Prezzo della Crisi del 29-03-2011: 'Par condicio. Se l’oggetto dell’informazione diventa soggetto'
di Anna Maria Bruni
Il fuoco incrociato del governo sulla democrazia già ampiamente provata del nostro paese non si ferma. E come fu per le elezioni dello scorso anno, alla soglia delle nuove elezioni amministrative ci riprova. Ad un soffio dallo stop alla possibilità di presentare nuovi emendamenti al regolamento sulla “par condicio” (mala tempora currunt tanto che anche il latino è stato ridotto alla sua parodia), per le amministrative del prossimo 15 maggio, parte l’attacco: talk show equiparati alle tribune elettorali. Il che equivale a dire, azzerati. L’anno scorso la maggioranza colse al volo la proposta di chiudere tutti i talk-show per l’intero mese precedente le elezioni, mentre ora mette direttamente i piedi nel piatto della proposta del presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli, rilanciando l’emendamento censorio.
Zavoli si era già battuto all’inizio del mese contro la precedente proposta di una conduzione dei talk show “a targhe alterne”, così i media avevano sintetizzato l’idea di alternare conduttori di tendenze politiche diverse alla guida dei noti programmi di approfondimento. Non solo il presidente della Commissione si era detto contrario, appoggiato dal presidente Rai Galimberti, ma per di più aveva”bacchettato” l’opposizione proprio per non aver svolto il suo ruolo in Commissione. La proposta era poi caduta per una evidente impraticabilità di gestione, e quindi ora “eccoli di nuovo”, e stavolta con la mano pesante.
Si tratta di un’ingessatura più raffinata della precedente, perché contro uno stop senza mezzi termini è facile gridare alla censura e alla repressione, ancorché l’unico a reagire fu Santoro, che inventò “Raiperunanotte” trasmessa sul web in diretta dalle piazze di Bologna. Ma questa volta la censura è più sottile, perché non si tratta di chiudere le bocche, in apparenza, ma addomesticarle dentro un format che non è il suo proprio. Come pretendere di portare un confronto politico dentro “la prova del cuoco”, insomma. Il Pd grida allo scandalo e si appella al presidente Zavoli, ma il senatore Vincenzo Vita, memore delle rampogne di inizio mese, prova a dire la sua, “pregando i colleghi del Pdl”, perché “ci pensino su per non dar luogo ad una battaglia aspra per la quale noi - attacca - siamo pronti a usare tutti gli strumenti a nostra disposizione”.
Cominciando col tornare in piazza. La proposta parte proprio dal segretario del Pd Bersani, che attacca contro “l'invasione dei tg da parte del premier, nonché proprietario di molti di quei tg”, immediatamente raccolta dall'associazione Articolo 21 che “si augura che, da subito, sia convocata una riunione aperta non solo alle forze politiche, ma anche a tutte quelle forze sindacali, professionali, sociali che hanno ancora a cuore l'articolo 21 della Costituzione e non vogliono rassegnarsi al regime dell'oscurità e dell'oscurantismo”. Con questo appello, il presidente dell'associazione Federico Orlando, il portavoce Giuseppe Giulietti, il segretario Tommaso Fulfaro e il direttore Stefano Corradino danno appuntamento per domani alle 13,30 davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, a palazzo San Macuto, insieme al Popolo Viola.
“Il regolamento annunciato dalla maggioranza nella sede della commissione di Vigilanza – si legge nell’appello - non si propone solo e soltanto di imbavagliare qualche programma e qualche giornalista sgradito al capo supremo, ma ha l'obiettivo di oscurare la pubblica opinione, affinché i cittadini non sentano e non vedano quanto sta accadendo e quante leggi porcata stanno per essere approvate. Di fronte a questa vera e propria emergenza democratica e costituzionale, è necessario mettere insieme, senza settarismi e senza confini di parte, quanti si sono ritrovati il 12 marzo scorso sotto la bandiera tricolore e con la Costituzione tra le mani”. Articolo 21, concludono, appoggerà “tutte le iniziative che la Federazione della Stampa, l'Usigrai, i singoli conduttori e conduttrici decideranno di promuovere, sino alle più clamorose ed inedite forme di protesta, compresa l'obiezione di coscienza contro norme ingiuste ed illiberali ed in contrasto palese con i valori racchiusi nell'a rticolo 21 della Costituzione”.
Forse è proprio questo il punto: una clamorosa ed inedita forma di protesta capace di alternativa. “Raiperunanotte” è stata, in questo senso, una risposta. Ad essa manca però la riappropriazione di chi finora è l’ “oggetto” dell’informazione come della comunicazione. Il salto sta nel “comunicarsi” come soggetti, tanto che questa diventerebbe la notizia, motore dell’informazione. Ciò che gli studenti italiani hanno affermato nel web, per esempio, e a cui quelli tunisini, o egiziani, o siriani oggi, fanno fare il salto dal virtuale al reale, materializzandosi in piazza, e svuotando i palazzi del potere.
