Prezzo della Crisi del 13-04-2011: 'Berlusconi: l’ultimo comunista'
di Stefano Galieni
Anticipiamo con piacere la bozza, giuntaci grazie a torbide relazioni di Palazzo, del prossimo Decreto del presidente del consiglio in materia di utilizzo del linguaggio. Verrà istituzionalizzato ciò che da tempo è norma, consuetudine comune, e che ha modificato l’hard disk non solo dei computer ma di sedicenti giornalisti, opinion maker, uomini e donne di spettacolo, buona parte del mondo intellettuale e della classe dirigente politica. Verrà finalmente abolito l’uso in ogni discorso pubblico della parola “comunista” e di tutti gli aggettivi e i sostantivi che lo precedono o lo seguono. Soltanto il presidente del consiglio in carica avrà la facoltà di utilizzare siffatto termine per apostrofare qualsiasi categoria sgradita, dai magistrati ai netturbini, dalle casalinghe ai comici. In realtà che la parola doveva diventare “indicibile” lo aveva già affermato già uno che di comunismo se ne intendeva, ma era stata presa come una brillante provocazione da salotto, buona per un ambiente aristocratico e raffinato, non certo per estendersi a macchia d’olio in ogni ambito della vita politica, sociale e culturale del paese. I primi a raccogliere la suggestione sono stati i leader del maggior partito, frutto della sommatoria delle maggiori confusioni, presente in parlamento. “Mai stato comunista”, disse un giorno l’uomo che doveva andare in Africa a far del bene ed è rimasto in Italia a fare del suo peggio. “Si forse un giorno lo siamo stati ma erano altri tempi” ripresero in molti inginocchiandosi per la macchia nera – pardon rossa – che rovinava il pedigree con cui avvicinarsi a Confindustria. “ Tanto non siete cambiati e non cambierete mai!” Gridava il Cavaliere supportato dal coro dei suoi sgherri. L’atto di contrizione non poteva bastare, non parole ma opere di bene per mostrare di essere tornati sulla retta via. E mai tanto vigore fu impegnato, tante le varianti sul tema. C’è chi continua a dire “noi siamo oltre”, creando un pathos di stampo leopardiano. “Cosa c’è dietro quella siepe chiamata oltre?” Forse un dirupo? C’è chi si auto fustiga ad ogni piè sospinto accollandosi anche gli errori commessi da Spartaco durante la ribellione. Come a dire che invece di rompere le catene doveva aprire trattative e partecipare ad un referendum per il proprio contratto di schiavo. C’è chi si scaglia contro la foga di anni maledetti popolati da mostri disumani, dimenticandosi da quale lato della barricata si trovasse nel passato e c’è chi in maniera molto più soft ha semplicemente cancellato tutto. Stampa e televisione hanno optato per quest’ultima linea. I comunisti non esistono più, si mormora addirittura che, tramite un programma inserito nei computer delel grandi testate, in primis Repubblica, se per errore un redattore inserisce la parola comunista, comunismo, comunisti, immediatamente questa sparisce, lasciando uno spazio bianco che si riempie con sinonimi, allocuzioni, riferimenti totalmente sballati, tanto che il redattore stesso ci ha preso la mano e non digita più la parola maledetta. Eppure i comunisti esistono ancora, a volte, troppo spesso, in quei luoghi rumorosi e plebei come le manifestazioni di piazza, le proteste di operai, precari, studenti, immigrati, di uomini e donne che difendono il diritto ad una vita migliore, appaiono i loro vessilli. E sono così tanti da far pensare che i comunisti Doc non sono più solo trinariciuti ma hanno la conformazione da piovra che consente ad ognuno di sventolare almeno 8 bandiere. Astuti sti comunisti. Si è comunque prudentemente deciso, per garantire che il processo di riformattazione della memoria compia per intero il suo corso, che i suddetti comunisti e le comuniste non debbano apparire nei programmi di approfondimento televisivo e nei tg. Al massimo, ma si tratta di un percorso di assuefazione per i pochi e le poche riottose, se ne potrà vedere qualcuno nelle ore morte, a notte fonda o all’alba, piano piano però bisognerà farli sparire, ridurli a spettri. Uno dei prodotti più riusciti della trasfrormazione in homo televisivcus , penultimo stato dell’involuzione della specie, forse per una affrettata programmazione è riuscito anche a dire “Rifondazione comunista non esiste più”, compiendo l’opera intrapresa dall’inventore dell’indicibilità. Ebbene si si torna ad essere spettri che si aggirano almeno per l’Italia, spettri pericolosi però, per questo Berlusconi non perde occasione per nominarci come quando si fa un esorcismo. E se fosse stato anche lui, in una vita passata, un comunista?
