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MANOVRA: EPIFANI, GIÙ LE MANI DA LAVORO E PENSIONI
ROMA, 16 MAG - «Come si fa a passare da una propaganda dove tutto funziona e tutto andava bene ad una manovra di questa pesantezza?». A chiederselo è Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, in un'intervista a La Repubblica, in cui inoltre si dice irritato per essere stato escluso dall'incontro tra il governo e Cisl e Uil, «non è un atto di forza ma di debolezza».
Epifani evoca la crisi del 1992, anche se sottolinea che oggi c'è la differenza che il Paese non esce da un periodo di crescita come dodici anni fa e poi «allora ci fu un confronto e fu aperto un negoziato, oggi invece - aggiunge Epifani - il governo vuole decidere per decreto tra 20 giorni».
Sulla portata delle misure, il segretario generale è preoccupato, «sento parlare di un blocco di tutta la contrattazione pubblica per tre anni, di interventi sui pensionamenti con la gente in mobilità e fuori dai luoghi di lavoro, mi sembra una manovra destinata a deprimere ancora di più l'economia», mentre «non si sente parlare delle grandi ricchezze patrimoniali e dell'evasione».
Per Epifani, «c'è il rischio che si decida a Bruxelles per noi e noi non siamo capaci di opporre un altro punto di vista» e poi c'è il pericolo «di fare sacrifici inutili di fronte alla speculazione», contro la quale non esiste alcun freno, «nessuna regolamentazione dei mercati finanziari, delle agenzie di rating, nessun meccanismo di rallentamento delle transazioni finanziarie e ritardi nelle risposte», con il risultato che «i lavoratori pagano il prezzo più alto della crisi».
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