Prezzo della Crisi del 06-05-2010: 'E meno male che Sabina c'é '
Esce domani nelle sale italiane “Draquila, l'Italia che trema”, il docufilm di Sabina Guzzanti sul post terremoto dell'Aquila, ed è già polemica. «L'Italia non farà una bella figura con quel film», a lanciare l'anatema alla regista è stato Bertolaso in persona, infastidito per la proiezione di Draquila al festival di Cannes. Curioso il funabolismo verbale del ministro, attento a non fare nomi. «Presto, prestissimo si parlerà di noi – dice Superguido - e questo a proposito dello stravolgimento della verità. A breve verrà presentato un film a un festival e in questo film ci sarà una verità, che non è la verità, ma solo una delle verità. E l'Italia non farà una grande figura».
Non crediamo che in questo momento la preoccupazione maggiore degli abitanti dell'Aquila sia quella di fare belle o brutte figure, quanto di avere finalmente la possibilità di far sentire la propria voce senza strumentalizzazioni, per raccontare proprio “quella parte di verità” che, guarda caso, è stata soffocata in tutti i modi e che è emersa solo grazie al lavoro di tanti giornalisti e artisti indipendenti.
È il caso anche di Sabina Guzzanti, che ha voluto verificare di persona ciò che stava succedendo nel capoluogo abruzzese, a pochi mesi dal devastante sisma del 6 aprile 2009.
Come racconta lei stessa, mentre i telegiornali Raiset ci bombardavano con le immagini del premer e del fido Bertolaso acclamati dai terremotati come salvatori della patria, dispensatori di dentiere e vacanze premio sulla costa adriatica, la situazione nelle tendopoli era ben diversa e si levavano insistentemente voci inquietanti sul comportamento della Protezione Civile. Non andava tutto bene, ma la stragrande maggioranza degli italiani era stata convinta che a l'Aquila fosse in corso un miracolo. Ci sono voluti mesi per capire, vedere, ascoltare e raccontare, centinaia di ore di girato per mettere insieme i pezzi di una storia che a poco a poco è divenuta un film.
Come film lo giudicheremo dopo averlo visto, quello che possiamo dire da subito è che non sarà certo il film della Guzzanti a far crollare l'immagine dell'Italia.
A far brutta figura saranno altri, visti gli ultimi capitoli sulla “cricca” che la cronaca giudiziaria ci regala quotidianamente. Quello che serve adesso, e Bertolaso lo sa, è un diversivo e in mancanza di catastrofi naturali, giubilei e eventi sportivi, la “bomba” Draquila può fare al caso.
Ci auguriamo solo che Sabina abbia conservato la katana da samurai che brandiva nell'incipit di Raiot.
Non crediamo che in questo momento la preoccupazione maggiore degli abitanti dell'Aquila sia quella di fare belle o brutte figure, quanto di avere finalmente la possibilità di far sentire la propria voce senza strumentalizzazioni, per raccontare proprio “quella parte di verità” che, guarda caso, è stata soffocata in tutti i modi e che è emersa solo grazie al lavoro di tanti giornalisti e artisti indipendenti.
È il caso anche di Sabina Guzzanti, che ha voluto verificare di persona ciò che stava succedendo nel capoluogo abruzzese, a pochi mesi dal devastante sisma del 6 aprile 2009.
Come racconta lei stessa, mentre i telegiornali Raiset ci bombardavano con le immagini del premer e del fido Bertolaso acclamati dai terremotati come salvatori della patria, dispensatori di dentiere e vacanze premio sulla costa adriatica, la situazione nelle tendopoli era ben diversa e si levavano insistentemente voci inquietanti sul comportamento della Protezione Civile. Non andava tutto bene, ma la stragrande maggioranza degli italiani era stata convinta che a l'Aquila fosse in corso un miracolo. Ci sono voluti mesi per capire, vedere, ascoltare e raccontare, centinaia di ore di girato per mettere insieme i pezzi di una storia che a poco a poco è divenuta un film.
Come film lo giudicheremo dopo averlo visto, quello che possiamo dire da subito è che non sarà certo il film della Guzzanti a far crollare l'immagine dell'Italia.
A far brutta figura saranno altri, visti gli ultimi capitoli sulla “cricca” che la cronaca giudiziaria ci regala quotidianamente. Quello che serve adesso, e Bertolaso lo sa, è un diversivo e in mancanza di catastrofi naturali, giubilei e eventi sportivi, la “bomba” Draquila può fare al caso.
Ci auguriamo solo che Sabina abbia conservato la katana da samurai che brandiva nell'incipit di Raiot.
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