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COSTRUIAMO LA RETE DELL'ANTIMAFIA SOCIALE
Per perpetuare il racconto leghista di un meridione ricettacolo di ogni vizio pubblico, pozzo nero della spesa pubblica e malato incurabile di cattiva amministrazione, devono essere sapientemente occultate storie come quelle del Compagno Raffaele Muraca di Isola Capo Rizzuto.
Nella notte tra Sabato e Domenica la macchina del compagno Raffaele viene data alle fiamme perché, da dirigente del settore lavori pubblici del comune di Isola Capo Rizzuto, in continuità con l’azione della sindaco Girasole, è fermo nel suo impegno contro la speculazione edilizia in una zona ad alta intensità mafiosa.
In un territorio come quello crotonese, devastato dal degrado ambientale e dall’inquinamento, dove troppo spesso le istituzioni pubbliche sono latitanti oppure conniventi, l’esempio di Raffaele è il segnale di una Calabria diversa e resistente che sta nelle istituzioni salvaguardando l’interesse collettivo.
Il potere delle mafie è un complesso intreccio di poteri e complicità, un miscuglio indistinguibile di interessi economici, politici e malavitosi.
Ma basta un nodo per mandare in corto il sistema, basta un funzionario pubblico come Raffaele che ricostruisce il primato dell’interesse collettivo sul particolarismo malavitoso per indicarci che l’antimafia sociale è la strada giusta per ribaltare il blocco di potere che opprime la Calabria.
La rete dell’antimafia sociale è composta da tanti nodi, tutti fondamentali, vive di protagonismo sociale e democratico, di libertà e giustizia sociale. Percorsi diversi e ugualmente importanti che si sostanziano anche nella capacità di fare il funzionario pubblico per l’interesse pubblico, di fare come fa Raffaele giornalmente.

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