Prezzo della Crisi del 27-04-2010: 'Grecia ostaggio dell’Ue e del Fmi. Il 5 maggio sciopero. '
La crisi greca fa emergere l’egoismo di un’Europa priva di un suo profilo politico e solidale al cui interno hanno sempre prevalso politiche liberiste e spinte speculative. L’appello del premier Papandreu e lo sciopero indetto per il prossimo 5 maggio.
di Vittorio Bonanni
E’ un’Europa basata solo ed esclusivamente su dei parametri economici, senza alcuna
base politica quella che sta emergendo di fronte alla drammatica crisi greca. Un Vecchio
Continente, Germania in testa, pronto a lasciare da soli i più deboli con tutto il carico di conseguenze che peseranno nei confronti dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. E che rinuncia ancora una volta a riproporsi come un soggetto politico unito e solidale al proprio interno. La diffidenza dei partner europei e anche del Fondo monetario internazionale, riluttanti e divisi nei confronti degli aiuti monetari ad Atene, costringe il governo socialista di Giorgio Papandreou ad adottare drastiche misure interne che ancora una volta penalizzeranno i greci. Trenta sono i miliardi di euro che il paese balcanico chiede agli altri paesi europei – quindici dovrebbero arrivare dal Fmi – ma soprattutto quest’ultimo e la Germania vogliono quelle riforme che rischiano di trasformare gli ellenici in un popolo del Sud del mondo. Una vera e propria manifestazione di egoismo che questa volta penalizza l’anello debole dei paesi più ricchi e che potrebbe colpire successivamente anche altri stati che non ce la faranno a superare una situazione di crisi determinata da spinte speculative e da politiche liberiste ben lungi dall’essere al tramonto. Oggi i nuovi atti di questa “tragedia greca” del ventunesimo secolo sono da un lato le pessimistiche previsioni del governatore della Banca di Grecia Giorgio Provopoulos che prevede una caduta drastica del Pil dell’anno in corso di oltre il 2%. Un’affermazione che ha spinto Papandreu ad affermare che questo è il periodo più difficile attraversato dalla Grecia in questi ultimi decenni. Diventa cruciale per Atene, ha detto il premier ellenico, il sostegno Ue-Fmi, senza il quale non saranno possibile quelle riforme da loro auspicate. Riforme che però non piacciano ai lavoratori greci e alle organizzazioni sindacali. Il prossimo 5 maggio, ed è questo il secondo atto, è stato infatti convocato uno sciopero del settore privato Gsee e pubblico Adedy contro le misure di austerità annunciate dall’esecutivo. Le fonti di Gsee hanno precisato che la direzione del sindacato ha preso oggi la decisione di convocare la nuova fermata dal lavoro, la prima dopo l'attivazione delgi aiuti Ue-Fmi, e alla protesta ha aderito appunto anche Adedy. Non sono servite a calmare gli animi le parole di Papandreu che ha lanciato un appello al Paese e ai sindacati, parlando anche di una “lotta di liberazione per uscire dalla tutela dell’Ue e del Fmi”. Una lotta di liberazione difficile da prevedere. Da un lato la politica moderata dei socialisti greci non può certo trasformarsi improvvisamente in qualcosa di diverso. E quand’anche fosse certo di alleati in Europa ne troverebbe ben pochi.
di Vittorio Bonanni
E’ un’Europa basata solo ed esclusivamente su dei parametri economici, senza alcuna
base politica quella che sta emergendo di fronte alla drammatica crisi greca. Un Vecchio
Continente, Germania in testa, pronto a lasciare da soli i più deboli con tutto il carico di conseguenze che peseranno nei confronti dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. E che rinuncia ancora una volta a riproporsi come un soggetto politico unito e solidale al proprio interno. La diffidenza dei partner europei e anche del Fondo monetario internazionale, riluttanti e divisi nei confronti degli aiuti monetari ad Atene, costringe il governo socialista di Giorgio Papandreou ad adottare drastiche misure interne che ancora una volta penalizzeranno i greci. Trenta sono i miliardi di euro che il paese balcanico chiede agli altri paesi europei – quindici dovrebbero arrivare dal Fmi – ma soprattutto quest’ultimo e la Germania vogliono quelle riforme che rischiano di trasformare gli ellenici in un popolo del Sud del mondo. Una vera e propria manifestazione di egoismo che questa volta penalizza l’anello debole dei paesi più ricchi e che potrebbe colpire successivamente anche altri stati che non ce la faranno a superare una situazione di crisi determinata da spinte speculative e da politiche liberiste ben lungi dall’essere al tramonto. Oggi i nuovi atti di questa “tragedia greca” del ventunesimo secolo sono da un lato le pessimistiche previsioni del governatore della Banca di Grecia Giorgio Provopoulos che prevede una caduta drastica del Pil dell’anno in corso di oltre il 2%. Un’affermazione che ha spinto Papandreu ad affermare che questo è il periodo più difficile attraversato dalla Grecia in questi ultimi decenni. Diventa cruciale per Atene, ha detto il premier ellenico, il sostegno Ue-Fmi, senza il quale non saranno possibile quelle riforme da loro auspicate. Riforme che però non piacciano ai lavoratori greci e alle organizzazioni sindacali. Il prossimo 5 maggio, ed è questo il secondo atto, è stato infatti convocato uno sciopero del settore privato Gsee e pubblico Adedy contro le misure di austerità annunciate dall’esecutivo. Le fonti di Gsee hanno precisato che la direzione del sindacato ha preso oggi la decisione di convocare la nuova fermata dal lavoro, la prima dopo l'attivazione delgi aiuti Ue-Fmi, e alla protesta ha aderito appunto anche Adedy. Non sono servite a calmare gli animi le parole di Papandreu che ha lanciato un appello al Paese e ai sindacati, parlando anche di una “lotta di liberazione per uscire dalla tutela dell’Ue e del Fmi”. Una lotta di liberazione difficile da prevedere. Da un lato la politica moderata dei socialisti greci non può certo trasformarsi improvvisamente in qualcosa di diverso. E quand’anche fosse certo di alleati in Europa ne troverebbe ben pochi.
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