Martedì 15 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento 16:48
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Schermo piatto

Nelle ultime elezioni inglesi Nick Clegg candidato premier per il Liberali, ha vinto il dibattito televisivo sul piano delle impressioni (quello della sostanza conta poco), sconfiggendo in modo piuttosto netto il conservatore David Cameron e il laburista Gordon Brown. La sua miglior carta è stata (per ammissione di tutti) la cravatta. Il successo gli ha procurato l’ammirazione dei mass media (incluso l’autorevole Guardian che, voltando le spalle al partito laburista, ha appoggiato i liberali). I liberali hanno avuto un notevole incremento di voti e Clegg spostandosi a destra si è alleato con Cameron diventandone il vice. La prima cosa che ha fatto è stata l’approvazione di una triplicazione delle tasse universitarie (già piuttosto alte in Inghilterra).
La sua più importante promessa elettorale era stata un fermo rifiuto all’aumento di queste tasse. Non si sa quale sarà il futuro politico di Clegg, che continua a portare splendide cravatte, né si sa se la sua marca di cravatte stia ottenendo l’incremento di vendite che avrebbe meritato. Si sa solo che i dieci minuti di celebrità di Clegg gli studenti inglesi li hanno pagati a un caro prezzo. La storia sembra ripetersi: a Denver nel loro primo dibattito televisivo Mitt Romney ha stravinto su Obama (secondo tutti i commentatori e l’opinione pubblica). Sul piano dei contenuti? Niente affatto: le posizioni e le argomentazioni di Obama erano più solide e affidabili di quelle di Romney (che peraltro cambia posizione ad ogni cambiamento del vento). Tuttavia Romney è sembrato più affascinante, più convinto di sé, più divertente. Obama invece è sembrato più a disagio, non guardava l’avversario né alla camera, a tratti è stato colto a guardare in basso. Per non parlare del suo stile che è apparso noioso, professorale.
I dati dell’economia americana stanno migliorando e perfino su Washington Post, che appoggia Romney, è stato scritto che Obama sta salvando l’economia americana. Eppure il dibattito televisivo potrebbe costargli la rielezione. Un giornalista del N.Y Times ha scritto, citando una fonte anonima della Casa Bianca, che Obama non si diverte a fare il Presidente, anche se fa il suo compito con coscienziosità, convinto di fare meglio del rivale il bene del suo paese (come dargli torto). Ma non si diverte e se potesse tornerebbe a casa. Dovrebbe essere una grande notizia: una persona sana alla presidenza del paese più potente del mondo! Un uomo che ha consapevolezza del momento drammatico, che non se la sente di far finta di niente e si deprime anche un po’, non ha tanta voglia di divertirsi. I mass media di tutto il mondo non glielo perdonano (anche quelli progressisti).
La loro posizione sfiora il conflitto di interesse: in un mondo di comunicazione spettacolo nessuno perdona i comunicatori falliti. Che cosa di vero ricavano dall’attento studio della mimica, dello sguardo, della gesticolazione, della postura dei candidati gli analisti dei dibattiti, questi Lombroso moderni delle emozioni, dei pensieri privati, delle intime convinzioni? Nulla che possa predire la reale capacità dei candidati di svolgere la funzione alla quale aspirano. Solo informazioni sulla loro «vendibilità» a prescindere dal loro valore reale. Più sofferto, più consapevole delle difficoltà Obama è oggi un candidato migliore di quattro anni fa ma la sorella dei mercati, la pubblicità, potrebbe rovinargli la festa.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi