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«Il “miracolo” campano è fallito. Ma i grandi media non ne parlano»
Intervista a Antonio Musella, Laboratorio Insurgencia di Napoli e Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano

di Daniele Nalbone (Liberazione del 24 settembre 2010)
Sembra quasi fatto apposta. Nel giorno in cui, “Per Liberazione”, intervistiamo Antonio Musella del Laboratorio Insurgencia di Napoli e del Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano, Guido Bertolaso torna a parlare dell’emergenza rifiuti in Campania. O meglio, della “non emergenza” visto che, come ha dichiarato ieri il capo della Protezione Civile, «abbiamo fatto cinque discariche, avviato la raccolta differenziata e aperto l’impianto di Acerra: non si capisce perché a Napoli, oggi, ci sia spazzatura nelle strade».

Giriamo ad Antonio la domanda che si pone Bertolaso: perché a Napoli, oggi, c’è ancora spazzatura per le strade?
Iniziamo col dire che la situazione dei rifiuti per le strade non è così grave come nel 2008. Ma questo non gioca sicuramente a favore del duo Berlusconi&Bertolaso. Quello che da allora ad oggi è stato fatto per fronteggiare l’emergenza rifiuti è stato costruire, a suon di manganellate e con l’intervento dell’esercito, un inceneritore in quel di Acerra e di aprire altre sette, e non cinque, discariche. In poche parole, hanno semplicemente “spostato” i rifiuti, togliendoli dagli occhi della gente. Contestualmente, nel febbraio 2010, con una raccolta differenziata allora come oggi ferma al di sotto del 20% ma soprattutto senza alcuna gestione sostenibile dei rifiuti, è stata dichiarata terminata, con ordinanza di Protezione Civile, l’emergenza rifiuti in Campania. Tutto ciò per spegnere i riflettori sulla questione e far si che Berlusconi&Bertolaso potessero raccontare a un paese disinformato ad arte che, insieme al “miracolo aquilano”, era stato portato a termine il “miracolo campano”.

Un miracolo falso, però…
Esattamente. E a denunciarlo non sono i movimenti o i comitati territoriali che continuano la loro lotta instancabilmente ma gli amministratori locali, tra i quali il presidente della Regione, Stefano Caldoro, e quello della Provincia, Luigi Cesaro, entrambi del Pdl. Ovviamente perché costretti all’angolo dalla cittadinanza. Peccato, però, che a queste denunce non sia seguito nessun piano rifiuti e che tra pochi mesi tutte le discariche saranno sature. Ebbene, in questo scenario, l’unica soluzione prospettata dal governo nazionale è l’ampliamento di quelle discariche, l’apertura di nuove e la costruzione, entro 48 mesi, di altri due inceneritori. Dopo il fallimento del “miracolo aquilano”, quindi, siamo al cospetto del fallimento di quello campano. E non è un caso che di tutto ciò, sulle tv nazionali e sui grandi organi di stampa, non vi sia traccia.

Hai tirato in gioco la partita dell’informazione, legata strettamente a quella delle lotte territoriali. I contributi pubblici per l’editoria rischiano di essere tagliati dietro motivazioni economiche che, invece, nascondono chiari intenti politici: eliminare il pluralismo dell’informazione. Vista “dal basso”, come giudichi questa situazione?
Intanto ritengo fondamentale un impegno generale, che parta anche dal basso, affinché le poche voci libere presenti in questo paese possano continuare a svolgere il loro importante lavoro di “sovvertire” un mondo, quello dell’informazione, più intento alle case di Montecarlo o agli altarini del Premier piuttosto che alla situazione di crisi in cui versa il nostro paese. E’ così, narrando di vicende lontane dalla vita reale delle persone, che si fa un uso della politica e del “giornalismo” come strumento di costruzione dell’opinione pubblica mentre gli organi di informazione che si dicono meno allineati sono ormai un mix tra rotocalco rosa e giornalismo futile. E’ per questo che, insieme al pluralismo dell’informazione, nella difesa della “stampa libera” è in gioco una battaglia più complessiva che riguarda la nostra democrazia: una battaglia che ha bisogno di una forte offensiva dal basso, anche per quanto riguarda l’informazione.

Fai riferimento a un giornalismo “di territorio”, che ripensi, in un certo senso, al modo stesso di narrare gli avvenimenti?
Esattamente. Esempi come il sito globalproject.info sono la prova, visto il numero di contatti giornalieri che registra, di come la gente ha fame di un’informazione diversa e facilmente accessibile. Napoli e la Campania, in questo, ne sono l’esempio lampante. Per i media mainstream vige una legge intoccabile: tutto ciò che accade in Campania, deve restare in Campania. E’ per questo che, mentre La Repubblica di Napoli, da settimane, apre la propria edizione con l’emergenza rifiuti, a livello nazionale di questo vero e proprio dramma non c’è traccia. Lo stesso dicasi per il Corriere della Sera: da mesi Il Corriere del Mezzogiorno, anch’esso di proprietà del gruppo Rcs, sta raccontando, ovviamente a modo suo, l’emergenza monnezza, ma sulla testata maggiore niente. Perché questi giornali non raccontano che l’inceneritore continua ad emettere solo veleni e che il suo funzionamento è praticamente nullo? Perché non sottolinea come un’intera popolazione, da Chiaiano ad Acerra, da Terzigno a Boscoreale, è in costante lotta contro le continue decisioni che, dall’alto, piovono e minacciano i nostri territori? E’ necessario che i movimenti possano raccontarsi in prima persona, oltre che essere raccontati correttamente. Per far ciò, però, è fondamentale l’appoggio dei media liberi, indipendenti come Liberazione e, inevitabilmente, della sinistra.
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