Prezzo della Crisi del 16-02-2011: 'Roma capitale della crisi, della precarietà e del cemento'
di Ylenia Sina
Un deposito Atac in disuso. Un appezzamento di terra coltivata tra i palazzoni della Capitale pronto a essere investito da una colata di cemento. Campi rom, attrezzati o abusivi, tendopoli cittadine. Un vecchio albergo abbandonato nel cuore della “Roma bene”. Caserme dismesse e terreni annessi incastrati in un tessuto cittadino al collasso. Eccola la città che si appresta a mettersi in vetrina durante gli Stati Generali, pronta ad essere venduta al miglior offerente. Ecco i “luoghi di resistenza” che, dall’inizio di questa settimana che culminerà con la manifestazione di sabato 19, la Roma dal basso ha tentato di sottrarre alla rendita. Così, se per assediare Della Valle e Tremonti, Berlusconi e la Marcegaglia riuniti nelle stanze del Palazzo dei Congressi dell’Eur bisognerà aspettare il 22 e il 23 febbraio, la Roma del sindaco Alemanno è già sotto attacco. Lunedì mattina è toccato al deposito Atac di Piazza Ragusa occupato dai Movimenti uniti contro la crisi. Per una giornata dalle finestre della struttura ormai chiusa da tre anni hanno sventolato gli striscioni dei movimenti per il diritto all’abitare e le bandiere dell’Unione Sindacale di Base rappresentate da un gruppo di lavoratori Atac. Lavoratori e senza casa insieme nel deposito perché ottenere “solamente” un tetto sulla testa non basta più in una città dove i servizi essenziali stanno per essere privatizzati. E quindi per essere sempre più costosi e meno fruibili. Perché anche la mobilità, sostenibile e a prezzi accessibili, è un diritto e contribuisce a difendere il diritto all’abitare. Non passano troppe ore dalla fine dell’assemblea pubblica di lunedì sera che chiude la giornata di occupazione del deposito Atac al picchetto antisfratto per difendere i contadini che vivono e lavorano nella tenuta di Acquafredda, tra l’Aurelia e la Boccea. Il sole del martedì non ha ancora illuminato Roma quando un gruppo di contadini sotto sfratto da parte del Capitolo di San Pietro, sostenuti da esponenti dei partiti politici della sinistra, attivisti dei centri sociali, sindacati e compagni solidali, hanno difeso dall’ufficiale giudiziario le terre che le proprie famiglie lavorano dagli anni trenta e le case in cui vivono da quando sono nati. Anche qui mani private non vedono l’ora di impossessarsene e i palazzoni che si stagliano all’orizzonte, oltre la tenuta, non sono altro che il destino di quelle terre se in contadini smettessero di resistere e venissero sfrattati. Non c’è posto per tutti in questa città. Non c’è posto per i campi nella capitale del cemento così come non c’è posto per i rom in questa società. Ma una città in vetrina non può permettersi razzismo e i principi di «legalità e solidarietà» per usare le parole di Alemanno riferite al Piano Nomadi, sono pronti a mostrarne l’aspetto accogliente. Ed è per questo che la denuncia del report “Casilino 900, parole e immagini di una diaspora senza diritti” realizzato e presentato martedì dall’Associazione 21 Luglio che mostra la condizione disastrosa in cui vivono oggi gli ex abitanti di Casilino 900 nei campi attrezzati del Piano Nomadi contribuisce all’assedio. Fino ad arrivare ad oggi. Stamattina Action ha occupato un ex albergo in via Romagna, nei pressi di Porta Pia. È così che 80 famiglie senza casa hanno messo a nudo, ancora una volta, l’emergenza abitativa in cui versa la Capitale. Infine venerdì pomeriggio (ore 17,30) Il Comitato cittadino per l’uso pubblico delle caserme e i Movimenti per il diritto all’abitare si riuniranno presso la caserma occupata di via del Porto Fluviale 12 per parlare del futuro degli oltre 80 ettari di proprietà pubblica che il Comune ha intenzione di vendere ai privati. Ecco Roma. Capitale della crisi, della precarietà e del cemento.
