Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 18:21
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DIECI DOMANDE A SEL

La moda delle 10 domande contagia anche Controlacrisi, proviamo quindi a rivolgere al compagno Nichi Vendola, ai tanti e alle tante che parteciperanno domenica all’assemblea nazionale di Sel, a chi comunque simpatizza per questa parte importante della sinistra, alcune domande di cui ci piacerebbe conoscere le risposte. Nessun intento polemico, solo la voglia di capire e di interloquire, in maniera propositiva.

1)      Per Sel, il Pd e il centro sinistra continuano ad essere modelli ricostruibili di alleanza nonostante l’appoggio incondizionato del Pd alle scellerate politiche di Monti?

2)      In alcune interviste e dichiarazioni c’è una maggiore presa di distanza dal governo. È possibile che questo porti a pensare ad un polo di sinistra di alternativa?

3)      La bocciatura dei referendum – peraltro prevista – ha creato in Sel un forte dibattito interno. Importanti dirigenti hanno tentato di spiegare che quei referendum non restituivano libertà di scelta agli elettori. Ora che si tratta di ridiscutere una riforma elettorale, non pensate sia necessario il superamento di un bipolarismo fallimentare e ristabilire un partecipativo sistema proporzionale?

4)      Per quale ragione permane una sorta di ostracismo totale verso qualsiasi forma di collaborazione con altre forze della sinistra (es FdS), quando poi a livello locale, in  molte occasioni si governa in comune accordo?

5)      Non pensate sia necessario riconsiderare la logica personalistica delle primarie sul candidato e predeterminare invece alleanze sulla base di contenuti programmatici?

6)      Le esperienze elettorali amministrative dell’ultima tornata hanno premiato la sinistra laddove si è dimostrata capace di cercare l’unità e di essere di alternativa. Si considererà questo un esempio da perseguire anche con le scadenze della prossima primavera?

7)      Gran parte delle critiche che si rivolgevano al governo Berlusconi prima e a Monti oggi, accomunano la sinistra di alternativa. È possibile pensare di costruire su questo e su proposte condivise, forme di mobilitazione comuni capaci di non far cadere la disperazione diffusa nelle mani della destra?

8)      Come rispondere alle persone che, in maniera semplice ma incisiva, continuano ad invocare unità?

9)      Uno dei banchi di prova per il futuro è la dimensione europea. A quale Europa ed a quale sinistra nel continente si può guardare per affrontare la crisi?

10)  Gran parte dei provvedimenti adottati in Europa e poi recepiti in Italia sembrano favorire la speculazione e rendere ancora più dura la crisi per le fasce sociali deboli. Si può pensare anche ad una mobilitazione continentale contro il continente dei banchieri e delle agenzie di rating?

Probabilmente queste domande potrebbero a loro volta aprire diversi e complessi spazi di discussione, da cui risulterebbe l’insufficienza delle singole forze politiche di sinistra presenti oggi in Italia e la necessità di riconnettersi. Che questo alimenti il dibattito.