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Prezzo della Crisi del 12-07-2010: 'Si scrive manovra economica, si legge cricca al governo'
di Anna Maria Bruni per controlacrisi.org
Molte sono le pieghe della manovra da 24 miliardi disegnata dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. Pieghe nelle quali sono nascosti articoli che invece riguardano scelte politiche e culturali di gravità assoluta. Già nei giorni scorsi abbiamo letto del ddl firmato Meloni-La Russa-Tremonti che stanzia 20 milioni in tre anni per coinvolgere 5mila ragazzi/e a frequentare tre settimane di corso in caserma, mentre taglia la stessa cifra per la massa di precari delle forze dell’ordine e blocca gli aumenti nonostante le promozioni. Ma naturalmente rifinanzia gli F-35, Eurofighers, fregate, sommergibili e tutto il corredo di spese militari. Basterebbe già questo capitolo di spesa per capire a quale disegno risponde questa maggioranza, e senza voler necessariamente attribuirgli l’adesione al Piano di rinascita del gran maestro della P2 Licio Gelli, è sufficiente constatarne la totale identità di vedute. Blindata dentro una legge finanziaria, come succede dal ddl 112 che avviava lo stravolgimento della legislazione del lavoro, sulla quale la Costituzione vieta il referendum.

Ma una manovra non è tale se non investe tutti i settori della vita sociale e civile, e quindi anche la privatizzazione dei beni demaniali è parte integrante del disegno, riguardando lo sfruttamento del territorio sottratto al controllo pubblico. L’emendamento del relatore alla Commissione economia Azzollini infatti elimina la Dia, cioè la dichiarazione di inizio attività, a favore della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. Con una sigla che sembra un gioco di parole, viene d’un colpo, con un atto di fiducia ammirevole verso costruttori e novelli imprenditori, liberato il tavolo dalle scartoffie e condonato preventivamente chi abusa. Un gesto davvero generoso, dato che non porta soldi alle casse dello Stato, che ha tutta l’aria di essere un favore alla criminalità organizzata, della quale il concetto si diparte dalle organizzazioni mafiose per essere esteso oggi a chiunque si arricchisca facendo lo slalom tra le norme, peraltro appunto sempre più blande. A conferma di ciò, l’articolo 49 della manovra Tremonti, che permette di costruire in qualunque paesaggio o territorio con procedure edilizie iperveloci ed autocertificate, prevede un’ulteriore agevolazione attraverso il criterio del silenzio/assenso, che isterilisce la cosiddetta Via (valutazione di impatto ambientale).

Probabilmente, se la manovra fosse già stata approvata tutto questo can can sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna non ci sarebbe stato, le mano rampanti del banchiere fiorentino Verdini, del faccendiere Carboni, dall’imprenditore napoletano Arcangelo Martino e dall’ex esponente della Dc campana Pasquale Lombardi (gli ultimi tre già arrestati tre giorni fa, ma certo non si può non osservare che nessun ruolo era rimasto scoperto per portare a termine l’affare) avrebbero spartito la torta dell’affare milionario zitti zitti, anzi magari chiacchierandone allegramente anche al telefono, sempre che accanto alla manovra del demagogo Tremonti fosse già approvato il ddl intercettazioni. E per qualche giudice o giornalista che avesse indagato fino a ricondurre le responsabilità a ministri e premier, naturalmente anche il lodo Alfano.

La partita è troppo grossa per lasciare che le crepe della maggioranza si allarghino tanto da far franare il governo. E’ in gioco una rivoluzione economica e culturale che con questi due tre colpi messi a segno riporta il paese in pieno feudalesimo, con tutte le ricadute che un simile sistema comporta. Non è uno scherzo, e ben lo sanno i fautori del crimine organizzato, al momento per agguantare l’affare in Sardegna. Ma non è solo una questione di affari, appunto, tanto che, si legge nell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma, gli indagati avevano messo in piedi “un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti”, e volta “a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione”. Tu guarda il caso, una P2 bis.

E’ per questo che Berlusconi, dopo aver aperto addirittura all’Udc pur di rafforzare una coalizione traballante per lo sbarramento, al momento parolaio, dei finiani, ed aver incassato l’aut aut di Bossi versus Casini ma anche il “no grazie” di quest’ultimo, è andato a Canossa. Un chiarimento con Fini è d’obbligo, non è possibile mollare proprio ora, a un passo dalla fiducia sulla manovra-crimine e poi dall’approvazione delle leggi salva-crimini. Il tutto naturalmente mentre la maggioranza fa muro intorno a Verdini, glissando sulle dimissioni di Scajola, sul fatto che il ministro dello sviluppo economico non è ancora stato sostituito, mentre il sistema produttivo quello sì, frana davvero trascinando con se licenziamenti a pioggia (ultimi i 3.600 di Telecom), e allarga le braccia di fronte alle Regioni, che a casse vuote si troveranno a fare, loro, la politica antipopolare che Berlusconi si spertica a dichiarare che non farà mai ai danni dei cittadini.

Se una politica seriamente schierata accanto ai lavoratori e ai cittadini non interviene immediatamente ad invertire questa rotta, non basterà dire che a pagare saranno ancora una volta loro, perché il punto è che il paese è già nelle mani dei poteri forti, di cui il crimine organizzato è a questo punto il ramo finanziario, e sta stringendo lentamente il cappio.

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