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Prezzo della Crisi del 31-05-2010: 'Il Governo di salute nazionale? Si chiama Mario Draghi '
di Fabio Sebastiani
Alla fine ci pensa Mario Draghi a mettere tutti d’accordo. Coniugando crescita e rigore, lotta all’evasione e lotta alla precarietà, il Governatore di Bankitalia trova le parole giuste per dare il via libera alla manovra e, nello stesso tempo, accontentare il Partito Democratico, Cgil compresa. Uno spettacolo davvero curioso. Da via Nazionale escono contenti perfino gli speculatori finanziari.
Al di là dei giro di parole non c’è proprio niente di nuovo. Nemmeno uno come Draghi, così amato e coccolato anche a livello internazionale, è in grado di indicare una via di uscita convincente dalla crisi finanziaria ed economica. Le ricette proposte sono quelle di sempre, riforme strutturali e concertazione. Non a caso in apertura delle “Considerazioni finali” cita l’esperienza del 1992, quando l’Italia iniziò un percorso di lacrime e sangue verso la moneta europea. Peccato che proprio nel 1992 i salari vantavano sui profitti una quota almeno di dieci-dodici punti maggiore di quella attuale. All’epoca, la parola “sacrificio” aveva un senso politico. Oggi è solo macelleria sociale. E qualcuno dovrà pur assumersene la responsabilità . Non basta dire, come ha fatto Draghi, che c’è bisogno di crescita. Lo sappiamo tutti. Occorre anche dire come. Non è indifferente indicare di spremere i soldi dalle tasche del lavoro dipendente e dei pensionati, come sta facendo il Governo, opp!
ure dire che quelle stesse risorse vanno sottratte alla rendita finanziaria e alle posizioni di privilegio di cui l’Italia è piena. Se dieci-dodici punti di Pil stanno oggi nei profitti e nelle rendite un motivo ci sarà. Vogliamo rimuovere il motivo oppure si va avanti così? Non c’è prospettiva di crescita, come reclama Draghi, se non viene affrontato questo nodo. E questo perché l’”impazzimento della maionese” è avvenuto proprio grazie a questo squilibrio. Se anche dovesse arrivare qualche punto di crescita, se continuiamo così ne risentiranno solo le banche, sempre pronte a riscuotere i debiti. Ma ovviamente, di questo Mario Draghi non se ne può, e non se ne vuole, occupare. Alla fine, anche lui deve attaccare l’asino dove vuole il padrone. E se nel consiglio di amministrazione di Bankitalia ci sono le banche, lui è da quella parte che deve far pendere la bilancia. Le uniche “vocine” fuori dal coro sono state quelle dei consumatori.
Nella relazione annuale della Banca d'Italia, secondo Adusbef e Federconsumatori, . I “sindacati dei cittadini”, come vengono chiamati da più parti, . Per questo aggiungono ironicamente le due associazioni dei consumatori, . Come dargli torto?
E’ comunque preoccupante che chi dovrebbe dire alcune parole di verità sulla crisi nel tentativo di trovare una via d’uscita in realtà ha solo la grande preoccupazione di tenere saldi gli equilibri di potere all’interno dei gruppi dirigenti. Il popolo la crisi la sta pagando. E in moneta sonante. A nulla servono i rimbrotti consolatori contro “gli evasori fiscali”. Proprio mentre Draghi leggeva la sua relazione, l’Istat diramava il bollettino sull’inflazione. A leggerlo in controluce mette i brividi. I servizi legati al carburante hanno subito aumenti anche del doppio rispetto al tasso tendenziale previsto per il 2010. Presto quel costo si trasferirà sui beni, soprattutto quelli di prima necessità. E quindi sono in arrivo altri sacrifici, questa volta chiesti dal mercato.

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