Anticipiamo con piacere la bozza, giuntaci grazie a torbide relazioni di Palazzo, del prossimo Decreto del presidente del consiglio in materia di utilizzo del linguaggio. Verrà istituzionalizzato ciò che da tempo è norma, consuetudine comune, e che ha modificato l’hard disk non solo dei computer ma di sedicenti giornalisti, opinion maker, uomini e donne di spettacolo, buona parte del mondo intellettuale e della classe dirigente politica. Verrà finalmente abolito l’uso in ogni discorso pubblico della parola “comunista” e di tutti gli aggettivi e i sostantivi che lo precedono o lo seguono. Soltanto il presidente del consiglio in carica avrà la facoltà di utilizzare siffatto termine per apostrofare qualsiasi categoria sgradita, dai magistrati ai netturbini, dalle casalinghe ai comici. In realtà che la parola doveva diventare “indicibile” lo aveva già affermato già uno che di comunismo se ne intendeva, ma era stata presa come una brillante provocazione da salotto, buona per un ambiente aristocratico e raffinato, non certo per estendersi a macchia d’olio in ogni ambito della vita politica, sociale e culturale del paese. I primi a raccogliere la suggestione sono stati i leader del maggior partito, frutto della sommatoria delle maggiori confusioni, presente in parlamento. “Mai stato comunista”, disse un giorno l’uomo che doveva andare in Africa a far del bene ed è rimasto in Italia a fare del suo peggio. “Si forse un giorno lo siamo stati ma erano altri tempi” ripresero in molti inginocchiandosi per la macchia nera – pardon rossa – che rovinava il pedigree con cui avvicinarsi a Confindustria. “ Tanto non siete cambiati e non cambierete mai!” Gridava il Cavaliere supportato dal coro dei suoi sgherri. L’atto di contrizione non poteva bastare, non parole ma opere di bene per mostrare di essere tornati sulla retta via. E mai tanto vigore fu impegnato, tante le varianti sul tema. C’è chi continua a dire “noi siamo oltre”, creando un pathos di stampo leopardiano. “Cosa c’è dietro quella siepe chiamata oltre?” Forse un dirupo? C’è chi si auto fustiga ad ogni piè sospinto accollandosi anche gli errori commessi da Spartaco durante la ribellione. Come a dire che invece di rompere le catene doveva aprire trattative e partecipare ad un referendum per il proprio contratto di schiavo. C’è chi si scaglia contro la foga di anni maledetti popolati da mostri disumani, dimenticandosi da quale lato della barricata si trovasse nel passato e c’è chi in maniera molto più soft ha semplicemente cancellato tutto. Stampa e televisione hanno optato per quest’ultima linea. I comunisti non esistono più, si mormora addirittura che, tramite un programma inserito nei computer delel grandi testate, in primis Repubblica, se per errore un redattore inserisce la parola comunista, comunismo, comunisti, immediatamente questa sparisce, lasciando uno spazio bianco che si riempie con sinonimi, allocuzioni, riferimenti totalmente sballati, tanto che il redattore stesso ci ha preso la mano e non digita più la parola maledetta. Eppure i comunisti esistono ancora, a volte, troppo spesso, in quei luoghi rumorosi e plebei come le manifestazioni di piazza, le proteste di operai, precari, studenti, immigrati, di uomini e donne che difendono il diritto ad una vita migliore, appaiono i loro vessilli. E sono così tanti da far pensare che i comunisti Doc non sono più solo trinariciuti ma hanno la conformazione da piovra che consente ad ognuno di sventolare almeno 8 bandiere. Astuti sti comunisti. Si è comunque prudentemente deciso, per garantire che il processo di riformattazione della memoria compia per intero il suo corso, che i suddetti comunisti e le comuniste non debbano apparire nei programmi di approfondimento televisivo e nei tg. Al massimo, ma si tratta di un percorso di assuefazione per i pochi e le poche riottose, se ne potrà vedere qualcuno nelle ore morte, a notte fonda o all’alba, piano piano però bisognerà farli sparire, ridurli a spettri. Uno dei prodotti più riusciti della trasfrormazione in homo televisivcus , penultimo stato dell’involuzione della specie, forse per una affrettata programmazione è riuscito anche a dire “Rifondazione comunista non esiste più”, compiendo l’opera intrapresa dall’inventore dell’indicibilità. Ebbene si si torna ad essere spettri che si aggirano almeno per l’Italia, spettri pericolosi però, per questo Berlusconi non perde occasione per nominarci come quando si fa un esorcismo. E se fosse stato anche lui, in una vita passata, un comunista?
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