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"Disposti a governare, ma il Pd deve rompere con l'esperienza Monti". Intervista a Gennaro Migliore di Sel

Già dirigente e deputato di Rifondazione comunista, Gennaro Migliore è dal 2008, anno della scissione, uno degli esponenti di spicco di Sinistra ecologia e libertà, dove ricopre l’incarico di responsabile esteri e membro del coordinamento nazionale. Dopo la scelta definitiva di Nichi Vendola di partecipare alle primarie della coalizione di centro-sinistra, lo abbiamo intervistato per sapere che cosa pensa di una opzione difficile e non priva di rischi, considerando il giudizio completamente diverso da quello del Pd che il partito presieduto dal governatore della Puglia ha dato nei riguardi del governo Monti.

Gennaro, che cosa significa per una forza come la vostra allersi con chi ha sostenuto praticamente tutte le scelte dell’attuale esecutivo? Contate, per realizzare un programma comune, su uno spostamento a sinistra del partito di Bersani una volta che si sarà liberato dall’obbligo di sostenere Monti?
Innanzitutto noi puntiamo su uno spostamento a sinistra dell’asse politico non del partito ma degli elettori del centro-sinistra. E bisogna trovare il modo per far esprimere queste soggettività, soprattutto quelle più organizzate, perché non possiamo soltanto evocarle. Penso, per fare un esempio, all’esperienza del Teatro Valle e alla battaglia per non chiudere uno spazio culturalmente così importante. Riteniamo a questo proposito di poter conseguire un successo elettorale significativo. Il nostro obiettivo non è comunque quello di spostare tutti a sinistra, sulle nostre posizioni. Dobbiamo invece in particolare individuare dei temi, come quello dei beni comuni, che possano rappresentare ed interessare la maggioranza dell’elettorato di centro-sinistra. E questo per noi è fondamentale.

Recentemente Sel, la Federazione della sinistra, l’Idv, la Fiom ed altre forze politiche e sociali hanno promosso un referendum abrogativo delle modifiche apportate all’articolo 18 e dell’articolo 8 che intacca la contrattazione collettiva. Ora nel Pd, a parte Vincenzo Vita, nessuno ha sostenuto questa iniziativa. Se il centro-sinistra vincerà le elezioni come si potrà arrivare ad una posizione comune su un tema così delicato e sentito?
E’ utile ricordare a questo proposito ciò che accadde con il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. All’epoca, ricorderai, nessuno era favorevole a questa iniziativa. Diventa importanza a questo punto valorizzare lo strumento della partecipazione, nel caso dei referendum come delle primarie. Questo punto potrà contribuire a cambiare le carte in tavola.

Contate dunque che se si dovesse arrivare al referendum la leadership del Pd sia ad un certo punto obbligata a fare una scelta...
Sì, ci auguriamo che succeda appunto quello che è successo con i referendum dello scorso anno.

Resta il fatto che dentro al Pd non è ancora del tutto scartata l’ipotesi di un’alleanza con i centristi, ovvero con l’Udc. Che cosa ne pensi? 
Come Sel ritengo questa un’ipotesi che riteniamo impraticabile e che vedo peraltro sempre più distante, anche oggettivamente. Non credo insomma che sia questo il punto in discussione. Adesso è sul campo una proposta che si situa più o meno nel solco di Monti, quella di Renzi sicuramente, anche quella di Bersani per ovvi motivi, e poi quella nostra. E non a caso abbiamo scelto la parola “oppure” per metterci da un’altra parte, dalla parte di quelli che con Monti non ci stanno né oggi, né domani.

Siete fiduciosi comunque che il Pd, chiusa la parentesi Monti, rifaccia proprie alcune parole d’ordine di sinistra?
Sì, altrimenti non avremmo fatto questa scelta.

Come valuti invece una possibile alleanza con l’Idv? Anche in questo caso a passi avanti si sono susseguiti passi indietro, con voi ma soprattutto con il Pd? Che scenari prevedi?
Certamente nel Pd ci sono molte resistenze. Io auspico che alcuni risultati concreti, penso alle elezioni regionali della Sicilia e del Lazio, dove ci sarà una coalizione comune, evidentemente possano portare ad una posizione comune anche a livello nazionale.

Veniamo a Rifondazione e alla Federazione, che non hanno manifestato una disponibilità ad appoggiare un governo con le caratteristiche che prima abbiamo descritto. E tuttavia con Sel e con altre forze ci sono esperienze locali, come quella appunto della Sicilia, che dipingono possibili scenari diversi. C’è insomma, secondo te, uno spazio per recuperare un dialogo tra Sel e Fds tenendo conto che sia noi che voi abbiamo fatto nostri i setti punti di Sbilanciamoci e che comunque su molti aspetti ci sono posizioni comuni? Come pensi insomma si possa recuperare un rapporto dopo anni di ostilità?
Io penso costruendo le condizioni anche per andare al di là di collaborazioni che pure sono necessarie perché facciamo parte tutti di una comune famiglia che è quella della sinistra italiana. Il punto è il governo: noi pensiamo che in questo momento ci sia bisogno di una proposta che si misuri appunto sulla dimensione governativa, e penso che saremo in grado di farla, anche comunemente. Credo insomma che sia tutto molto aperto. E auspico anche che ci siano dei passaggi importanti che portino finalmente ad una chiarezza per quanto riguarda il tema del governo del Paese.

Avete pensato all’ipotesi di un Pd che, malgrado la vostra presenza, si limita a ricalcare le scelte, magari ammorbidendole, del governo Monti? E se questo si dovesse verificare come vi comportereste?
Guarda, noi non appoggeremo mai Monti. Questo è sicuro.

Dunque anche il programma che vi accingete a scrivere insieme al Pd dovrà essere di svolta e di rottura rispetto all’attuale esecutivo?
Certo, dovrà essere un’altra cosa, completamente.

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