Prezzo della Crisi del 07-06-2011: 'Santoro e Floris dicono no al Comitato Promotore dei referendum per l’acqua'
Mentre si consuma il divorzio tra il conduttore di Annozero e la Rai le trasmissioni ”progressiste” del servizio pubblico televisivo si caratterizzano ancora una volta per il loro conformismo
di Vittorio Bonanni
Insomma è arrivato al dunque il difficile, per usare un eufemismo, rapporto tra Michele Santoro e la Rai. Separazione consensuale a quanto pare, che non esclude future quanto improbabili forme di collaborazione; una buonauscita di 2,5 milioni di euro; un suo probabile approdo verso La7, ipotesi tutt’altro che imprevista visto che se ne parlava già un anno fa e che ora sembra essere arrivata anche questa al dunque. Naturalmente per il servizio pubblico televisivo si tratta di una brutta sconfitta, sia in termini di pluralità dell’informazione, fortemente compromessa con questo divorzio che sembra preluderne altri (Report, Che tempo che fa, Parla con me), che di entrate economiche, visto l’alto share che ha caratterizzato la trasmissione del giornalista campano (25,7% la puntata sul caso Ruby, tanto per fare un esempio) con conseguenti grandi incassi pubblicitari. Se consideriamo poi l’incapacità della destra di realizzare dei talk-show televisivi degni di questo nome vediamo solo tempi bui nel futuro di viale Mazzini. E tempi floridi invece per l’emittente di Telecom, che potrebbe diventare un punto di riferimento per quel pubblico televisivo progressista stufo di nani, ballerine e Minzolini vari e che sembra sperare ora in tempi migliori, e lo diciamo incrociando le dita ovviamente. Qualcosa però vorremmo aggiungere a tutte queste considerazioni in qualche misura ovvie. Proprio oggi ci è giunta notizia del no da parte proprio del conduttore di Annozero come pure di Giovanni Floris, dicasi Ballarò, ad una partecipazione del comitato promotore del referendum sull’acqua alle due trasmissioni previste rispettivamente giovedì e oggi. Un no cioè a chi più di ogni altro ha condotto una importante battaglia di grande civiltà politica e culturale che non avrebbe mai visto la luce se aspettavamo Bersani e Di Pietro. Questo atteggiamento fa il paio con l’ostinazione con la quale non solo le due trasmissioni citate ma anche diversi giornali di centro-sinistra continuano ad ignorare l’esistenza di una forza politica come la Federazione, il cui apporto è stato determinante nelle recentissimi vittorie dei sindaci di sinistra, o di realtà di base che evidentemente hanno il torto di andare oltre lo steccato che delimita il centro-sinistra, ovvero Sel. Magari preferendo tra gli ospiti personaggi come la Santanché, che evidentemente fanno alzare gli ascolti, o l’onnipresente direttore de Il Tempo Mario Sechi, berlusconiano di ferro. A questo proposito vogliamo qui ricordare anche Fazio e la sua “gaffe” sulla scomparsa di Rifondazione nel corso di una puntata della sua trasmissione, alla quale fecero seguito proteste in tutta Italia e rassicurazioni da parte del presidente Rai Galimberti, senza che però lo scenario cambiasse di un millimetro. Insomma, il nodo della libertà d’informazione in Italia non si riduce alla pur importante querelle Santoro-Berlusconi o centro-sinistra-Berlusconi ma va ben oltre. «Mi fate tristezza - ha detto Marco Bersani, leader di Attac Italia, rivolto alle redazioni delle due trasmissioni - forse un giorno non ci sarete più. Se quel giorno nessuno farà manifestazioni di popolo per voi, forse allora intuirete il perchè».
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