Prezzo della Crisi del 29-06-2011: 'Viareggio - Val di Susa... solo andata!'
di Stefano Galieni
In Val di Susa non dimenticheranno tanto presto l’odore acre dei lacrimogeni e la violenza istituzionale di 2000 agenti di polizia. Questione di tunnel e di binari, di alta velocità e di business con cifre a 9 zeri, ma a mantenere la memoria vigile non restano solo i valsusini. Si perché questa storia ha un nesso, non solo materiale, con una storia avvenuta proprio due anni fa, in una notte calda di fine giugno, quando alcuni vagoni di un treno carico di GPL fecero ardere la stazione di Viareggio lasciando complessivamente 32 vittime. Si parlò a lungo di errore umano, di difetto nei binari, la verità nuda e cruda, anche se l’inchiesta è ancora in corso è che non di errore ma di scelta omicida si deve parlare, dando nomi e cognomi ai responsabili. Chi è stato che, nonostante le proteste di sindacati e lavoratori nel settore, ha tagliato in maniera oscena le risorse destinate alla messa in sicurezza, alla revisione, al controllo e alla verifica di macchine e binari? “Non è stato né un difetto di fabbricazione, né un improvviso colpo di martello, e neppure l’usura da fretting (da sfregamento), tipica malattia della vecchiaia degli assi ferroviari. Niente di tutto questo. Sono state l’acqua piovana, la ruggine, la corrosione e l’assoluta insufficienza, forse addirittura l’assenza, di una normale, accurata manutenzione a provocare la frattura, o cricca, a spezzare l’asse 98331 del primo carrello del primo carro cisterna del treno merci 50325 carico di Gpl proveniente da Trecate (Novara) e diretto a Gricignano d’Aversa (Caserta), provocando il deragliamento del treno”, questo il responso dei periti. Le risorse risparmiate per la manutenzione, saranno certamente serviti ad aumentare i non certo miseri emolumenti di cui godono i dirigenti delle Ferrovie dello Stato, a portare fondi ai progetti di alta velocità con cui si stanno sconquassando i territori di mezzo paese. Cosa importa se ne va di mezzo la sicurezza vera, quella di chi viaggia, di chi sui treni ci lavora, quella di chi vive nei pressi di una stazione e non potrà mai dimenticare l’immensa palla di fuoco. In un paese civile, l’amministratore delegato di una azienda capace di provocare simili stragi, se ne sarebbe dovuto andare e senza neanche le liquidazioni da capogiro con cui si salta di solito da una poltrona all’altra. Ma il Cavaliere del lavoro Mauro Moretti è ancora al suo posto, non si sogna neanche di lasciare lo scettro fino a quando non avrà trovato migliore sistemazione, poco conta che, a quanto si apprende, anche costui risulti in corrispondenza con Luigi Bisignani, il volto apparente della P4. Stasera, anche stanotte ci saranno incontri e cerimonie per ricordare, si costituirà una associazione comune fra i parenti delle tante stragi dalla Thyssen che potrebbe rappresentare una prima inversione di tendenza non restando impunita a quelle dei familiari delle vittime del terremoto dell'Aquila e di San Giuliano di Puglia, del disastro aereo di Linate e di quello di Casalecchio di Reno, degli incidenti sul lavoro avvenuti a Piombino (associazione "Ruggero Toffolutti") e Viareggio (associazione "Matteo Valenti").
Ci si unisce per reagire, ci si unisce per chiedere giustizia e per fare in modo che l’elenco non cresca, che la sicurezza delle case, del territorio, dei luoghi di lavoro, diventino priorità assoluta in un mondo che si vuole costruire. Una priorità poco compatibile con la logica del profitto ad ogni costo, del disprezzo delle persone e dell’ambiente. Per fortuna stasera a Viareggio non è prevista la presenza di dirigenti delle Ferrovie e di esponenti del governo. Da queste piazze a cui hanno causato tanto dolore forse è meglio che restino molto distanti.
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