Prezzo della Crisi del 07-03-2011: 'Veltroni e la Libia, le contraddizioni di un appello'
L’ex segretario del Pd bacchetta il suo partito e la sinistra perché non scende in piazza a fianco dei patrioti libici. E fa un infelice paragone con la manifestazioni contro la guerra in Iraq
di Vittorio Bonanni
Ieri Veltroni ha voluto approfittare della quasi assenza di mobilitazione di piazza sulla drammatica guerra che sta scuotendo la Libia, innescata dal regime di Gheddafi dopo la rivolta della popolazione in Cirenaica e accompagnata da una pesantissima repressione. Ha stigmatizzato i “brutti silenzi” dei suoi compagni di partito, lanciando dunque una frecciata a Bersani, e chiedendo una manifestazione a fianco dei patrioti libici. Di per sé non ci sarebbe nulla da ridire. I sit-in che ci sono stati, dove c’erano sia bandiere del Pd che di Rifondazione comunista, sono stati finora ben poca cosa di fronte alla tragedia che si sta consumando in quel Paese. Dunque ben venga una mobilitazione che stigmatizzi la repressione di Gheddafi e che chieda l’avvio di una trattativa tra ribelli e governo con l’Onu in veste di mediatore disinteressato, e sottolineiamo più volte questa parola. Ma la presa di posizione dell’ex segretario del Pd risulta ancora una volta strumentale e finalizzata ad interessi di bottega. Intanto, come hanno testimoniato gli oltre trecento messaggi che sono arrivati su facebook, si tratta di una condanna tardiva perché quando si trattò di approvare in Parlamento l’accordo italo-libico ci fu un unanime consenso e il Pd, Veltroni compreso, certo non si distinse per un’opposizione a quell’intesa. L’altro punto riguarda il paragone, fatto dall’ex sindaco di Roma, tra quello che dovrebbe succedere, e dunque una mobilitazione in favore della rivolta libica, e quello che nel passato è successo. Ovvero le grandi manifestazioni di popolo che riempirono le metropoli di tutto il mondo occidentale e non solo, contro l’intervento armato in Iraq, che quei cortei non riuscirono a bloccare. Guerra oltretutto scatenata comunque contro un Paese sovrano anche se governato da un tiranno, e sulla base di notizie che poi si sono rivelata clamorosamente false sulla presenza di armi di distruzioni di massa. Non riusciamo a capire questo paragone. A meno che Veltroni non voglia ribadire, se ce n’era bisogno, la sua distanza da un passato anche recente che ha visto pezzi della sinistra e i movimenti dire no alle varie guerre umanitarie che hanno preso il via tra la fine dello scorso secolo o millennio che dir si voglia e l’inizio del nuovo. E che rischiano di rifare capolino di nuovo proprio nel caso libico. Dunque sì ad una proposta di mobilitazione di piazza, ma tenendo fuori smanie di “no fly zone” o interventi armati. Una volta tanto il mondo provi a giocare le carte della diplomazia. Altrimenti questa logica di guerra non si spezzerà mai.
di Vittorio Bonanni
Ieri Veltroni ha voluto approfittare della quasi assenza di mobilitazione di piazza sulla drammatica guerra che sta scuotendo la Libia, innescata dal regime di Gheddafi dopo la rivolta della popolazione in Cirenaica e accompagnata da una pesantissima repressione. Ha stigmatizzato i “brutti silenzi” dei suoi compagni di partito, lanciando dunque una frecciata a Bersani, e chiedendo una manifestazione a fianco dei patrioti libici. Di per sé non ci sarebbe nulla da ridire. I sit-in che ci sono stati, dove c’erano sia bandiere del Pd che di Rifondazione comunista, sono stati finora ben poca cosa di fronte alla tragedia che si sta consumando in quel Paese. Dunque ben venga una mobilitazione che stigmatizzi la repressione di Gheddafi e che chieda l’avvio di una trattativa tra ribelli e governo con l’Onu in veste di mediatore disinteressato, e sottolineiamo più volte questa parola. Ma la presa di posizione dell’ex segretario del Pd risulta ancora una volta strumentale e finalizzata ad interessi di bottega. Intanto, come hanno testimoniato gli oltre trecento messaggi che sono arrivati su facebook, si tratta di una condanna tardiva perché quando si trattò di approvare in Parlamento l’accordo italo-libico ci fu un unanime consenso e il Pd, Veltroni compreso, certo non si distinse per un’opposizione a quell’intesa. L’altro punto riguarda il paragone, fatto dall’ex sindaco di Roma, tra quello che dovrebbe succedere, e dunque una mobilitazione in favore della rivolta libica, e quello che nel passato è successo. Ovvero le grandi manifestazioni di popolo che riempirono le metropoli di tutto il mondo occidentale e non solo, contro l’intervento armato in Iraq, che quei cortei non riuscirono a bloccare. Guerra oltretutto scatenata comunque contro un Paese sovrano anche se governato da un tiranno, e sulla base di notizie che poi si sono rivelata clamorosamente false sulla presenza di armi di distruzioni di massa. Non riusciamo a capire questo paragone. A meno che Veltroni non voglia ribadire, se ce n’era bisogno, la sua distanza da un passato anche recente che ha visto pezzi della sinistra e i movimenti dire no alle varie guerre umanitarie che hanno preso il via tra la fine dello scorso secolo o millennio che dir si voglia e l’inizio del nuovo. E che rischiano di rifare capolino di nuovo proprio nel caso libico. Dunque sì ad una proposta di mobilitazione di piazza, ma tenendo fuori smanie di “no fly zone” o interventi armati. Una volta tanto il mondo provi a giocare le carte della diplomazia. Altrimenti questa logica di guerra non si spezzerà mai.
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