Prezzo della Crisi del 08-02-2011: '13 febbraio, il Rubygate e il grande rimosso maschile'
di Anna Maria Bruni
Mentre si avvicina a grandi passi quello che finora è stato caratterizzato come il giorno dell’indignazione femminile, che ribollirà in piazza il prossimo 13 febbraio, finalmente un uomo, dalle pagine del manifesto, denuncia “il grande rimosso”, ovvero il desiderio maschile. Perché di tutta questa vicenda scatenatasi con l’ennesimo Rubygate, esattamente come quando si parla della prostituzione da che mondo e mondo, si parla delle puttane e non dei clienti, la Questio per antonomasia qui sono le donne. Risucchiate dal mondo di plastica costruito dalla tv commerciale, per diventare di plastica anch’esse fra make up, liposuzioni e botulino anzitempo, spinte dalle famiglie o semplicemente dai facili quanto lauti guadagni, e sostenute dall’idea della “libera scelta”. Questo è il quadro, che facilmente alimenta l’idea che il problema siano le donne, come sono state e quello che sono diventate. Ma il punto è che discutere del contesto nel quale esse si muovono, aprirebbe contraddizioni che tanto a stento si vogliono affrontare che la maggior parte non riesce a riconoscerle neanche più.
Prendiamo la massa di partecipanti al Palasharp di Milano, protagonisti e pubblico. Quella che è stata definita dai maggiori media “una manifestazione borghese”. Già, perché fra i tanti intellettuali, politici, sindacalisti, giornalisti, così come per il vasto pubblico, potremmo mettere tutte e due le mani sul fuoco che si tratta di “gente per bene”. Ma il punto è che la gente per bene non alza il tappeto per levare tutta la polvere, e fare tanta pulizia da rovesciare la casa. E poi c’è di più. Se a destra il machismo è un vanto, ed è lì che si può trovare il bacino di invidiosi ululanti l’ennesimo “beato lui” riferito alle allegre serate, questa volta di Arcore, nell’universo del Palasharp, sostanzialmente sedicente di sinistra, fino alla sinistra più estrema, ancora non è dato trovare un uomo che guardi in faccia le proprie contraddizioni. Ma davvero però, non nella narrazione retorica dell’ovvio sostegno al femminismo.
A sinistra i problemi sono stati risolti. Semplicemente, con l’essere di sinistra. Questo è il viatico con quale gli uomini “di sinistra”, per lo più non si pongono proprio il problema. Salvo non averlo affatto risolto. Né quello che sembra un binomio inscindibile, tra sesso e possesso né, a cascata la questione eminentemente politica che questo pone ovvero libertà e potere. Che nel sesso trova semmai tutto l’universo istintuale e immaginifico che, se non rimosso, potrebbe aiutare un confronto che voglia andare davvero in fondo. Se in piazza il 13 vedessimo sfilare gli uomini, sapremmo che l’ennesimo Rubygate è finalmente diventato, questa volta, un’occasione di liberazione.
Mentre si avvicina a grandi passi quello che finora è stato caratterizzato come il giorno dell’indignazione femminile, che ribollirà in piazza il prossimo 13 febbraio, finalmente un uomo, dalle pagine del manifesto, denuncia “il grande rimosso”, ovvero il desiderio maschile. Perché di tutta questa vicenda scatenatasi con l’ennesimo Rubygate, esattamente come quando si parla della prostituzione da che mondo e mondo, si parla delle puttane e non dei clienti, la Questio per antonomasia qui sono le donne. Risucchiate dal mondo di plastica costruito dalla tv commerciale, per diventare di plastica anch’esse fra make up, liposuzioni e botulino anzitempo, spinte dalle famiglie o semplicemente dai facili quanto lauti guadagni, e sostenute dall’idea della “libera scelta”. Questo è il quadro, che facilmente alimenta l’idea che il problema siano le donne, come sono state e quello che sono diventate. Ma il punto è che discutere del contesto nel quale esse si muovono, aprirebbe contraddizioni che tanto a stento si vogliono affrontare che la maggior parte non riesce a riconoscerle neanche più.
Prendiamo la massa di partecipanti al Palasharp di Milano, protagonisti e pubblico. Quella che è stata definita dai maggiori media “una manifestazione borghese”. Già, perché fra i tanti intellettuali, politici, sindacalisti, giornalisti, così come per il vasto pubblico, potremmo mettere tutte e due le mani sul fuoco che si tratta di “gente per bene”. Ma il punto è che la gente per bene non alza il tappeto per levare tutta la polvere, e fare tanta pulizia da rovesciare la casa. E poi c’è di più. Se a destra il machismo è un vanto, ed è lì che si può trovare il bacino di invidiosi ululanti l’ennesimo “beato lui” riferito alle allegre serate, questa volta di Arcore, nell’universo del Palasharp, sostanzialmente sedicente di sinistra, fino alla sinistra più estrema, ancora non è dato trovare un uomo che guardi in faccia le proprie contraddizioni. Ma davvero però, non nella narrazione retorica dell’ovvio sostegno al femminismo.
A sinistra i problemi sono stati risolti. Semplicemente, con l’essere di sinistra. Questo è il viatico con quale gli uomini “di sinistra”, per lo più non si pongono proprio il problema. Salvo non averlo affatto risolto. Né quello che sembra un binomio inscindibile, tra sesso e possesso né, a cascata la questione eminentemente politica che questo pone ovvero libertà e potere. Che nel sesso trova semmai tutto l’universo istintuale e immaginifico che, se non rimosso, potrebbe aiutare un confronto che voglia andare davvero in fondo. Se in piazza il 13 vedessimo sfilare gli uomini, sapremmo che l’ennesimo Rubygate è finalmente diventato, questa volta, un’occasione di liberazione.
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