Martedì 22 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 18:21
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"CRESCI ITALIA" ANNULLA IL CONTRATTO NELLE FERROVIE. ALTRO COLPO AI DIRITTI
Prima con “Salva-Italia” aveva azzerato la previdenza, ora con “Cresci-Italia”, Monti piccona il contratto nazionale. Doveva essere un decreto per le liberalizzazioni, ovvero per “aprire al mercato” alcuni settori commerciali. E invece si è ridotto a ben poca cosa. Mentre sui taxi, dopo un Consiglio dei ministri di ben otto ore, è tutto rimandato all’Authority, sulle nuove aziende per il trasporto su rotaia, però, non ci sarà più il contratto di riferimento.Continua, quindi, esattamente come l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, l’attacco ai diritti del lavoro. Protesta perfino il Pd. “Ci preoccupa la norma del decreto liberalizzazione, annunciata da Catricalà, per cui le aziende di trasporto ferroviario non sono più obbligate ad aderire al contratto nazionale dei ferrovieri. Non vorremmo che si creasse una situazione di balcanizzazione delle relazioni sindacali, una sorta di fai-da-te azienda per azienda che potrebbe portare a condizioni salariali e normative disomogenee tra lavoratori dello stesso settore”, dice l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, la norma è un “grande regalo a Confindustria”. Nel dl “Cresci-Italia” c’è anche una forte spinta alla privatizzazione dei servizi pubblici del trasporto locale.

Intanto, è lo stesso presidente del Consiglio a spiegare che i provvedimenti variati ieri sera potrebbero portare ad una crescita della ricchezza prodotta a due cifre: +10%. Una evidente sparata in vista del vertice Ue dove le cifre vere saranno ben altro. “E’ strutturale”, spiega il premier che ricorda i tre vincoli italiani: “concorrenza insufficiente, inadeguatezza delle infrastrutture e complicazione delle procedure amministrative”. Ora il pacchetto liberalizzazioni, insieme a quello infrastrutture, viaggia verso il Parlamento e la prossima settimana - annuncia Monti - sarà integrato da un decreto per le semplificazioni. Forse allora si scioglierà il nodo del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Ciò che l’aspetta, però, è una meticoloso cecchinaggio a colpi di emendamenti. Dai partiti arrivano mugugni e i primi “no”. Non sulle singole misure (alcune, più contestate, saltate come quella ribattezzata “trivella-facile”), ma proprio sull'impianto complessivo. Insomma per alcuni (il Pd) si poteva fare di più mentre per altri (il Pdl) si è fatto troppo. Ma c'è anche chi, tra i partiti, chiede di andare avanti. Non a caso il ministro Corrado Passera è costretto a ricordare che “dobbiamo rispettare i vincoli di bilancio ma dobbiamo fare qualcosa”. Taxi, gas, rc auto, ferrovie (contratto), farmacie, notai: questi solo alcuni dei capitoli toccati. Un esempio per tutti di norma controversa, per esempio, è quella sui taxi che dopo le proteste e gli scontri di questi giorni è stata modificata più volte e alla fine è stata riaffidata all'Autorità per le reti che nascerà dal potenziamento dell'Autorità per l'energia. Un percorso che però lascerebbe ancora 6 mesi di tempo per intervenire. Inoltre - spiega il sottosegretario alla Presidenza, Antonio Catricalà - si è andati incontro ad alcune richieste delle auto bianche: non ci saranno più licenze in capo ad un solo soggetto e anche l'extraterritorialità sarà valutata insieme ai Comuni. Altro fronte caldo è quello delle farmacie. Ma il ministro della Salute, Renato Balduzzi, spiega che i farmaci di fascia C rimarranno. Ci sarà però anche un “unico grande concorso straordinario per l'apertura di oltre cinque mila farmacie”. Insomma, qualche concessione e qualche (poche) conferma. I benzinai intanto non potranno scioperare per più di tre giorni, ricorda il presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse. E si attende di sapere come si muoveranno le molte sigle del settore, tra chi sciopera e chi annuncia il ritiro delle agitazioni. Salta la norma sullo scorporo di Rfi, mentre resta la separazione tra Eni e Snam. Si toglie invece “qualche granello di sabbia” - dice Catricalà - al meccanismo della class action che dovrebbe essere così più semplice. Intanto, gli avvocati incroceranno le braccia contro le “liberalizzazioni selvagge”. Protestano anche i notai: ne arriveranno 500 in più, annuncia il Guardasigilli Paola Severino. E aggiunge: ci sarà anche il Tribunale delle imprese. Dubbi di Tesoro e Ragioneria, però, sulla soluzione per le pendenze nei pagamenti con le aziende: Palazzo Chigi prevede di risolvere fino a 70 miliardi di arretrati utilizzando Bot, i buoni del Tesoro.

QUI PER LEGGERE I PROVVEDIMENTI