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Prezzo della Crisi del 02-04-2010: 'Di Pietro contro l’acqua. Repubblica pro Bertolaso. Storia di uno sciacallo e di una velina. '


di Daniele Nalbone
Poi ci chiediamo perché a vincere è una certa destra e a crescere una certa “sinistra”.
Queste elezioni sono state la vittoria del populismo da una parte, dell’amore berlusconianamente inteso dall’altra. Cose che, sempre più spesso, viaggiano di pari passo.
Quello su cui si dovrà porre l’attenzione dei compagni più attenti, quelli che non teorizzano ma praticano il partito sociale, è sulle “battaglie” di una certa “sinistra”.
Ci sono due elementi molto pericolosi su cui vigilare e da contrastare, due realtà, un partito (o meglio, un personaggio) e un organo di stampa, che stanno disegnando pericolosamente quella che sarà la “opposizione” in Italia: l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e il giornale La Repubblica.
Di Pietro ha tentato in tutti i modi, e tenterà ancora, di cavalcare strumentalmente l’onda creata dal Movimento per l’Acqua Pubblica dopo aver cercato di prendersi il merito di aver per ora fermato il “Collegato Lavoro”. Dopo essere stata messa alla porta dal Movimento per l’Acqua per il tentato “golpe” con il quale mettersi alla testa di un movimento autorganizzato, senza padroni né padrini, l’Idv ha annunciato la promozione, autonoma e solitaria, di una serie di quesiti referendari tra i quali anche quello sull’acqua. Come detto dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, «si tratta di una grave decisione che, se attuata, da una parte renderebbe più complicata la raccolta di firme, dall’altra minerebbe un percorso ricco e inedito di partecipazione e inclusione come quello sin qui realizzato». Eccolo Antonio Di Pietro, che alla difesa del bene comune antepone gli interessi di partito. Eccola la “sinistra” italiana. Ecco perché serve una pronta risposta che venga dalla vera sinistra e dai territori.
Contemporaneamente Repubblica ha, per l’ennesima volta, spianato la strada a Bertolaso & Co. proprio mentre ci avviciniamo al primo anniversario del sisma che alle 3e32 del 6 aprile 2009 distrusse L’Aquila. Vorrei chiedere a quei compagni che con le Brigate della Solidarietà Attiva cosa si prova a leggere, in prima pagina su Repubblica.it, che «quelle giornate - segnate dalla morte di 308 persone, dalle devastazioni nella città, nelle sue 12 frazioni e in decine di comuni- sono anche da ricordare per il "miracolo" di una solidarietà compatta, organizzata ed efficiente, che i volontari organizzati dalla Protezione Civile hanno saputo mostrare».
Fin qui nulla da eccepire, trattandosi e parlando di volontari da stimare e da ringraziare, anche se parlare di “efficienza” è alquanto pretestuoso.
Ma perché Repubblica, per chiedere, a un anno dal sisma, di ricordare (giustamente!) quanti e quante si sono impegnati e sacrificati per aiutare il popolo aquilano, deve prostrarsi alla Protezione Civile, nascondendo nefandezze quali militarizzazione del territorio, appalti sporchi, e chissà quanto altro, asserendo che «da quell'esperienza è maturata una cultura dell'emergenza e dell'assistenza che ha portato oggi la nostra Protezione Civile (al netto dei guai nei quali s'è cacciata ultimamente, anche per effetto di leggi troppo attente all'operatività e poco ai controlli) ad essere considerata comunque tra le migliori del mondo»?
Per chi da Repubblica non se ne fosse accorto, ricordiamo che non siamo al cospetto di “guai” ma di politiche studiate a tavolino e guidate dalla logica degli interessi (privati). È su questo che dobbiamo vigilare. Su chi si dice dalla parte della gente. Dei cittadini. A questo compito saremo chiamati, a far capire che la sinistra, quella vera, è ben altro. Abbiamo anni di lavoro davanti a noi…
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