Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 17:41
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Prezzo della Crisi del 04-01-2011: 'Per chi crede alla Befana'
di Stefano Galieni
“Disturbo della quiete pubblica” questa la motivazione con cui quasi un centinaio di agenti di polizia in assetto antisommossa sono intervenuti questa mattina per sgomberare il centro sociale Sos Fornace a Rho, nell’hinterland milanese. Credere a tali ragioni, alle presunte lamentele di chi abita nelle vicinanze dello stabile è, di questo periodo equiparabile al credere alla befana. Con la differenza che mentre la coreografica vecchietta, se andava male portava, a detta della legenda, carbone, la polizia ha portato più fastidiose manganellate e lanci di lacrimogeni per disperdere i circa 30 ragazzi presenti nel centro al momento dell’irruzione. “La Fornace” è uno di quei posti a Milano che non piacciono soprattutto al vice sindaco De Corato, ma che risulta oltremodo sgradito al traballante sindaco di Rho Roberto Zucchetti, vicino alla Compagnia delle Opere. Come mai tanta fretta infatti nello sgomberare durante il periodo festivo? Tante le illazioni. Intanto il sindaco non ha più maggioranza e alla riapertura del consiglio comunale potrebbe doversi presentare dimissionario, ma questo è solo un aspetto. Si dia il caso che il signor Zucchetti sia proprietario di diversi terreni vicini all’area in cui sorge il centro e che già in passato abbia tentato di modificarne destinazione d’uso da terreno agricolo in terreno edificabile. Uno degli appezzamenti sorge a soli 10 mt dallo stabile sgomberato. Le procedure adoperate per tali cambiamenti erano state anche oggetto di denuncia, con tanto di regolare esposto ai Carabinieri fatto da parte degli occupanti della Fornace. Gli occupanti del resto, in nome dell'attività sociale riconosciuta non solo nel paese, avevano da tempo cercato una interlocuzione con la giunta e il consiglio comunale di Rho trovando sensibilità anche da parte di esponenti del centro destra Promesse, rinvii, mentre il centro, un vecchio stabile in disuso, era teatro di iniziative di ogni tipo dal raduno degli hacker del 2009 al recente festival no expo (maggio 2010). E, nonostante le smentite del Comune sembra proprio l'insistere dei ragazzi e delle ragazze del centro con la denuncia delle speculazioni connesse al grande affare del 2015 ad aver contribuito ad aumentare la fretta e la solerzia delle autorità. Si perché uno spazio in cui si fa informazione seria e circostanziata rispetto a quello che si preannuncia come un grande saccheggio, non c'è che dire da fastidio e la cosa migliore da fare – si sarà pensato – è approfittare della pausa natalizia per risolvere alla radice e con le brutte il problema. Il proprietario dello stabile ne rientra in possesso, anche se probabilmente sarà presto abbattuto- meglio le macerie che la cultura – il sindaco risolve un po di problemi e riacquista consenso e da ultimo saltano anche gli “Stati Generali della Precarietà”, assemblee e seminari previsti per sabato 15 e domenica 16 gennaio sotto l'egida del Santo più invocato in Italia da anni, S. Precario. Mentre si cerca una sede per poter comunque effettuare gli incontri previsti, e mentre si è organizzata una manifestazione di protesta, sorge la necessità di ragionare attorno ad una questione che è a Milano estremamente di attualità. In tutta la Provincia, giunte che si sono dimostrate incapaci a governare, che non offrono risposte ad una crisi che distrugge progressivamente posti di lavoro ed esistenze, continua l'opera di distrazione di massa. Non più soltanto i campi rom come spazi da indicare come nefasti per il vivere comune, non più solo assembramenti o proteste di migranti da isolare ma i centri sociali come luoghi di perdizione, di eversione e di rovina per le nuove generazioni. Distruggerli per lasciare spazio al deserto politico e culturale in cui si vuole condannare l'intero Paese e se poi ci si guadagnano anche milioni di euro in terreno da cementificare i padroni del vapore, gentilmente ringraziano. Con buona pace della befana.

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