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Prezzo della Crisi del 23-03-2011: 'La maionese è impazzita!'
di Stefano Galieni
“Dopo il terremoto ci aspetta lo tsunami”. A lanciare questo simpatico allarme che certamente risulterà molto gradito al sense of houmor giapponese è il rombante ministro Maroni, uno di quelli che, in questa compagine degna delle compagnie teatrali di avanspettacolo, si è da tempo dato a numeri da circo equestre, con tutto il rispetto per due nobili tradizioni. Per Maroni il terremoto sono le rivolte arabe, lo tsunami, manco a farlo apposta è rappresentato dall’orda di invasori che si prepara a lasciare i tristi paesi natii per raggiungere un paradiso chiamato Padania. Con sprezzo del pericolo il gagliardo inquilino del Viminale, ha dichiarato che l’Italia potrà farsi carico di 50 mila persone per una protezione umanitaria, ha anche definito, con “abili calcoli matematici”, come potranno essere suddivisi nelle singole regioni scatenando semplicemente il panico. Il presidente piemontese Cota pretende di ridiscuterle perché a suo avviso, non si è tenuto conto di quanti migranti già sono presenti nelle singole regioni, da Milano il vice sindaco – si spera ancora per poco – De Corato, ha detto che nella sua città è presente il più alto numero di rifugiati d’Italia – a quando un bel duello rusticano con il sindaco di Roma che potrà vantare lo stesso primato? Si litiga su cifre supposte, Calabria e Sicilia sono già considerate troppo sovraccariche e sembrano per ora esentate da tale destino, per la Puglia è stata proposta l’ennesima tendopoli magari riaprendo il lager di Bari Palese. Il Presidente della Regione non vuole tende ma la possibilità di accogliere, anche in base all’ articolo del testo unico sull’immigrazione che garantisce protezione umanitaria in caso di emergenza in caso di gravi eventi nei paesi limitrofi. Una scelta giusta, in un quadro in cui tutto sembra virtuale. Potrebbero arrivare 50 mila profughi da un paese contro cui stiamo mandando l’orgoglio dell’aviazione militare a compiere missioni (di pace o di guerra?). Una guerra virtuale visto che i ministri giurano e spergiurano che i Tornado partono verso la Libia, tornano a missione compiuta ma senza sparare un colpo. Una guerra che non esiste quindi, perché preoccuparsi. Lo tsunami annunciato è frutto di una guerra virtuale? Arriveranno prima o dopo il giorno in cui i La Russa, i Frattini, i Berlusconi, i Calderoli riusciranno a dire la stessa cosa senza contraddirsi? Per fortuna che c’è il Pd che di contraddizioni non ne ha, anzi è ossessionato da un pensiero fisso, sulla guerra si vota si, a prescindere di chi la dichiara e di chi la subisce. Ma al ministero, quando poi si parla di profughi reali, regna una sorta di sindrome da maionese impazzita. Si prende a caro prezzo la gestione in Sicilia di un ex residence che ospitava militari americani di stazza a Sigonella, lo si dota di vigilanza armata e di videosorveglianza, lo si ribattezza “Villaggio della Solidarietà” e poi?... Uno immagina, beh, c’è congestione di presenze a Lampedusa si trasferiscono le persone che da giorni dormono all’addiaccio sul porto, in uno spazio almeno più confortevole. Accadrebbe in un Paese dotato di buon senso. Non si può, perché quelli che stanno a Lampedusa, i tunisini – ripete Maroni – sono clandestini, quindi non possono stare in un posto in cui c’è la possibilità di allontanarsi ad orari prestabiliti.:«Vanno identificati e risbattuti al proprio paese». E poi i tunisini non li vogliono neanche i sindaci di Mineo e dei paesi limitrofi, temono per l’ordine pubblico. E allora che fare? Semplice: si spostano le persone che stanno nei Cara di tutta la penisola a Mineo, anche se le loro pratiche sono a Gorizia piuttosto che a Foggia, anche se li si stanno costruendo un futuro. Restano liberi i posti che verranno occupati dai “clandestini” di Lampedusa che faranno richiesta di protezione umanitaria, cioè quasi tutti. E qui ogni autore satirico potrebbe decidere di cambiare mestiere: basti pensare che con questo giro di persone spedite come pacchi postali, da Gradisca di Isonzo, Gorizia, si è levato nei giorni scorsi un volo diretto a Catania con numero 3 (tre) richiedenti asilo. Ma dietro una guerra che chiama diritti umani il controllo delle risorse energetiche e dietro un annunciato esodo biblico, non c’è solo una classe politica misera e balbettante. Ci sono gli affari, quelli che permetteranno alle compagnie petrolifere di arricchirsi, quelli del commercio e dell’utilizzo delle armi – quanto costa il volo di un Tornado? – ma anche quelli più “umanitari”. Quando e se questa ennesima porcata finirà ci sarà da investire per la ricostruzione, già si odono costruttori ridere di fronte ai palazzi che crollano, intanto ci sarà la gestione dell’emergenza profughi, che si porterà via nell’ipotesi ministeriale qualcosa come 500 milioni di euro. E attenzione chi meglio della Protezione Civile potrà garantire trasparenza nella gestione di questo grande evento? Forse l’immarcescibile Bertolaso tornerà dal suo eremo da pensionato o forse ci saranno volti nuovi a gestire vecchie speculazioni.

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