Prezzo della Crisi del 06-07-2010: 'Bersani mette in guardia, «non vorrei arrivasse Chavez»'
Il segretario del Pd, parlando della degenerazione della politica in atto in Italia, tira in ballo a sproposito il presidente venezuelano.
Dando dimostrazione di superficialità e provincialismo.
di Vittorio Bonanni per controlacrisi.org
Forse ironicamente più volte avremmo detto che nelle condizioni drammatiche in cui versa il nostro Paese la soluzione ci sarebbe se ci fossero all’interno delle nostre forze armate degli elementi progressisti. Paragonando così l’Italia al Portogallo di Caetano e Salazar o al Venezuela pre Chavez. Ma ovviamente si tratta di uno scherzo, di un’affermazione che non ha alcuna possibilità di essere concretizzata. E soprattutto non intende affatto banalizzare l’esperienza del presidente venezuelano. Anzi. Oggi invece il segretario del Pd Pierluigi Bersani questo pensiero lo ha reso pubblico. «Non vorrei che dopo Berlusconi arrivi Chavez», sottolineando la necessità di «ripristinare i concetti base della democrazia parlamentare perchè non si può più andare avanti a colpi di decreti, fiducie e telefonate riparatrici. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno». Quello che dispiace è il pressappochismo e il provincialismo con il quale il leader del principale partito d’opposizione affronta delicati temi di politica internazionale. Chavez e il suo movimento non possono essere liquidati come un fenomeno negativo e dittatoriale. Eletto presidente nel 1998 ed in carica dal 2 febbraio del ’99, è stato protagonista di un grande sforzo politico per migliorare le condizioni di vita della popolazione, intervenendo su problemi enormi come l’istruzione, la sanità, la malnutrizione ed altri mali sociali. Ha di fatto nazionalizzato l’industria petrolifera, i cui proventi prima del suo arrivo andavano direttamente nelle tasche delle multinazionali statunitensi. E’ stato rieletto regolarmente nel 2000 e nel 2006 dopo aver sventato nel 2002 un colpo di stato organizzato dall’opposizione aiutata dagli Stati Uniti. Ha dato impulso ad un grande movimento di riscatto continentale meglio noto come “rinascimento latinoamericano”. Non è esente da tentazioni caudilliste e cesariste ma non c’è dubbio che le condizioni generali del Venezuela sono decisamente migliorate in questo decennio e soprattutto Chavez è sempre stato eletto regolarmente e democraticamente. Forse prima di fare certe affermazioni Bersani dovrebbe informarsi meglio e non fare propri luoghi comuni infondati. E soprattutto non considerare un ipotetico Chavez italiano come una naturale ed eventuale evoluzione negativa di Berlusconi.
Dando dimostrazione di superficialità e provincialismo.
di Vittorio Bonanni per controlacrisi.org
Forse ironicamente più volte avremmo detto che nelle condizioni drammatiche in cui versa il nostro Paese la soluzione ci sarebbe se ci fossero all’interno delle nostre forze armate degli elementi progressisti. Paragonando così l’Italia al Portogallo di Caetano e Salazar o al Venezuela pre Chavez. Ma ovviamente si tratta di uno scherzo, di un’affermazione che non ha alcuna possibilità di essere concretizzata. E soprattutto non intende affatto banalizzare l’esperienza del presidente venezuelano. Anzi. Oggi invece il segretario del Pd Pierluigi Bersani questo pensiero lo ha reso pubblico. «Non vorrei che dopo Berlusconi arrivi Chavez», sottolineando la necessità di «ripristinare i concetti base della democrazia parlamentare perchè non si può più andare avanti a colpi di decreti, fiducie e telefonate riparatrici. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c’è libertà per nessuno». Quello che dispiace è il pressappochismo e il provincialismo con il quale il leader del principale partito d’opposizione affronta delicati temi di politica internazionale. Chavez e il suo movimento non possono essere liquidati come un fenomeno negativo e dittatoriale. Eletto presidente nel 1998 ed in carica dal 2 febbraio del ’99, è stato protagonista di un grande sforzo politico per migliorare le condizioni di vita della popolazione, intervenendo su problemi enormi come l’istruzione, la sanità, la malnutrizione ed altri mali sociali. Ha di fatto nazionalizzato l’industria petrolifera, i cui proventi prima del suo arrivo andavano direttamente nelle tasche delle multinazionali statunitensi. E’ stato rieletto regolarmente nel 2000 e nel 2006 dopo aver sventato nel 2002 un colpo di stato organizzato dall’opposizione aiutata dagli Stati Uniti. Ha dato impulso ad un grande movimento di riscatto continentale meglio noto come “rinascimento latinoamericano”. Non è esente da tentazioni caudilliste e cesariste ma non c’è dubbio che le condizioni generali del Venezuela sono decisamente migliorate in questo decennio e soprattutto Chavez è sempre stato eletto regolarmente e democraticamente. Forse prima di fare certe affermazioni Bersani dovrebbe informarsi meglio e non fare propri luoghi comuni infondati. E soprattutto non considerare un ipotetico Chavez italiano come una naturale ed eventuale evoluzione negativa di Berlusconi.
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