergency.it. Fra le adesioni riportate, Gabriele Salvatores, Alex Zanottelli, Claudio Magris, Dario Fo e Gad Lerner. Emergency, si legge nel sito, è un’organizzazione «indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso». Un risultato straordinario che lascia ben sperare per la manifestazione di sabato pomeriggio alle 15 a Roma in Piazza Navona. In Afghanistan invece la situazione è preoccupante. L’ospedale di Lashkar Gah è ormai in mano alla polizia afghana e al personale locale mentre non è più presente alcun operatore internazionale. La decisione è stata presa dalla stessa organizzazione di Strada anche per motivi di sicurezza. «La struttura è sotto il loro controllo da quando hanno portato via i nostri cooperanti - dice Maso Notarianni, responsabile comunicazione della ong italiana - e non abbiamo più il controllo dell’ospedale né sappiamo che cosa stia accadendo all’interno.» Si sta insomma concretizzando il tentativo di non far più lavorare in Afghanistan un’organizzazione scomoda. E mentre la Farnesina, colpevole di un ritardo mai registrato in casi che hanno visto coinvolti nostri concittadini all’estero e in zone di guerra, chiede al presidente Karzai di accelerare le indagini, continua appunto l’inquietante silenzio sulla sorte dei tre italiani: «Ancora non si sa nulla sul loro destino e sulla loro posizione - scrive anche il sito di Peace Reporter - a quasi tre giorni dall’irruzione in ospedale nessuna notizia è stata ancora fornita.» Intanto in Italia la Procura di Roma ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato ed indagati sul caso mentre la vicenda approderà domani davanti al Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.
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