Prezzo della Crisi del 11-02-2011: 'Sono rom, non nomadi'
di Ylenia Sina
Sono da poco passate le 18 quando, in pochi minuti, Piazza del Campidoglio si riempie. Uomini, donne e bambini rom kosovari, macedoni, montenegrini, rumeni. Ci sono gli ex abitanti del Casilino 900, quelli del campo abusivo di via dei Cluniacensi, di via degli Amarilli, i rom che dopo essere stati sgomberati dal Casilino 700 vivono da oltre un anno nell’occupazione meticcia di Metropoliz. In pochi minuti la piazza si riempie di cartelli, striscioni e slogan contro il Piano Nomadi e contro una situazione che è diventata insostenibile. Una madre offre al flash di una macchina fotografica, non senza un po’ di imbarazzo, un cartello con la scritta «Vogliamo dare un futuro ai nostri figli» mentre due bambine alte poco meno di un metro portano al collo un foglio dove il messaggio è purtroppo chiaro: «di sgomberi si muore». In pochi minuti in Piazza del Campidoglio decine di rom regalano all’intera città una lezione di dignità alzando come scudi i propri cartelli, in faccia a decenni di politiche dei campi, discriminatorie e assistenzialiste. «Basta campi, case per tutti» è questa la grande forza che ieri sera ha sfidato il Campidoglio ed è arrivata fin sotto la Prefettura. Una manifestazione che è stata in grado non solo di raccogliersi intorno al dolore di quattro piccole vittime di politiche che basano il proprio guadagno sull’emarginazione e sull’emergenza, non solo di alzare la testa ed esigere quei diritti che in ogni parte del mondo sono dovuti, ma anche di dire che a tutti, rom e gadgè (non rom), italiani e migranti, deve essere garantito il diritto all’abitare. Un percorso che porterà le comunità rom della capitale a tornare in piazza sabato prossimo (19 febbraio) per la manifestazione contro gli Stati Generali di Alemanno dove la lotta per il diritto all’abitare, la necessità di utilizzare il patrimonio pubblico in dismissione per l’emergenza abitativa e l’opposizione al Piano Nomadi saranno alcuni dei punti all’ordine del giorno della protesta. Rom e gadgè in piazza insieme. Del resto è da oltre un anno che questa idea resiste nella Capitale, che sviluppa nuove possibilità di città meticcia. Da un lato sottrae spazi alla rendita, dall’altro scardina la limitata idea che i rom debbano vivere nei campi. Tutto questo, a Roma, è un luogo: l’occupazione dei Blocchi Precari Metropolitani, Metropoliz, la “fabbrica occupata” di via Prenestina. Anche ieri sera i rom che vivono al Metropoliz erano in piazza con i loro cartelli e la loro storia per continuare a dimostrare, come da un anno a questa parte, che i rom non sono una comunità da assistere ma persone con cui scendere in piazza e lottare. Una comunità che una casa, se messi alle strette, è anche capace di prendersela. Di occuparla. E con loro, decine di famiglie gadgè, non rom.
Sono da poco passate le 18 quando, in pochi minuti, Piazza del Campidoglio si riempie. Uomini, donne e bambini rom kosovari, macedoni, montenegrini, rumeni. Ci sono gli ex abitanti del Casilino 900, quelli del campo abusivo di via dei Cluniacensi, di via degli Amarilli, i rom che dopo essere stati sgomberati dal Casilino 700 vivono da oltre un anno nell’occupazione meticcia di Metropoliz. In pochi minuti la piazza si riempie di cartelli, striscioni e slogan contro il Piano Nomadi e contro una situazione che è diventata insostenibile. Una madre offre al flash di una macchina fotografica, non senza un po’ di imbarazzo, un cartello con la scritta «Vogliamo dare un futuro ai nostri figli» mentre due bambine alte poco meno di un metro portano al collo un foglio dove il messaggio è purtroppo chiaro: «di sgomberi si muore». In pochi minuti in Piazza del Campidoglio decine di rom regalano all’intera città una lezione di dignità alzando come scudi i propri cartelli, in faccia a decenni di politiche dei campi, discriminatorie e assistenzialiste. «Basta campi, case per tutti» è questa la grande forza che ieri sera ha sfidato il Campidoglio ed è arrivata fin sotto la Prefettura. Una manifestazione che è stata in grado non solo di raccogliersi intorno al dolore di quattro piccole vittime di politiche che basano il proprio guadagno sull’emarginazione e sull’emergenza, non solo di alzare la testa ed esigere quei diritti che in ogni parte del mondo sono dovuti, ma anche di dire che a tutti, rom e gadgè (non rom), italiani e migranti, deve essere garantito il diritto all’abitare. Un percorso che porterà le comunità rom della capitale a tornare in piazza sabato prossimo (19 febbraio) per la manifestazione contro gli Stati Generali di Alemanno dove la lotta per il diritto all’abitare, la necessità di utilizzare il patrimonio pubblico in dismissione per l’emergenza abitativa e l’opposizione al Piano Nomadi saranno alcuni dei punti all’ordine del giorno della protesta. Rom e gadgè in piazza insieme. Del resto è da oltre un anno che questa idea resiste nella Capitale, che sviluppa nuove possibilità di città meticcia. Da un lato sottrae spazi alla rendita, dall’altro scardina la limitata idea che i rom debbano vivere nei campi. Tutto questo, a Roma, è un luogo: l’occupazione dei Blocchi Precari Metropolitani, Metropoliz, la “fabbrica occupata” di via Prenestina. Anche ieri sera i rom che vivono al Metropoliz erano in piazza con i loro cartelli e la loro storia per continuare a dimostrare, come da un anno a questa parte, che i rom non sono una comunità da assistere ma persone con cui scendere in piazza e lottare. Una comunità che una casa, se messi alle strette, è anche capace di prendersela. Di occuparla. E con loro, decine di famiglie gadgè, non rom.
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