Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 18:21
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Prezzo della Crisi del 15-07-2011: 'NUMERI DA TRASFORMARE IN LOTTE'
News imagedi YLENIA SINA
La cosa più importante da fare, in tempi di manovra “lacrime e sangue” come questi. È dare i numeri. Leggerli. Interpretarli. E, da questi numeri, mobilitarsi. Partiamo dal primo punto: dare i numeri. Stamattina ci ha pensato l’Istat: il 13,8% dell’intera popolazione, 8 milioni e 272 mila persone, sono povere. Nel 2010 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1 milione e 165 mila, il 4,6% delle residenti, mentre quelle in povertà relativa sono 2 milioni e 734mila, pari all’11%. Povertà relativa significa che per un nucleo familiare di due componenti la spesa mensile è inferiore a 992,46 euro (soglia di povertà). Ecco la fotografia di un paese che sta affondando. Andando poi a leggere altri numeri, quelli relativi alla manovra, ecco che i tagli a tutte le agevolazioni fiscali, comprese quelle per i figli a carico, asilo nido, spese mediche, contributi previdenziali, istruzione, terzo settore, ai quali aggiungere la reintroduzione immediata del ticket sulle ricette mediche, emerge, come ha denunciato Lucio Babolin, portavoce della campagna “I Diritti alzano la voce” (che raccoglie 25 organizzazioni del volontariato e del terzo settore”, «la volontà di questo Governo di colpire senza ritegno i più svantaggiati e il ceto medio, in particolare dipendente e pensionati, che pagano le tasse e dunque sono i più penalizzati da questo taglio indiscriminato e dissennato delle agevolazioni». Arriviamo alle interpretazioni. Non c’è dubbio che quella in atto sia una manovra volta a rompere il patto sociale, a lacerare il paese, a instaurare una guerra tra poveri e poverissimi. È un riassetto economico, politico e sociale senza pari, che punisce le famiglie e non tocca privilegi ed evasori. Un esempio lampante di questo è proprio nella denuncia di Babolin e della campagna I Diritti alzano la voce: «il Governo ha intenzione di riordinare l’assitenza con un’impronta tutta di carattere economico, tesa unicamente al risparmio, con il rischio di porre la parola fine al sistema delle politiche sociali, stretto tra mancanza di fondi (tanto a livello nazionale che locale, ndr) e un’impostazione “all’americana” che vorrebbe coprire solo i più poveri con servizi “di serie B” e beneficienza». Davanti a questo scenario, non resta che mobilitarsi. Da parte loro, I Diritti alzano la voce sono pronti a opporsi a questo disegno «regressivo» promuovendo iniziative e mobilitazioni per spiegare all’opinione pubblica gli effetti reali dei provvedimenti del Governo, «chiedendo agli Enti locali» spiega Babolin «di reagire con noi a una manovra che compromette il livello minimo dei servizi territoriali».

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