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SPECIALE: 'Pesa la crisi, rielezione difficile'
SPECIALE: 'Pesa la crisi, rielezione difficile'

di Marcello Campo

WASHINGTON - "La mia rielezione sarà dura: l'economia sta uscendo da una recessione mondiale". Barack Obama, nel corso di una cena elettorale in una casa privata di Georgetown, a Washington, ammette quanto sarà difficile tornare alla Casa Bianca tra 14 mesi. Per la prima volta in modo così esplicito, il presidente esprime la preoccupazione di non farcela.

Lo fa al termine di una giornata importante, in cui i droni hanno fatto fuori uno dei più pericolosi terroristi di Al Qaida. Si tratta dell'ennesimo successo di un presidente, di un 'comandante in capo' che in passato era accusato di essere un debole sul fronte della sicurezza e che invece, proprio su questo fronte, non teme ora confronti. Ma Obama sa bene che le prossime elezioni saranno decise dall'economia, non dalla guerra ai fondamentalisti islamici. Così non gli rimane che lanciare un appello alla mobilitazione generale: "L'unico modo per essere rieletto è fare in modo che tutti voi vi impegnate a questo scopo. Spero che siate pronti a un anno di duro lavoro", spiega ai suoi supporter che in questa casa lussuosa di un medico hanno pagato circa 13mila dollari solo per ascoltarlo e cenare con lui. L'uscita a sorpresa di Obama, che per la prima volta ammette la possibilità di non essere rieletto, viene interpretata come una sapiente mossa elettorale per sferzare i suoi sostenitori, così come pure, in parallelo, la passeggiata mediatica il giorno prima della first lady Michelle, immortalata con un carrello e look molto casual a fare la spesa in un supermercato come una qualsiasi massaia americana.

Malgrado le difficoltà, i suoi elettori sanno che comunque possono contare sulla voglia di combattere del presidente. Anche stavolta, Obama tira fuori gli artigli per attaccare il partito repubblicano: "Vogliono abrogare tutte le leggi che tutelano l'ambiente, ridurre il ruolo dello stato in settori strategici come la scuola, la ricerca e l'innovazione e fondamentalmente permettere alle forze più potenti di questo Paese di scriversi le loro regole a loro piacimento". Poi, in un crescendo, Obama sottolinea che questo non può essere il futuro dell'America: "Siamo un popolo che vuole unire i suoi sforzi per mettere in comune i sacrifici e anche le opportunità".

Obama rivendica il merito di aver portato a termine grandi e importanti riforme, tuttavia ammette anche di non essere riuscito a scalfire l'immagine negativa di Washington, intesa come il simbolo di un potere politico troppo spesso corrotto e inconcludente: "In questi due anni e mezzo, alla Casa Bianca abbiamo fatto grandi cose, dalla stabilizzazione del mercato finanziario, alla riforma della sanità, dall'abrogazione del 'don't ask don't tell' (la legge omofoba che impediva l'accesso nell'esercito ai gay), all'uguaglianza salariale. Sono orgoglioso di tutto ciò, ma quello che non abbiamo fatto è aver cambiato Washington, fare in modo che questa città la politica americana lavori in nome di tutti, in modo che tornino a credere al sogno americano.

Oggi invece la gente ha perso fiducia. Ma è questo che ora bisogna cambiare. Dobbiamo recuperare l'entusiasmo e l'impegno che ci fu nel 2008. Questa é la nostra sfida nel 2012. E non posso farlo da solo, ma ho bisogno del lavoro di ognuno di voi, per ridare al nostro popolo il sogno americano".

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