Un deposito Atac in disuso. Un appezzamento di terra coltivata tra i palazzoni della Capitale pronto a essere investito da una colata di cemento. Campi rom, attrezzati o abusivi, tendopoli cittadine. Un vecchio albergo abbandonato nel cuore della “Roma bene”. Caserme dismesse e terreni annessi incastrati in un tessuto cittadino al collasso. Eccola la città che si appresta a mettersi in vetrina durante gli Stati Generali, pronta ad essere venduta al miglior offerente. Ecco i “luoghi di resistenza” che, dall’inizio di questa settimana che culminerà con la manifestazione di sabato 19, la Roma dal basso ha tentato di sottrarre alla rendita. Così, se per assediare Della Valle e Tremonti, Berlusconi e la Marcegaglia riuniti nelle stanze del Palazzo dei Congressi dell’Eur bisognerà aspettare il 22 e il 23 febbraio, la Roma del sindaco Alemanno è già sotto attacco. Lunedì mattina è toccato al deposito Atac di Piazza Ragusa occupato dai Movimenti uniti contro la crisi. Per una giornata dalle finestre della struttura ormai chiusa da tre anni hanno sventolato gli striscioni dei movimenti per il diritto all’abitare e le bandiere dell’Unione Sindacale di Base rappresentate da un gruppo di lavoratori Atac. Lavoratori e senza casa insieme nel deposito perché ottenere “solamente” un tetto sulla testa non basta più in una città dove i servizi essenziali stanno per essere privatizzati. E quindi per essere sempre più costosi e meno fruibili. Perché anche la mobilità, sostenibile e a prezzi accessibili, è un diritto e contribuisce a difendere il diritto all’abitare. Non passano troppe ore dalla fine dell’assemblea pubblica di lunedì sera che chiude la giornata di occupazione del deposito Atac al picchetto antisfratto per difendere i contadini che vivono e lavorano nella tenuta di Acquafredda, tra l’Aurelia e la Boccea. Il sole del martedì non ha ancora illuminato Roma quando un gruppo di contadini sotto sfratto da parte del Capitolo di San Pietro, sostenuti da esponenti dei partiti politici della sinistra, attivisti dei centri sociali, sindacati e compagni solidali, hanno difeso dall’ufficiale giudiziario le terre che le proprie famiglie lavorano dagli anni trenta e le case in cui vivono da quando sono nati. Anche qui mani private non vedono l’ora di impossessarsene e i palazzoni che si stagliano all’orizzonte, oltre la tenuta, non sono altro che il destino di quelle terre se in contadini smettessero di resistere e venissero sfrattati. Non c’è posto per tutti in questa città. Non c’è posto per i campi nella capitale del cemento così come non c’è posto per i rom in questa società. Ma una città in vetrina non può permettersi razzismo e i principi di «legalità e solidarietà» per usare le parole di Alemanno riferite al Piano Nomadi, sono pronti a mostrarne l’aspetto accogliente. Ed è per questo che la denuncia del report “Casilino 900, parole e immagini di una diaspora senza diritti” realizzato e presentato martedì dall’Associazione 21 Luglio che mostra la condizione disastrosa in cui vivono oggi gli ex abitanti di Casilino 900 nei campi attrezzati del Piano Nomadi contribuisce all’assedio. Fino ad arrivare ad oggi. Stamattina Action ha occupato un ex albergo in via Romagna, nei pressi di Porta Pia. È così che 80 famiglie senza casa hanno messo a nudo, ancora una volta, l’emergenza abitativa in cui versa la Capitale. Infine venerdì pomeriggio (ore 17,30) Il Comitato cittadino per l’uso pubblico delle caserme e i Movimenti per il diritto all’abitare si riuniranno presso la caserma occupata di via del Porto Fluviale 12 per parlare del futuro degli oltre 80 ettari di proprietà pubblica che il Comune ha intenzione di vendere ai privati. Ecco Roma. Capitale della crisi, della precarietà e del cemento.
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