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Berlusconi, rito immediato Andrà a processo il 6 aprile - Anteprima Liberazione del 16 febbraio 2011
di Castalda Musacchio
Borrelli, ieri, si trovava davanti Palazzo Grazioli. ”No comment” ai giornalisti, ma la curiosità, certo, non poteva non mancare. «Che ci fa qui onorevole? Proprio oggi a Palazzo Grazioli?» .«Perché, forse, non si può?» è stata l’unica risposta. Eppure, il volto dell’ex pm era a dir poco raggiante. La notizia del rito immediato disposto dal giudice Lo Censo per il premier non è rimbalzata solo sui nostri media, con un tam tam in Rete, in meno di pochi secondi, ha fatto il giro del mondo. Del resto, è il primo caso in assoluto di un Presidente del Consiglio che viene processato per reati connessi alla prostituzione. La decisione del Gip, in effetti, era attesa, anche se non del tutto scontata. Di Censo non si è limitata solo ad accogliere la richiesta della procura ma ha anche motivato la sua decisione soffermandosi in particolare sulla questione più delicata e confermando la competenza del tribunale di Milano. Il 6 aprile il premier dovrà presentarsi al dibattimento rispondendo delle accuse di concussione e prostituzione minorile. Il giudice, del resto, ha precisato nero su bianco che non si è riferita alla «prova della responsabilità» bensì alla «fondatezza» dell’accusa. In pratica, ha ritenuto che le prove sono evidenti stabilendo che spetterà ad un Tribunale valutare o meno la colpevolezza dell’imputato. Ad aprile, il premier si troverà dunque a doversi difendere da un collegio composto, ironia della sorte, proprio da tre donne: Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri e proprio dopo che una, il pg Ilda Boccassini, ha condotto l’accusa nei suoi confronti ed un’altra, il gip Di Censo, lo ha rinviato a giudizio e per un procedimento che tutto si può dire tranne che non abbia a che fare con quel rapporto che il premier ha con il mondo femminile. «Una nemesi» l’ha soprannominata persino Famiglia Cristiana. Eppure, anche se non sarà «una nemesi», a dover affrontare la colpevolezza o meno del Presidente saranno tre ”toghe rosa”. A presiedere il collegio sarà Turri, già Gip del processo Vallettopoli, che sarà coadiuvata da Carmen d’Elia, giudice nel processo sulla truffa dei derivati e presente nel collegio che condannò l’avvocato Cesare Previti a cinque anni nell’ambito del processo Sme. Orsola De Cristofaro è stata, invece, giudice a latere nello stesso procedimento. Sempre, per ironia della sorte, toccherà inoltre ad altre tre donne giudicare Berlusconi anche per il processo Mills. Perché, quella che si apre sarà una settimana decisiva. Sono otto i processi pendenti e quattro, a parte quello che riguarda il Rubygate, quelli che ripartiranno a stretto giro di boa: quelli, appunto, che riguardano il caso Mills, Mediaset e Mediatrade. Ma è, naturalmente, sul Rubygate che tutti i riflettori sono puntati. Nel fissare per il 6 aprile l’inizio del dibattimento, Di Censo ha anche accompagnato la sua decisione con una serie di motivazioni che vanno dall’«evidenza» della prova alla connessione tra i reati contestati. In particolare, dal decreto del Gip, si evince che Ruby, Karima El Mahroug, e persino Maroni risultano essere «parti lese» nel provvedimento. Quest’ultimo è parte offesa in relazione al reato di concussione. Figurano come parti lese anche tre funzionari della Questura di Milano, il capo di gabinetto Pietro Ostuni, e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, i quali, secondo l’ accusa, avrebbero subìto pressioni dal premier. In linea teorica, dunque, la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del Viminale che, a sua volta, è parte lesa in relazione allo stesso reato di concussione contestato a Berlusconi. Insomma se ne vedranno delle belle, anche per capire quale strategia a questo punto tenteranno Ghedini e Longo. Se Alfano, il ministro della Giustizia, incita all’eversione, spetterà proprio ai legali del Premier sciogliere i nodi. Al momento, a parte il processo breve, a cui la Camera sta lavorando alacremente per evitare che Berlusconi venga giudicato anche negli altri tre processi, l’unica mossa prevedibile per la Difesa è dichiarare, sin da subito, un conflitto di attribuzioni. Strada comunque tutta in salita, dato che può essere o l’Avvocatura dello Stato o la commissione della Camera a farlo. Per quest’ultima i numeri non ci sono. E non è noto sapere, al momento, se l’Avvocatura sarebbe o meno disposta a difendere un presidente accusato di concussione e prostituzione. Altre due news: alla notizia del rito immediato Mediaset è crollata in Borsa. «Ora andremo in udienza» si sarebbe invece limitato a dire, con un sorriso a 36 denti, Edmondo Bruti Liberati della procura di Milano.