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Ddl 953 ex Aprea. Dalla Scuola della Costituzione alla Scuola Azienda?
Contralcrisi.org ha intervistato Giansandro Barzaghi, presidente dell’Associazione NonUnodiMeno che ha copromosso un appello per difendere la scuola pubblica dall'attacco del Governo Monti.

Parliamo del Disegno di Legge 953 ex Aprea che è passato alla Camera in sede deliberante. Come giudichi questo passaggio?
Penso che sia un fatto grave in primo luogo sul piano della democrazia. Come si fa a considerare questa materia non degna di “ interesse generale” relegandola ad una Commissione in sede deliberante che decide per conto dell’intero Parlamento? Ma quel che più conta si è voluto ancora una volta escludere il mondo della scuola, negando ai diretti protagonisti il diritto di partecipare alle scelte che riguardano la vita di milioni di docenti, di studenti e di genitori. Esattamente come hanno fatto la Moratti prima e la Gelmini successivamente. Vedo una continuità pericolosa anche nel modo stesso con cui il Ministro Profumo sta operando. Più da piatto esecutore delle politiche precedenti, che da innovatore che rompe con un passato impresentabile.

Avete promosso un Appello?
Sì e con il nostro Appello vogliamo “ridare la parola a chi ancora una volta ne è stato espropriato e contribuire a rianimare il dibattito su un bene comune come è quello della scuola” che, aggiungo, ancora non si è capito quanto sia strategico proprio in una fase di grave crisi come questa. Sulla miopia e sull’ignoranza si costruiscono solo macerie! Ma c’è anche un problema di opportunità politica.

Che cosa vuoi affermare?
Voglio dire nella sostanza che non comprendo i motivi sottesi che spingono i partiti dell’attuale maggioranza PDL-PD-UDC all’approvazione, a pochi mesi dalle elezioni, di questo disegno di legge che attiene ad una materia così complessa come la riforma degli organi collegiali e la ristrutturazione dell’intero sistema scolastico. Per essere più chiaro non si capisce per quale ragione si dovrebbe approvare questa Legge con questo Parlamento di “nominati e di inquisiti” e con questi rapporti di forza! Siamo contro questa urgenza perché pensiamo e ci auguriamo che il prossimo Parlamento possa e debba avere una diversa e più qualificata maggioranza parlamentare.

Questo dubbio sull’opportunità politica di cui tu parli è solo vostro?
No, l’ho colto anche in chi ha posizioni di merito diverse dalle mie e pensa che la Commissione abbia operato per introdurre modifiche significative. Questo giudizio non è mio, ma è importante che questo dubbio si allarghi, che si apra il dibattito anche tra chi mantiene posizioni diverse.
Perché decidere adesso, proprio adesso quando si potrebbe ridiscutere e riformulare una Legge che non risenta dei condizionamenti di questo Parlamento? E’ una domanda che in molti cominciano a porsi.

Ma voi nell’Appello che cosa proponete?
Noi proponiamo di ritirare questo disegno di Legge altrimenti sarebbe evidente a tutti che si intende predeterminare le scelte future .
Ritirare è una parola chiara non equivocabile. Dico questo perché è vero che qualche modifica c’è stata rispetto al testo originario della sig. Aprea, ma non tale da modificare la sostanza e l’impianto di questo Progetto. La pressione, per esempio della FLC/CGIL oppure del Coordinamento Genitori Democratici, ha portato sì a qualche risultato, ma non ha cambiato la ratio di una legge che va in una direzione contraria a quella auspicata.

