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Valerio Evangelisti: Tre buone ragioni per non votarmi
News imageValerio Evangelisti è un formidabile scrittore, ma anche un autentico compagno. E non a caso ha accettato di fare da capolista della Federazione della Sinistra a Bologna. Ne ha spiegato i motivi oggi con un articolo su Liberazione che merita la più ampia circolazione.

Ho accettato di candidarmi nella lista della Federazione della Sinistra, alle prossime elezioni comunali di Bologna, con l’intento di dare una mano. L’ultimo dei desideri della mia vita è però fare il consigliere comunale, o rivestire incarichi politici qualsiasi. Ho simpatia per chi nutre tali aspirazioni. Uguale simpatia ho per i Puffi, per quanto non desideri diventare un Puffo. Esordisco, dunque, col raccomandare di non votare per me. La lista bolognese della Federazione include personalità molto più affidabili del sottoscritto.
Perché, malgrado queste premesse, ho accettato di candidarmi con la FdS? Una ragione l’ho già detta. Convogliare un po’ di voti in più. Restano da chiarire le altre.
Tenendomi serio per un attimo, dirò che, in linea di massima, giudico utile che i movimenti nel sociale abbiano una rappresentanza a livello di istituzioni. Mica che sia quest’ultima che sposta la storia. Sono i movimenti in sé. Nel passato recente, è stata importante la presenza, nel consiglio comunale di Bologna, di personalità capaci di protestare vivacemente contro la vergogne dei Cpt (oggi Cie), contro lo smantellamento dei campi Rom, contro lo sfratto di centri sociali, contro la chiusura obbligata delle osterie e – in una parola – contro tutte le piccole prepotenze quotidiane in cui la giunta Cofferati (sulla scia di tutte le precedenti, a partire da quella Vitali) si era specializzata.
I consiglieri di sinistra erano nelle istituzioni, eppure cercavano di arginare le peggiori porcherie, se non altro alzando la voce. Chi stava fuori del Palazzo raccoglieva i benefici di tale presenza, su questo non ci piove.
Qui inizia e termina il mio transitorio feeling con le istituzioni cittadine. Qualcuno mi dirà: ma la lista appoggia Merola, ex braccio destro di Cofferati, complice di tutte le sue scelte peggiori. Ecco che si profila un primo motivo per non votarmi. Col suddetto Merola non ho niente in comune, salvo un vago apprezzamento per il fatto di non avere rifiutato il simbolo della falce e martello tra le liste di sostegno. Da me, chi è per il “centrosinistra” si tenga alla larga. Non ho proprio niente di “centro”. Da quando ho l’età della ragione sono di sinistra e basta.
Allora, dirà qualcun altro, sei per il voto disgiunto? Un voto per te e uno per Amelia Frascaroli? No, no e poi no. La suora baciapile mi è estranea quanto Merola, se non di più. Sarebbe come votare per madre Teresa di Calcutta: ma neanche se mi pagano. Così come mi è estranea quella roba informe che la sostiene, chiamata Sinistra Ecologia e Libertà. I flussi di parole di Nichi Vendola non mi hanno mai nemmeno scalfito. Le “narrazioni”, i “cantieri”. Invenzioni semantiche che, secondo me, coprono un vuoto spinto. Ecco un secondo buon motivo per non votarmi. Sono inadatto a ogni politica di alleanze. Invece che di narrazioni vaghe voglio sentire parlare di lotta di classe, di conflitto, di proletariato che reclama i propri diritti. Ho adorato, il 1° maggio, l’esclusione di CislL e Uil dalla piazza di Bologna, e la loro sacrosanta cacciata dal corteo di Torino.
Ma il terzo motivo, il più pittoresco, per non votarmi è il programma in positivo di cui mi farei portatore. Lasciamo da parte i temi scontati: nessuna centrale nucleare nei dintorni della città, è ovvio; neanche un soldo alle scuole clericali, fabbriche di somari in serie; acqua pubblica, e guai a chi ne invochi la privatizzazione. Invece, in positivo: nessuna agibilità ai fascisti, non c’è falsa liberalità democratica che tenga. Fine delle persecuzioni cofferatiane contro i centri sociali e le forme di autoaggregazione. Nessuna privatizzazione. L’istituto Aldini resti comunale. Sostegno pubblico ai servizi sociali e culturali, dalle biblioteche di quartiere, ai centri sanitari, all’assistenza a poveri e disagiati (riaprire dormitori e Sert chiusi arbitrariamente), mense gratuite. Tasse pesanti, per finanziare tutto ciò, sui privilegiati che tengono in mano la città restando nell’ombra, con i loro patrimoni segreti. Incoraggiamento sostanzioso e pratico a una vita notturna che a Bologna c’è stata e non esiste quasi più. Assistenza legale gratuita agli studenti oppressi da padroni di casa votati allo strozzo. Requisizione degli alloggi sfitti da anni, e loro gestione trasparente. Ecc. ecc.
In definitiva, chi mi voterebbe è un pazzo. Sono un estremista ormai anziano, per nulla adatto alla realtà presente. Nel 1969 aderii a Lotta Continua, e fu l’inizio di un lungo tragitto attraverso percorsi vari di ribellione. Non mi pento di nulla e faccio ancora cosacce. Tipo candidarmi a Bologna nella lista più sfigata in assoluto. Come scrissi in un mio romanzo, le battaglie più belle sono quelle perse in partenza.

FONTE: Liberazione, 6 maggio 2011