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Prezzo della Crisi del 09-03-2011: 'Troppe armi in giro'
di Stefano Galieni
Fare un po’ d’ordine è difficile. Mohammar Gheddafi, sta sparando a zero sull’Italia che tradisce il patto di amicizia firmato neanche due anni fa. “Ho fatto inginocchiare Berlusconi” afferma con cognizione di causa il rais, e poi “L’Italia rispetti le clausole firmate altrimenti sarà invasa da profughi”. Ma il boccone avvelenato lo ha gettato al Senatur: «Bossi mi ha chiesto le armi per poter ottenere l’indipendenza della Padania». La reazione del capo leghista è al limite del naive: «Ma quali armi? Noi le armi ce le abbiamo qui in Padania». In questo scenario in cui ad unificare il tutto c’è l’adorazione spasmodica per il verde adottato tanto dalla Jahamrija quanto dalla Padania come colore nazionale, una persona di buon senso si aspetterebbe che il ministro dell’interno, istituzione repubblicana, ponga un freno al circolare frenetico di fucili e batterie missilistiche. E invece no. Il ministro Roberto Maroni, che ormai oscilla fra l’identità lumbard e la identificazione nei contenuti del mitico “Cetto Laqualunque”, a domanda risponde senza batter ciglio: «Bossi ha solo detto la verità. In Lombardia ci sono le armi». Si riferiva il ministro al proliferare mai indiscusso delle aziende, soprattutto, in Val Brembana, in cui la crisi sembra non essere ancora arrivata. Le commesse per la vendita di strumenti di morte non mancano nel nuovo ordine mondiale. È soprattutto la Russia a garantire l’offerta in Libia ma l’Italia non è da meno. Solo nel 2009 sono state autorizzate commesse militari verso la Libia per 112 milioni di euro, l’azienda che più si è spesa in questo business bellico è senza dubbio Finmeccanica, a denunciarlo la Commissione Europea che considera l’Italia come il partner U.E. più presente nel mercato. Un bel successo non c’è che dire, un primato di cui potersi fregiare: sfrecciano in Libia elicotteri e aeromobili, bombe, razzi e missili che sono forse state in prima linea nella sanguinosa repressione di questi giorni della popolazione. Bel guaio per la Lega: le sanzioni decise in sede Onu rischiano di stoppare questa florida vendita, d’altra parte per i convocati di Pontida diventa difficile giustificare oggi un ennesimo capovolgimento di fronte. Certo, se dovesse prevalere l’opzione militare, il mercato ne guadagnerebbe ma le conseguenze politiche che ne deriverebbero in Italia sarebbero quantomeno disastrose. Bel guaio dover affrontare una grave crisi di politica estera laddove per esteri non si intende ciò che è al di sotto del Po’, non facile cimentarsi in ragionamenti di geopolitica per questi celti mancati in cerca di un collante ideologico che potrebbe erodersi. Infatti si batte il tasto dell’emergenza profughi e dell’invasione incombente, escamotage trito e ritrito a cui però non sembrano più credere seriamente neanche i “borghezi” sparsi e dispersi. Ancora una volta è il ministro dell’interno, l’uomo che è entrato a pieno titolo nei palazzi romani e che di notte, ne siamo certi e abbiamo le prove, si sogna premier della nuova repubblica federale, a sciorinare dati confusi, a mischiare l’accoglienza con la minaccia terroristica, a tentare di mungere ancora risorse dall’Europa per affrontare l’impatto con poche migliaia di persone. Un Europa che sembra rispondere con indifferenza e fastidio: «Ci avete già munto troppo con le quote latte- sembrano dire i burocrati europei – avete già sperperato fondi in maniera incomprensibile e smaccatamente clientelare, dovreste avere voi una politica che guardi all’intera area mediterranea e invece vi curate solo del culto del vostro rais, che tanto somiglia ad uno dei tanti leader prossimo alla cacciata del mondo arabo». Nessuna volontà di prender le parti di una Europa complice e parte in causa nelle politiche neocoloniali passate e presenti nel versante meridionale del Mediterraneo, nessuna clemenza verso chi sta facendo pagare una crisi epocale anche evocando micidiali venti di guerra. Solo la pura constatazione che in questo giro di armamenti che si muovono fuori controllo, sembra di avvertire la totale assenza di responsabilità di chi governa. Lo dicono gli insorti e lo dicono i fedeli di Gheddafi: «Ci ricorderemo di tutti voi». Come verranno ricordati Maroni e Frattini? Come quei compagni di classe di trenta anni prima di cui ci sfuggono nome e fisionomia o come i soliti poveri compiacenti dei forti? Ma nel frattempo, proprio tenendo conto che fra bombe missili e pistole qualcosa può sfuggire, ci viene da domandare guardando l’immagine apparsa in prima pagina su Liberazione di oggi: di chi è quella pistola che sparava ad altezza d’uomo agli studenti in Via del Corso a Roma lo scorso 14 dicembre? L’ha data Gheddafi a Maroni o viene direttamente dall’arsenale di Bossi? Oppure è finita casualmente in mano ad un agente emotivamente fragile? Del resto Maroni lo aveva detto: poteva scapparci il morto. E quando parla Maroni…

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