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I veri orfani di Silvio

Partendo dal presupposto che la carriera politica di Silvio Berlusconi sia ormai volta al termine, la nuova era che si apre per l’umanità non sembra godere dei migliori auspici. C’è da spezzare una lancia verso un elenco interminabile di nuovi disoccupati che per 17 anni – qualcuno a fasi alterne – hanno vissuto grazie all’esistenza del Cavaliere. Non ci si riferisce ai Capezzone, ai Minzolini e alla solita tappezzeria da monarca (quelli si riciclano contando tanto sulla memoria effimera che ci attanaglia, quanto su una lunga esperienza in fatto di cambio di casacca), ma a coloro la cui vita è stata caratterizzata da una costante, ossessiva, quasi morbosa estetica antiberlusconiana. Ci si riferisce a coloro che non potendo e non volendo contestare il presupposto ideologico su cui il regime italiano si è retto e che probabilmente è destinato solo a mutarsi nella forma, ne hanno di fatto rafforzato la sostanza. Si cominci con il pensare al mondo della tv e della carta stampata. Sarà un compito arduo riempire le prime 12 pagine di Repubblica in assenza delle porno intercettazioni del premier, dei contatti col mondo torbido e squallido degli inaffondabili faccendieri alla Lavitola. A meno che un bel delitto ogni 15 giorni non permetta di gettarsi a capofitto in pseudo inchieste, laddove il cronista si sostituisce in maniera affatto imparziale al magistrato di turno. Due sole alternative, la prima ridurre le pagine – quindi gli introiti pubblicitari – la seconda raccontare la realtà per quella che è, giungendo alla conclusione che la fine del Nemico non coincide con la fine della crisi.  E come faranno i Santoro e i Travaglio? Anni e anni passati a fustigare i costumi, a raccontare le miserie – vere o meno – di un mediocre anziano affetto da priapismo, interloquendo amabilmente con ospiti seri e competenti – sempre gli stessi 4 – di pseudo opposizione e ora? Il teatro chiude, bambole non c’è una lira si diceva sui palcoscenici dell’avanspettacolo del secolo scorso. A chi interesseranno più, che audience avranno le escort e i traffichini, i pentiti a fasi alterne altrimenti detti “collaboratori di giustizia”. Posti di lavoro gettati al vento, uomini sul lastrico senza né arte né parte. A chi possono interessare le grigie vite dei killer finanziari che intendono comandare in Italia soprattutto se protetti e coperti da una immunità super partes, chi potrà sognarsi di mettere a critica le scelte genocide del diritto dei Marchionne di turno. A sentirli parlare, i Draghi, i Monti e congrega simile si ottengono due effetti poco utili allo share. O ci si addormenta dopo pochi minuti o si sprofonda nel terrore e si cambia canale. E il grande fenomeno editoriale che deve nascita e fortuna al re del Bunga Bunga? Il Fatto quotidiano? Gran bel giornale, peccato che se uno lo acquista  e lo mette nella tasca sente il tintinnar di manette ad ogni passo. Verso quali polsi potranno dirigersi siffatti strumenti di costrizione? I ladri di polli non tirano, i reduci nemmeno, resterà qualche scandaluccio di regime da maneggiare con cura. E mica si potranno mettere a parlare dei furti e degli abomini compiuti mediante una onesta speculazione finanziaria? Quanto mancheranno in quelle riunioni di redazione le ultime trovate dell’armata del Cavaliere, saranno riunioni tristi, deprimenti, occhi lucidi alla disperata ricerca di una nuova ragione sociale ed editoriale per avere spazio e successo. Si certo c’è sempre la casta, ente generico e indefinito su cui lanciare strali. La via giudiziaria al liberismo muore con il capocomico, sarà dura anche per i tanti che ormai avevano stretto amicizie e standardizzato la propria vita negli uffici delle procure a caccia dell’ennesima indiscrezione. Ma sarà più complicato alzare il fronte dell’indignazione. Si magari una bella campagna per ridurre ancor di il numero dei parlamentari, delle assemblee elettive, tanto per togliere via col pretesto di piccoli risparmi, altri spazi di democrazia. Resteranno i privilegi ma coloro che occuperanno certe poltrone subiranno meno ingiurie, i loro posteriori sono più nobili e vale la pena mantenerli. Triste sarà la vita per gli apartitici apolitici, antipolitici vaffanculisti vari. Qualcuno si ricicla ma mancherà loro il totem nostrano, il barbablù con riporto e dentiera. Mica ci si può indignare con anziani signori che ci macelleranno in moderni mattatoi ma per il bene del paese?  Colpo esiziale anche ad una certa satira. Ridere del Pd Fa piangere, ridere dell’IdV o di Bossi non fa ridere, i Gasparri e i Cicchitto diventeranno  figure lontane nella memoria e allora come realizzare sketch decenti? Parlando di tagli al welfare e di privatizzazioni, di spese militari e di grandi opere. Difficile trovare battute decenti. Anche la politica risentirà in maniera forte del passaggio al terzo regime. Che c’azzecca ad esempio un Di Pietro in un contesto in cui Berlusconi non c’è più? Iin parlamento europeo il suo schieramento vota le stesse norme che dichiara di contrastare in Italia, i suoi parlamentari vagano per l’emiciclo alla ricerca disperata di un Berlsuconi da insultare. E nel Pd, in assenza di critica dei contenuti che mutazione attende un partito che ha tante anime quanti i suoi militanti? Come si potrà passare da un antiberlusconismo formale e girotondino a una critica sociale e radicale al modello di sviluppo insito nella Santa Alleanza che si prepara a governare il Paese? Poche alternative: o prevale la spinta di sinistra che nel basso si respira o decidono di trasformarsi tutti in cloni di Renzi, una mutazione genetica che metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa della specie. A meno che “miracolo” si decidesse, di comune accordo di parlare e di raccontare nella sostanza la crisi e di tornare ad essere soggetti di denuncia e di alternativa in grado di trovare soluzioni che poco hanno a che fare con gli ordini del FMI e della BCE.  

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