Prezzo della Crisi del 27-01-2011: 'Dove va l’informazione Unita contro la crisi?'
«Interessante». «Storico». «Nuovo». «Spartiacque». Ma anche «vecchio». «Autoreferenziale». «Politico». «Parziale». Se i primi quattro commenti sul percorso di uniticontrolacrisi, «spazio comune» come lo hanno definito Luca Casarini (centri sociali nordest) e Gianni Rinaldini (Fiom, Cgil che vogliamo) alla fine della due giorni di Marghera, li abbiamo letti e recepiti ovunque, quasi nessuno ha dato spazio e voce a chi nel percorso di uniticontrolacrisi non si riconosce, chi non lo condivide, chi è impegnato su altre pratiche. Ed è un peccato. È un peccato perché non raccontare tutto ciò che è in movimento, e appiattirsi solo su una parte di questo essere in movimento, è distruggere, in primis, uno dei punti cardine intorno al quale è stato aperto lo «spazio comune» di Marghera. Uniticontrolacrisi ha avuto un merito fondamentale in questo scenario: aver messo in pubblica relazione mondi e pensieri diversi. Aver cercato una sintesi, se ci si riuscirà lo vedremo più avanti, fra lavorismo e movimentismo. Ha trovato nella Fiom un interlocutore attento e interessato, arrivando addirittura a far parlare un sindacalista metalmeccanico come Maurizio Landini di reddito di cittadinanza come arma anti-ricatto padronale. E non è poco. In questo spazio, iniziato con un appello individuale di una serie di soggetti, sono entrate molte personalità e molte realtà, altre lo hanno attraversato, diverse ne sono state incuriosite. Poche, però, hanno avuto il coraggio, che poi coraggio non è, di raccontarlo a 360°. Per farlo, avremmo dovuto ascoltare e leggere tutto ciò che non si è palesato a Marghera e solo così provare a “essere tutto” veramente. Si è invece preferito fare una semplice cronaca, per quanto approfondita e attenta, relegando all’invisibilità tutto ciò che non si è unitocontrolacrisi. E questo, per un’informazione in crisi, che deve agire in un momento di crisi, che vuole relazionarsi attivamente con le realtà in lotta contro la crisi, è un limite da superare. Una parte, per quanto importante, non è “tutto”. Uniticontrolacrisi non è il movimento in lotta (e non vuole esserlo) ma una parte importante e significativa dei movimenti in lotta. Uniticontrolacrisi non è il sindacato conflittuale ma una parte importante e significativa del sindacalismo conflittuale. E resistente. Per questo dobbiamo provare, proprio a partire dalla comunicazione, e l’esperienza del laboratorio “Comunic/azione e lotte” in materia tenutosi a Roma lo scorso 15 gennaio ne è la prima applicazione, a mettere insieme, partendo dall’informazione, tutte le pratiche e le idee di lotta in corso senza appiattirsi esclusivamente su una parte di questo emisfero. Dove per informazione è inteso tutto ciò che è narrazione di queste pratiche. Poco importa, quindi, se i soggetti partecipanti a un percorso di incontro-confronto mediatico siano organi storici quali Il Manifesto, siti come controlacrisi.org o globalproject.info, blog come abitarenellacrisi.noblogs.org o esperienze giornalistiche come Lotte (inserto “dal basso” di Liberazione). Poco importa se siano testate registrate o semplici “virus informativi” in un sistema di narrazione sempre più appiattito. Mettere insieme le pratiche (giornalistiche, in questo caso) è difficile e scomodo perché, per farlo, ci si deve spogliare delle proprie vesti e mettersi in gioco veramente. Ma oggi siamo, al cospetto di questa crisi, tutti nudi. Perché non guardare questo “dramma comune” come un primo passo per una narrazione aggregata contro la crisi?
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