Martedì 18 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento 16:26
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UN PESSIMO SEGNALE
Insieme alla violenza che ha sfigurato il grande, pacifico corteo del 15 Ottobre, è scattato il timer del "partito della paura", ha ripreso quota la voglia di leggi speciali (il ministro Maroni), è resuscitata la legge Reale (Antonio Di Pietro). Fino al divieto opposto alla Fiom di svolgere, il 21 di ottobre, il suo corteo. E' il day-after dell'incendio romano, l'annuncio del più classico deja-vu: la spirale violenza-repressione. Sui gravi incidenti di Roma pesa ora l'arretramento del confronto politico. Non si sa fino a che punto saranno colpiti i responsabili della rovinosa guerriglia urbana, ma si vede già quel che rischia di rovesciarsi contro un'opposizione, reticolare e popolare, faticosamente costruita negli ultimi anni con il precipitare della crisi economica. Negare il corteo alla Fiom è un pessimo segnale. La parte più combattiva del sindacato metalmeccanico, capace di svelare il gioco di Marchionne, interessata a connettersi con esperienze sociali molto diverse non ha il permesso di sfilare per le strade della capitale. Impensabile fino a ieri.
L'attenzione generale si è concentrata, come un fulmine, sull'ipotesi di nuove leggi di ordine pubblico e nessuno più cita le ragioni che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone, certamente più rappresentative (anche elettoralmente) delle urgenze e delle speranze del paese di quanto ormai non lo siano i nostri rappresentanti in parlamento. Né il governo, né l'opposizione si sono dimostrate in grado di dare risposte (nel caso del centrodestra), o di interpretare le domande (sul versante del centrosinistra) di un disagio crescente. E la caccia al black-bloc suona come un insperato, insuperabile strumento di distrazione di massa.
I dati testimoniati ieri dalla ricerca della Caritas (più di 8 milioni di poveri e un aumento del 20 per cento tra i giovani sotto i 35 anni), o le ragioni della manifestazione annunciata per oggi dagli agenti di polizia (una colletta per i soldi della benzina) sono le due facce dello sfascio italiano, parlano del filo sottile sul quale sta ancora in equilibrio la convivenza civile. L'aggravamento della crisi, le misure della prossima manovra finanziaria, la probabile campagna elettorale accentuano e autorizzano la preoccupazione di una tenuta democratica.
Del resto il crescente distacco tra il protagonismo della società e la sorda tracotanza della classe dirigente (governativa e imprenditoriale) può accelerare il prosciugamento anche del residuo patrimonio di impegno e di speranza nel cambiamento del nostro disastrato paese. Che ancora civilmente sopporta di essere rappresentato da un simile presidente del consiglio. L'ultima immagine ce lo mostra mentre spiega, parlando con il faccendiere Lavitola, come andrebbe raddrizzata la situazione politica: portare milioni di persone in piazza, far fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediare il giornale nemico. Il programma del black-bloc di palazzo Chigi chiarisce bene perché l'anomalia italiana può anche degenerare nello sfascismo generale.
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