Il fuoco incrociato del governo sulla democrazia già ampiamente provata del nostro paese non si ferma. E come fu per le elezioni dello scorso anno, alla soglia delle nuove elezioni amministrative ci riprova. Ad un soffio dallo stop alla possibilità di presentare nuovi emendamenti al regolamento sulla “par condicio” (mala tempora currunt tanto che anche il latino è stato ridotto alla sua parodia), per le amministrative del prossimo 15 maggio, parte l’attacco: talk show equiparati alle tribune elettorali. Il che equivale a dire, azzerati. L’anno scorso la maggioranza colse al volo la proposta di chiudere tutti i talk-show per l’intero mese precedente le elezioni, mentre ora mette direttamente i piedi nel piatto della proposta del presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli, rilanciando l’emendamento censorio.
Zavoli si era già battuto all’inizio del mese contro la precedente proposta di una conduzione dei talk show “a targhe alterne”, così i media avevano sintetizzato l’idea di alternare conduttori di tendenze politiche diverse alla guida dei noti programmi di approfondimento. Non solo il presidente della Commissione si era detto contrario, appoggiato dal presidente Rai Galimberti, ma per di più aveva”bacchettato” l’opposizione proprio per non aver svolto il suo ruolo in Commissione. La proposta era poi caduta per una evidente impraticabilità di gestione, e quindi ora “eccoli di nuovo”, e stavolta con la mano pesante.
Si tratta di un’ingessatura più raffinata della precedente, perché contro uno stop senza mezzi termini è facile gridare alla censura e alla repressione, ancorché l’unico a reagire fu Santoro, che inventò “Raiperunanotte” trasmessa sul web in diretta dalle piazze di Bologna. Ma questa volta la censura è più sottile, perché non si tratta di chiudere le bocche, in apparenza, ma addomesticarle dentro un format che non è il suo proprio. Come pretendere di portare un confronto politico dentro “la prova del cuoco”, insomma. Il Pd grida allo scandalo e si appella al presidente Zavoli, ma il senatore Vincenzo Vita, memore delle rampogne di inizio mese, prova a dire la sua, “pregando i colleghi del Pdl”, perché “ci pensino su per non dar luogo ad una battaglia aspra per la quale noi - attacca - siamo pronti a usare tutti gli strumenti a nostra disposizione”.
Cominciando col tornare in piazza. La proposta parte proprio dal segretario del Pd Bersani, che attacca contro “l'invasione dei tg da parte del premier, nonché proprietario di molti di quei tg”, immediatamente raccolta dall'associazione Articolo 21 che “si augura che, da subito, sia convocata una riunione aperta non solo alle forze politiche, ma anche a tutte quelle forze sindacali, professionali, sociali che hanno ancora a cuore l'articolo 21 della Costituzione e non vogliono rassegnarsi al regime dell'oscurità e dell'oscurantismo”. Con questo appello, il presidente dell'associazione Federico Orlando, il portavoce Giuseppe Giulietti, il segretario Tommaso Fulfaro e il direttore Stefano Corradino danno appuntamento per domani alle 13,30 davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, a palazzo San Macuto, insieme al Popolo Viola.
“Il regolamento annunciato dalla maggioranza nella sede della commissione di Vigilanza – si legge nell’appello - non si propone solo e soltanto di imbavagliare qualche programma e qualche giornalista sgradito al capo supremo, ma ha l'obiettivo di oscurare la pubblica opinione, affinché i cittadini non sentano e non vedano quanto sta accadendo e quante leggi porcata stanno per essere approvate. Di fronte a questa vera e propria emergenza democratica e costituzionale, è necessario mettere insieme, senza settarismi e senza confini di parte, quanti si sono ritrovati il 12 marzo scorso sotto la bandiera tricolore e con la Costituzione tra le mani”. Articolo 21, concludono, appoggerà “tutte le iniziative che la Federazione della Stampa, l'Usigrai, i singoli conduttori e conduttrici decideranno di promuovere, sino alle più clamorose ed inedite forme di protesta, compresa l'obiezione di coscienza contro norme ingiuste ed illiberali ed in contrasto palese con i valori racchiusi nell'a rticolo 21 della Costituzione”.
Forse è proprio questo il punto: una clamorosa ed inedita forma di protesta capace di alternativa. “Raiperunanotte” è stata, in questo senso, una risposta. Ad essa manca però la riappropriazione di chi finora è l’ “oggetto” dell’informazione come della comunicazione. Il salto sta nel “comunicarsi” come soggetti, tanto che questa diventerebbe la notizia, motore dell’informazione. Ciò che gli studenti italiani hanno affermato nel web, per esempio, e a cui quelli tunisini, o egiziani, o siriani oggi, fanno fare il salto dal virtuale al reale, materializzandosi in piazza, e svuotando i palazzi del potere.
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