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COSENZA: «Pd, Sel e Idv coi poteri forti. Noi per il riscatto della città»
di Stefano Galieni
«Ho 42 anni, sono avvocato civilista cresciuta a pane e comunismo. Mio nonno è rimasto comunista anche durante il fascismo». Alessandra La Valle si presenta in maniera netta e racconta una vicenda che illustra bene le dinamiche di una politica abbrutita da logiche impregnate di berlusconismo. Parla di Cosenza, la città in cui è nata e cresciuta, in cui ha sempre svolto attività politica, ma in fondo coglie una questione che coinvolge vaste zone del Paese e getta una luce sinistra sulla politica nazionale.
A Cosenza si vota per il rinnovo del consiglio comunale. Una città tradizionalmente di sinistra, la cui università è stata una fucina di intelligenze, rischia di finire in mano alle destre per colpa di miopie politiche e pratiche lobbistiche. Il centro destra candiderà a sindaco Mario Occhiuto, fratello di un parlamentare eletto nelle liste dell’Udc, il centro sinistra è nel marasma. I potenti locali sosterranno il signor Enzo Paolini, anche lui cosentino ma con una particolarità: è il presidente nazionale dell’Aiop (l’associazione delle cliniche private). Conflitto di interessi in un contesto dove la sanità è uno dei punti cardine della gestione del potere? Non sembrano pensarla così i dirigenti locali di Sel e di Idv che sosterranno la sua candidatura. Cosa che nel Pd sta creando forti malumori e discussioni a livello nazionale, tanto è vero che la scelta non è stata ancora ratificata e che ha spinto Alessandra La Valle, ex assessora alla sanità e al welfare, eletta nelle liste del Pd, a lasciare il partito e ad accettare la candidatura a sindaco che le è stata proposta dalla Federazione della Sinistra. «Fino al 2002 facevo politica ma non mi ero mai iscritta ad un partito - racconta - mi sono candidata con i Ds pensando di poter portare avanti certe battaglie e trovando anche un discreto consenso. Ben presto ho capito che i personaggi forti locali andavano da tutt’altra parte. Io parlavo di globalizzazione, di temi etici, di ambiente, di ricerca, mentre là dentro prevalevano e prevalgono faide interne fra gruppi di potere che impediscono alla base di contare e allontanano dalla politica le nuove generazioni. Avevo creduto anche nel Pd, pensavo che si dovesse andare oltre il Novecento e lo stesso arrivo di Bersani, che ho appoggiato fin dall’inizio, mi sembrava poter condurre alla ricostruzione di una sinistra seria. Poi però ho cominciato a riflettere sulla necessità di manifestare un pensiero ed una cultura, a capire che non potevamo resettare il secolo scorso come se nulla fosse avvenuto e dimenticare che le classi sociali ci sono ancora. Ho cominciato a dire che c’è più bisogno di sinistra». Alessandra La Valle è rimasta negativamente colpita dalle posizioni assunte dal proprio partito sulle vicende di Mirafiori e Pomigliano: «Si rimettevano in gioco le conquiste dei lavoratori, i diritti, proprio ora che si è sotto i colpi di un centrodestra che nel migliore dei casi è assente e nei peggiori è parte integrante dei comitati di affari.Per me il centrosinistra deve decidere a chi parlare partendo dal fatto che il conflitto fra capitale e lavoro c’è, che ci sono i padroni e ci sono le nuove povertà, il proletariato, la piccola borghesia impoverita, generazioni, a partire dalla mia, condannate alla precarietà. Il centrosinistra dovrebbe prendere in mano questi temi: il nucleare non è una “nuova” tecnologia e ci si impone di trovare energie alternative; l’acqua pubblica riguarda la vita delle persone, la sanità deve restare pubblica, altrimenti risponde solo a logiche di business e finisce in mano alla criminalità; la condizione femminile non si risolve con le quote rosa ma con reali condizioni paritarie e così via. Per affrontare efficacemente queste questioni si impongono scelte nette, ma il centrosinistra non è in grado di reggere questa sfida. Anche la precedente giunta, che vedeva Rifondazione comunista all’opposizione, di centrosinistra aveva ben poco». Ne sono accadute tante, a Cosenza, e oggi le elezioni, secondo Alessandra La Valle, vedono fino ad ora due candidati di destra di cui uno è camuffato da centrosinistra. «La logica del vincere a qualsiasi costo non mi appartiene e io guardo a sinistra. Mi sconcerta vedere come quello che era il mio partito cerchi l’alleanza con Casini a livello nazionale, quando poi l’Udc, nei veri luoghi di costruzione del consenso, si allea con la destra. Si tratta di un ibrido inaccettabile - continua La Valle - e riconosco merito alla Federazione della Sinistra, unica ad essersi sottratta a questa logica e di avermi proposta come candidata della sinistra. La parte sana del Pd non si riconosce nella candidatura di Paolini e potrebbe disattendere quella indicazione di voto. Rivolgo un appello anche a Vendola e a Di Pietro, visto che Sel e Idv a Cosenza appoggeranno il presidente nazionale delle cliniche private. Sel è nata da un grande sogno ma a Cosenza è in mano a poche persone che portano voti. La loro scelta è fuori da ogni logica di sinistra. Sarebbe come proporre Marchionne a Torino. E’ la dimostrazione di quanto il berlusconismo abbia penetrato le menti. Il partito da cui provengo mi dà oggi un senso di grande vuoto. Rinnovo la stima per Bersani, ma non posso condividere la linea che sta subendo. La classe dirigente locale del Pd andrebbe accantonata. Ma non se ne è andato a casa nessuno. Sono convinta che con questo tentativo della Federazione gettiamo il primo sasso nello stagno, un seme che deve germogliare. Noi non ci fermeremo e continueremo a batterci contro le tante consorterie affaristiche spesso colluse con la criminalità organizzata».
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