Prezzo della Crisi del 26-04-2011: 'L’Italia bombarderà la Libia. Prendendo la mira'
Berlusconi ha deciso che l’Italia sarà parte attiva nella guerra. La decisione è stata accolta dal Nobel per la pace Obama, con un “grande apprezzamento”. Il Ministro della difesa Larussa assicura “bombardamenti mirati”. Va tutto bene anche per il Pd, siamo dentro la cornice Nato e Onu
di Anna Maria Bruni
L'articolo 11 della Costituzione, i cui principi sono stati sottolineati ieri dal presidente della Repubblica durante la celebrazione del 25 Aprile, sancisce che “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma se questo articolo è stato già così tante volte disatteso dai nostri governi, questa volta la notizia arriva proprio nella serata della Festa della Liberazione: il governo italiano ha deciso di bombardare la Libia, cedendo a quello che in questi giorni è sembrato un vero e proprio pressing della Nato. Una decisione che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha teso immediatamente a stemperare, sostenendo che i nostri, "non saranno bombardamenti indiscriminati, ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici". Una dichiarazione che ha l’effetto di aggiungere ridicolo alla tragedia.
Questo “cambiamento e accrescimento di assetti”, come li definisce La Russa a SkyTg24, sarebbero dipesi “esclusivamente o soprattutto dal maggior rischio che stanno correndo i cittadini libici”, approfittando così di quella che si profila come una “vera e propria emergenza umanitaria”, parole del ministro della Difesa, “in particolare la situazione a Misurata”, per la quale l'Italia, conclude, non vuole sentirsi “meno di altri Paesi”. Qualcuno potrebbe obiettare che l'Italia però non è stata chiamata a decidere in merito a questa nuova campagna di Libia, visto che la decisione è stata presa dal premier Silvio Berlusconi al termine di un colloquio con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Una nota di Palazzo Chigi infatti annuncia che “nel corso del colloquio, il Presidente Berlusconi ha informato il Presidente Obama che l'Italia ha deciso di rispondere positivamente all'appello lanciato agli Alleati dal Segretario Generale della Nato in occasione della Riunione del Consiglio Atlantico del 14 aprile scorso a Berlino (...) per aumentare l'efficacia della missione intrapresa in Libia in attuazione delle Risoluzioni Onu 1970 e 1973”.
Con una nota viene quindi liquidata la funzione del Parlamento, che però viene commemorata, ricordando che "le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi". Frattini e La Russa, si legge in conclusione, "sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa". Ciononostante, poiché quanto stabilito rientra nella cornice Onu e Nato, il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro ha già annunciato che “non mancherà l'assenso del Pd".
E mentre il Nobel della Pace Obama esprime un “grande apprezzamento per il contributo dell'Italia”, affermando di aver concordato con Berlusconi che “un'ulteriore pressione è necessaria per rafforzare la missione di protezione dei civili”, l'unica voce fuori dal coro arriva dal vicario di Tripoli, monsignor Innocenzo Martinelli, che commentando la notizia afferma: “Per favore, no: sarebbe la rovina. L'Italia dica ci siamo sbagliati e abbandoni questa strada, che offende la dignità dell'uomo e va contro quanto auspicato anche nelle ultime ore da Benedetto XVI. Non c'è solo la forza: rinsavite. Così si distrugge la Libia”.
Leggi tutti i prezzi della crisi...





