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Prezzo della Crisi del 16-07-2010: 'Bentornato boemo…'
di Daniele Nalbone per controlacrisi.org
Sedici anni dopo quel Foggia-Napoli 0-1, ultima partita del campionato 1993-94, torna Zemanlandia. Torna quel trio terribile, Pasquale Casillo presidente, Giuseppe Pavone direttore generale, Zdenek Zeman allenatore, che nella prima metà degli anni novanta fece sognare Foggia e tutto il sud Italia. Quel Foggia fu il primo miracolo del calcio “moderno”. O forse l’ultimo di un calcio “all’antica”. Padre del Chievo di oggi, partito da un quartiere di Verona e arrivato fino alla Champions League, o figlio del Verona di Bagnoli che nell’85 riuscì a portare il tricolore 15 anni dopo il Cagliari di Gigi Riva fuori da una città che non fosse Milano, Torino, Roma o Napoli? Forse lo scopriremo solo a fine stagione, quando sapremo se il boemo riuscirà a riportare il Foggia in serie B. In quel caso, e solo in quel caso, potremo capire se, nel calcio delle Pay Tv e della Tessera del Tifoso, di curve desolatamente sempre più vuote e divani comodamente sempre più pieni, c’è ancora posto per la difesa a zona altissima, i terzini che spingono come ali, un centrocampo fatto di un regista e due incursori e di un tridente velocissimo. Insomma, del 4-3-3 zemaniano. Allora sapremo se i calciatori di oggi hanno ancora la voglia di salire e scendere i gradoni delle tribune sotto il sole di agosto. Ma, soprattutto, capiremo se il boemo, in campo, è ancora il boemo. Perché fuori dal terreno di gioco, di questo, non c’è dubbio.
«Il calcio deve uscire dagli uffici finanziari e dalle farmacie». Calciopoli era ancora lontana quando il boemo fece tremare le pareti dei vertici calcistici, politici e finanziari del nostro paese. Da allora, Zeman fu messo ai margini del calcio, troppo pericoloso avere in panchina, ogni domenica, una simile persona, più che un simile tecnico. Ma lui non se n’è mai fatto un problema. Ha allenato la Roma e la Lazio e, con la stessa umiltà, il Lecce o l’Avellino. Non sempre portando a casa grandi risultati, ma lasciando ovunque, tra la gente, una immagine pulita di sé stesso. Parlare di un allenatore che torna laddove, sedici anni fa, è riuscito a far sognare potrebbe sembrare fuori luogo in un simile momento, dove ci sono problemi molto più seri di quanto accade su un campo di pallone. Ma parlare di Zeman oggi, nel giorno in cui Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha denunciato che «la mafia controlla il mondo del calcio» ha un forte valore. «Da sempre le mafie hanno controllato sul territorio le squadre di calcio» ha spiegato Don Ciotti «e oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi». Ecco, quindi, che poter salutare il ritorno di una persona come Zeman in questo calcio, non può che far bene a tutto un sistema sempre più lontano dalla gente. Bentornato boemo. Abbiamo ancora negli occhi quel Lecce-Parma 3-3 del 2007 quando, infastidito dal fatto che i tuoi giocatori avevano smesso di attaccare, accontentati di quel risultato che andava bene a entrambe le squadre, ti sei alzato dalla panchina e hai voltato le spalle al campo.

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