Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 17:41
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Prezzo della Crisi del 15-07-2010: 'Una manovra che porta l'Italia nella melma '
di Giorgio Aurizi
“C’è la crisi economica. Sta in Grecia, in Portogallo, Spagna, in Irlanda…”. “Ma davvero? E cos’è la crisi?”. “E’ quando non hai le risorse per affrontare il futuro”. “Cioè?”. “Quando non hai i soldi per pagare il mutuo o l’affitto; quando non trovi lavoro o se lo trovi sei sottopagato e in nero e non ce la fai a fare la spesa; quando ormai riesci solo a sognare, senza crederci, una vita migliore”. “E questa sarebbe la novità? Io questa situazione veramente la vivo da molto tempo. A casa mia queste cose erano di tutti i giorni”.
Oggi, con l’ennesimo voto di fiducia, hanno approvato il maxiemendamento alla manovra finanziaria: taglieranno gli stipendi ai dirigenti; manderanno in pensione la gente con un anno di ritardo se dipendenti, con un anno e mezzo se autonomi; le donne della pubblica amministrazione potranno richiedere il trattamento di quiescenza a 65 anni e dal 2015 l’età sara innalzata secondo l’aspettativa di vita certificata dall’Istat; le regioni e gli enti locali avranno tagli “flessibili” ecc.
Chi pensava che un governo dalla parte degli imprenditori fosse guidato da un dettato da capitalismo “sano” si è sbagliato. Questa manovra è l’ennesima prova di una incapacità di governare pensando al domani. E’ giusto dare un taglio agli sprechi e optare per una politica di austerità. Ma è anche profondamente e violentemente ingiusto se a queste scelte politiche, che colpiscono sempre e solo il popolo che vive di stipendio non vengano affiancate e privilegiate politiche di investimento e di rilancio economico e industriale. Anzi si fa esattamente il contrario: anziché curare il male se ne nascondono gli effetti proprio come, all’atto del suo insediamento, l’attuale governo negò l’esistenza di una crisi in atto.
Ancora una volta assistiamo a un balletto mediatico (forse è l’unica forma di cultura che si incoraggia) attorno ad una manovra finanziaria che si vorrebbe far passare per una necessità da digerire in silenzio, proprio mentre colpisce inesorabilmente e nuovamente i servizi sociali e i circuiti delle cultura indipendente, penalizza il mondo del lavoro e della cooperazione, dimentica e aggrava l’emergenza abitativa investendo sull’idea di una città vetrina, sulla politica dei cosiddetti grandi eventi (grandi per chi?), scommettendo sulla rendita immobiliare e il consumo di suolo.
Insomma mettere il vestito buono, la città vetrina, quello di rappresentanza, lasciando come sempre Cenerentola vestita di stracci, per arricchire chi è già ricco aumentando la forbice con le fasce sociali più deboli.
Anche i progetti di housing sociale che si vuole, furbescamente, associare alla discussione sul bilancio, non solo sono in realtà lontani a venire, ma prevederanno case ancora troppo costose che non risolveranno la profonda emergenza in cui stanno cadendo i settori sociali colpiti dalla crisi.
Le parole di Alemanno suonano come quelle usate da Berlusconi: il termine “sacrifici” risuona come un tetro presagio insieme a una generica e mediatica attenzione verso le famiglie e le fasce sociali deboli. Queste argomentazioni confliggono non solo con la lettura del bilancio (fatti), ma soprattutto dal susseguirsi di iniziative che investono come controparte il Comune di Roma in questi giorni: il personale comunale sia precario che di ruolo a partire da quello dei nidi e delle scuole dell'infanzia, gli operatori sociali, i lavoratori dei canili comunali, i movimenti per il diritto all’abitare, le reti sociali per i beni comuni e per la difesa dell’ambiente, le associazioni e gli spazi sociali che producono cultura indipendente e tanto altro spesso oscurato dalla cappa mediatica che, sindaco dopo sindaco, continua ad avvolgere la nostra città. Rivendicazioni e lotte unite da un unico filo conduttore: la denuncia che gli “sprechi” vanno cercati nelle consulenze pagate a peso d’oro, nei tanti soldi dispersi in mani amiche, nelle ruberie di una classe politica ormai in buona parte completamente asservita agli interessi privati. L'urlo collettivo di chi si rifiuta di pagare ancora una volta il prezzo salato della loro crisi.
Mentre state leggendo queste righe in piazza del Campidoglio c’è un nutrito gruppo di persone che sta manifestando contro le false politiche sociali di questa giunta.

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