Ma allora quali sono i punti centrali di questo PDL 953 che voi contestate?
Il primo riguarda la frantumazione del sistema scolastico nazionale. Ovvero se passasse questo disegno di legge anche al Senato ciascuna scuola potrebbe decidere autonomamente il proprio statuto senza un Regolamento Nazionale. E questo va contro l’impostazione dei Padri Costituenti che hanno sempre voluto salvaguardare l’unitarietà del sistema scolastico nazionale, in quanto “organo costituzionale “ per dirla con Calamandrei. Per essere ancora più esplicito sarebbe un passaggio dall’autonomia all’anarchia. Anzi di più, sarebbe una atomizzazione del sistema che favorirebbe una concezione mercantile della scuola, ovvero tante scuole autonome in concorrenza tra loro, con il risultato di favorire quelle più appetibili per il mercato. Dunque scuole di serie A e scuole di serie B.
Ricordate l’abolizione del valore legale del titolo di studio? Ebbene va nella stessa direzione.
Ricordate la chiamata diretta dei presidi? Anch’essa sarebbe andata nella direzione dello smantellamento del sistema nazionale di istruzione se non ci fosse stata la mobilitazione di migliaia di docenti che hanno fatto il miracolo di “convincere” anche un Ministro come Profumo ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale la Legge Regionale Formigoni/Aprea, che all’inizio voleva estendere come “sperimentazione” anche ad altre Regioni. Un primo importante successo che l’Associazione NonUnodiMeno” insieme a ReteScuole di Crema ha perseguito con determinazione.

E la seconda contestazione che evidenziate nell’Appello quale sarebbe?
La seconda contestazione è strettamente legata alla prima e riguarda l’avvio di un processo di privatizzazione attraverso la presenza di esterni sia nel nuovo Consiglio dell’autonomia, sia addirittura nello stesso Comitato di Valutazione. Tale scelta, se confermata, snaturerebbe i compiti istituzionali della Scuola della Costituzione.

E che altro?
Noi vediamo come pericolosa l’introduzione di questa validazione del sistema di valutazione che dipenderebbe direttamente dall’Invalsi e dunque dall’Esecutivo. Un sistema di valutazione che, non a caso, è stato a ragione contestato e messo in discussione dai collegi docenti di tutta Italia.
In più vediamo nel trasferimento di poteri ai dirigenti scolastici una limitazione della normale dialettica democratica.
Per tutti queste considerazioni pensiamo che valga la pena di battersi affinchè i valori della vita democratica vadano comunque e sempre difesi e salvaguardati.
Per dirla con uno slogan vogliamo con questo Appello impedire che si passi dalla Scuola della Costituzione alla Scuola Aziendale.

A che punto è l’Appello?
Guarda in 5 giorni siamo già a 800 adesioni da tutta Italia e non solo da Milano e dalla Lombardia. Ma è soprattutto la qualità delle firme che colpisce. Docenti universitari, professori emeriti, artisti, intellettuali, uomini e donne della buona politica e poi soprattutto quel mondo della scuola che non si è arreso. La cultura della Scuola della Costituzione ancora non è stata estirpata.

Per concludere come pensate di procedere?
Prima di tutto bisogna intensificare la raccolta di firme. Subito! Perché abbiamo poco tempo. Dicono che il Senato dovrebbe fare delle audizioni, ma quanto tempo può passare? Poco. Per cui bisogna agire in fretta, prima che sia troppo tardi. Per firmare si può andare sul sito: www.nonunodimeno.net
In secondo luogo occorre alzare il livello di mobilitazione a partire dallo sciopero della scuola di domani 12 ottobre, per arrivare alla data del 27 ottobre che considero molto importante

A cosa ti riferisci?
Mi riferisco alla giornata del NO MONTI DAY alla quale mi auguro che buona parte di chi la scuola la fa e la costruisce ogni giorno partecipi in massa. Finalmente anche in Italia, devo dire con grave ritardo, si mette in campo una opposizione. Che riguarda l’oggi e questa “strana maggioranza” ma riguarda soprattutto il prossimo futuro, il dopo elezioni. Se cioè sarà l’Agenda Monti a dettare i contenuti di un nuovo governo, oppure no.
Da quello che mettiamo in campo oggi, dipenderà il nostro futuro!

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